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Sanità ligure, piani aziendali prima del Piano sociosanitario: le opposizioni chiedono lo stop

I gruppi di minoranza contestano la diffusione degli atti di Azienda Ospedaliera Metropolitana e Azienda di Tutela della Salute prima dell’approvazione del Piano regionale 2026-2030. Chieste audizioni in commissione e il ritiro dei documenti fino al confronto

Prima si definisce l’organizzazione delle aziende sanitarie, poi si discuterà il Piano sociosanitario regionale che dovrebbe fissarne gli indirizzi. È questa, secondo i gruppi di opposizione in Consiglio regionale, la sequenza seguita dalla Giunta nella diffusione dei Piani di organizzazione aziendale dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM) e dell’Azienda di Tutela della Salute (ATS). Una scelta che, sostengono, anticipa un documento ancora da approvare e lascia il Consiglio senza un confronto preventivo.

Il Piano sociosanitario, riferito al periodo 2026-2030, avrebbe dovuto essere esaminato entro settembre; la discussione è stata rinviata alla fine di ottobre. Nel frattempo, rilevano le opposizioni, gli atti delle aziende sono stati diramati. I gruppi affermano di aver chiesto, prima della pausa estiva, audizioni e un approfondimento in commissione sui piani, senza ottenere il confronto richiesto.

La critica riguarda sia il calendario sia il metodo. Per le minoranze, gli atti aziendali dovrebbero tradurre in scelte operative gli indirizzi del Piano regionale, non precederli. «Il Consiglio regionale viene messo davanti a scelte già definite», scrivono i consiglieri, denunciando il rischio che l’assemblea possa intervenire soltanto a decisioni organizzative già impostate.

Nel merito, gli atti riguardano l’assetto dei servizi e delle strutture sanitarie. Per questo i gruppi chiedono che le direzioni generali di AOM e ATS li illustrino in commissione e rispondano alle osservazioni. La richiesta di ascolto, sottolineano, dovrebbe coinvolgere anche chi lavora nella sanità e nel sociale: medici, sindacati e ordini professionali, che secondo le opposizioni hanno già sollevato criticità sulla riforma e sull’organizzazione del sistema.

I consiglieri contestano inoltre l’assenza di una delle direttrici generali dalle audizioni della commissione competente dalla sua nomina. A loro giudizio, le direzioni devono rendere conto delle scelte contenute nei documenti e chiarire eventuali lacune. La nota lega il caso alla riforma sanitaria regionale e attribuisce alla Giunta la responsabilità politica di aver proceduto senza il dialogo richiesto.

Le opposizioni hanno scritto all’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, chiedendogli di intervenire presso le direzioni generali affinché gli atti siano ritirati fino alla conclusione del confronto in II Commissione Salute e Sicurezza Sociale. Chiedono anche alla Giunta di spiegare come i piani aziendali possano essere coerenti con il Piano sociosanitario non ancora approvato e con gli indirizzi della riforma.

La nota è firmata da Andrea Orlando, Armando Sanna, Roberto Arboscello, Carola Baruzzo, Simone D’Angelo, Enrico Ioculano, Davide Natale, Katia Piccardo e Federico Romeo del Partito Democratico (Pd); da Giovanni Battista Pastorino del gruppo Andrea Orlando Presidente; da Selena Candia e Jan Casella di Alleanza Verdi Sinistra (Avs) e da Stefano Giordano del Movimento 5 Stelle (M5s). I gruppi annunciano che valuteranno ulteriori iniziative politiche e istituzionali. Nel comunicato diffuso dalle opposizioni non è riportata una replica della Giunta o delle direzioni aziendali.


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