Industria Oggi a Genova Sindacale 

Ex Ilva, la controproposta della Fiom: «Coils acquistati sul mercato per tenere in marcia gli impianti del Nord»

Le Rsu contestano la fermata delle linee a freddo di Genova, Novi Ligure e Racconigi: secondo la loro analisi, i coils a caldo sarebbero reperibili e potrebbero costare meno della produzione interna. Da qui partirà, domani, la rivendicazione dei lavoratori, con appuntamento alla portineria dell’acciaieria alle 7:00 e scontato corteo successivo

La fermata degli impianti di laminazione a freddo non sarebbe inevitabile. È la posizione delle Rappresentanze sindacali unitarie della Federazione Impiegati Operai Metallurgici della Confederazione Generale Italiana del Lavoro di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria a Genova che, con una nota odierna, rilanciano la possibilità di acquistare sul mercato coils neri, cioè rotoli d’acciaio laminati a caldo, per alimentare temporaneamente gli stabilimenti del Nord.

La presa di posizione risponde alla comunicazione diffusa ieri da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. L’azienda aveva collegato la fermata ai vincoli giudiziari, alla scadenza del periodo di continuità produttiva e ai tempi necessari per approvvigionare materie prime. I rappresentanti dei lavoratori contestano soprattutto l’idea che l’acquisto di materiale sul mercato non possa offrire una soluzione praticabile per le linee a freddo di Genova, Novi Ligure e Racconigi, che non hanno un’area a caldo autonoma.

La tesi sindacale parte dalla disponibilità internazionale dei coils a caldo. Secondo la nota, si tratta di uno dei prodotti siderurgici più scambiati e le forniture potrebbero arrivare sia da produttori europei, interessati a saturare gli impianti in un periodo di domanda debole, sia da Paesi extraeuropei. Il materiale, sostengono le rappresentanze, sarebbe disponibile in diverse qualità, comprese quelle più complesse destinate allo stampaggio profondo per il settore automobilistico.

La Fiom parla di un volume di esportazioni di oltre 80 milioni di tonnellate di rotoli a caldo nel 2025. Il rapporto World Steel in Figures 2026 quantifica invece in 78 milioni le esportazioni mondiali di lamiere e coils laminati a caldo, ma poco cambia: l’ordine di quantità è quello.

La nota richiama anche il picco delle importazioni europee registrato, a suo dire, nell’ultimo trimestre del 2025. L’ultimo rapporto dell’associazione europea dell’acciaio Eurofer conferma un eccezionale aumento delle importazioni nella seconda metà dello scorso anno e prevede per il 2026 una crescita dei consumi apparenti dell’acciaio limitata allo 0,1%.

Per quanto riguarda i costi, per le rappresentanze sindacali acquistare coils sul mercato sarebbe conveniente, perché il prezzo potrebbe risultare inferiore ai costi di produzione interni, appesantiti dalla scarsa saturazione degli impianti. La nota giudica inoltre compensabili gli eventuali maggiori scarti iniziali, dovuti all’adattamento dei formati alle specifiche dei clienti. Sostiene anche che l’approvvigionamento esterno potrebbe ridurre i tempi tra l’ordine e la consegna del prodotto finito, mentre l’azienda aveva indicato i tempi di acquisto e lavorazione tra gli ostacoli alla continuità produttiva.

La proposta riguarda in primo luogo le linee a freddo: secondo i sindacati, i rotoli acquistati potrebbero alimentarle senza attendere la produzione di Taranto. Su un orizzonte di programmazione più lungo, aggiunge la nota, si potrebbe valutare anche l’acquisto di bramme, semilavorati destinati invece ai treni a caldo dello stabilimento pugliese. Si tratta dunque di due ipotesi diverse: i coils per mantenere attive le lavorazioni a valle e le bramme per alimentare la produzione a caldo.

Le rappresentanze riconoscono che il passaggio temporaneo da produttori a ciclo integrale a impianti concentrati sulla rilaminazione richiederebbe cambiamenti organizzativi e tecnici. Ritengono però che l’operazione sia gestibile e chiedono che venga valutata prima di fermare le linee e collocare i lavoratori in cassa integrazione. Per i sindacati, il confronto sulla crisi deve includere le ragioni giudiziarie, ma anche quelle industriali, commerciali e occupazionali. Per la Fiom di Genova, la fermata non può essere presentata come l’unica strada possibile senza aver prima verificato la praticabilità degli acquisti sul mercato.


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