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Fauna selvatica, la Regione: «Dai cacciatori 450mila euro agli agricoltori». Gli animalisti: «Fondi obbligatori». E chiedono conto dei risultati

La Regione riferisce che nel 2025 le risorse hanno raggiunto 375 aziende. GAIA ricorda che la quota destinata agli agricoltori non è una donazione volontaria, ma un obbligo di legge. PAI e OSA chiedono trasparenza sui contributi e sui risultati delle misure di prevenzione

Nel 2025 sono stati destinati 450mila euro alla prevenzione e al risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica alle attività agricole liguri. Le risorse, secondo i dati diffusi dalla Regione, hanno raggiunto 375 imprenditori agricoli e conduttori di fondi. La cifra deriva da oltre 11mila versamenti della tassa regionale di concessione venatoria.

L’assessore regionale alla Caccia e alla Fauna selvatica Alessio Piana presenta il finanziamento come un sostegno concreto per le aziende e come un esempio del contributo del mondo venatorio alla tutela del territorio. La normativa regionale, riferisce la Regione, prevede che almeno una quota delle risorse collegate alla tassa sia impiegata per prevenire e risarcire i danni alle produzioni agricole.

L’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Piana richiama anche gli interventi a favore delle recinzioni aziendali: attraverso il Complemento per lo sviluppo rurale sarebbe stato messo a disposizione oltre un milione di euro, con contributi a fondo perduto fino all’80%. La Regione segnala inoltre il sostegno a sistemi di dissuasione acustica e luminosa e a tecnologie come il “virtual fencing”.

Sui dati e sulla loro presentazione interviene GAIA Animali e Ambiente, secondo cui la quota destinata agli agricoltori non costituisce un’elargizione volontaria, ma discende da un obbligo previsto dalla legge regionale. L’associazione richiama inoltre la parte restante dei tributi venatori e sostiene che solo una quota ridotta sarebbe destinata ai centri di recupero per la fauna selvatica in difficoltà. GAIA valuta positivamente gli investimenti in recinzioni e strumenti di prevenzione, indicandoli come misure utili per ridurre i conflitti tra attività agricole e animali selvatici.

Una richiesta di rendicontazione più dettagliata arriva dal Partito Animalista Italiano e dall’Osservatorio Savonese Animalista. Le due realtà ritengono che il numero dei beneficiari e l’ammontare dei fondi, da soli, non permettano di valutare l’efficacia degli interventi. Chiedono alla Regione di rendere noti, tra gli altri elementi, quante domande siano state presentate, accolte o respinte, quali somme siano state effettivamente liquidate e con quali tempi, come siano stati distribuiti i contributi sul territorio e quale andamento abbiano avuto i danni negli ultimi anni.

Le associazioni sollevano anche una precisazione sulla base di calcolo della quota prevista dalla legge regionale 29 del 1994. Secondo la loro lettura, l’articolo 42 non calcolerebbe il 25% sull’intero gettito delle tasse venatorie, ma su una specifica somma assegnata alla Regione, come indicato dalla norma. Una distinzione che, sostengono, dovrebbe essere chiarita nella comunicazione pubblica delle risorse.

Anche per le recinzioni e i dissuasori, PAI e OSA chiedono di distinguere tra fondi stanziati, contributi concessi, opere effettivamente realizzate e danni eventualmente evitati. La loro richiesta è che la Regione pubblichi dati verificabili e spieghi con quali criteri valuti i risultati, integrando gli interventi con il monitoraggio della fauna e le strategie di gestione del territorio.

Le posizioni delle associazioni convergono sulla necessità di sostenere gli agricoltori, ma chiedono che gli interventi siano accompagnati da verifiche pubbliche sulla loro efficacia. Il confronto riguarda dunque non solo l’entità delle risorse, ma anche il modo in cui vengono calcolate, assegnate e valutate nel tempo.


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