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Ex Ilva, fermata totale a Genova e Novi entro il 15 novembre: «Decisione inaccettabile»

Acciaierie d’Italia ha annunciato lo stop temporaneo dei due stabilimenti mentre si avvicina la scadenza giudiziaria per l’area a caldo di Taranto. La Corte di Cassazione esaminerà il ricorso il 20 ottobre; intanto slitta al 15 novembre il termine per le offerte di acquisto

La fermata temporanea generale degli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano e Novi Ligure dovrebbe avvenire entro il 15 novembre. Lo ha comunicato Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ai sindaci Silvia Salis e Rocchino Muliere, che definiscono l’annuncio «del tutto inaccettabile» e chiedono che le conseguenze della crisi non ricadano ancora una volta su lavoratori, famiglie e territori.

La decisione arriva dopo che, il 5 ottobre, la Corte d’Appello di Milano ha respinto una seconda richiesta di sospensione del provvedimento che impone lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro la fine di ottobre. La Corte ha confermato così la precedente decisione, richiamando la prevalenza della tutela della salute sugli interessi economici. Il ricorso sarà esaminato dalla Corte di Cassazione il 20 ottobre.

La sorte degli impianti del Nord è legata alla disponibilità di acciaio e semilavorati prodotti a Taranto, che alimentano le lavorazioni a freddo di Genova e Novi. A Novi la produzione procede già a ranghi ridotti: tre reparti risultano fermi e, su 541 addetti, poco meno di un terzo è in cassa integrazione.

La crisi industriale si intreccia con una trattativa di vendita ancora aperta. La scadenza per presentare le offerte finali vincolanti è stata spostata dal 15 ottobre al 15 novembre per consentire alla cordata guidata da Federacciai di formalizzare la propria proposta. In Parlamento è stato descritto un quadro di interesse frammentato, con proposte che coinvolgono anche il gruppo Jindal e il fondo Flacks. La coincidenza tra il nuovo termine per le offerte e la data entro cui è stata annunciata la fermata alimenta le preoccupazioni delle istituzioni locali.

A Palazzo Chigi è stato convocato per oggi, 8 ottobre, alle 18.30 un incontro con le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici. I sindaci auspicano che il confronto di oggi e gli incontri previsti a Roma possano portare a un miglioramento della situazione.

«Una serrata della fabbrica rappresenta una prospettiva insostenibile: lo è per le lavoratrici e i lavoratori, lo è per le città di Genova e di Novi e lo è per l’intera filiera siderurgica del nostro Paese», dichiarano Silvia Salis e Rocchino Muliere, chiedendo che i ritardi del percorso di vendita non si traducano in un nuovo costo per chi lavora e per le comunità coinvolte.


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