Sanità 

Febbre nei lattanti, il Gaslini studia un test del sangue: primi risultati in 30 minuti

La ricerca, presentata a un congresso europeo, ha coinvolto 85 bambini sotto i tre mesi. Nel campione analizzato i marcatori hanno distinto i casi batterici da quelli virali. Ora servirà una sperimentazione multicentrica più ampia

Un esame del sangue rapido potrebbe aiutare a capire se la febbre in un lattante è dovuta a un’infezione batterica o virale. È la prospettiva aperta da uno studio dell’Istituto Giannina Gaslini, presentato a Parigi al Congresso europeo di medicina d’urgenza. L’analisi dei campioni ha richiesto circa 30 minuti, ma il test è ancora in fase di studio e deve essere verificato su un numero maggiore di pazienti prima di poter essere eventualmente introdotto nei protocolli clinici.

La ricerca ha coinvolto 85 bambini con meno di 90 giorni di vita arrivati al pronto soccorso con la febbre e senza precedenti problemi di salute rilevanti. Il gruppo ha misurato due proteine presenti sulla superficie delle cellule del sangue: il CD64, che tende ad aumentare in risposta alle infezioni batteriche, e il CD169, associato alla risposta alle infezioni virali.

Considerando i livelli delle due proteine e il loro rapporto, i ricercatori hanno riferito di aver identificato correttamente, nel campione esaminato, tutti i 15 casi di infezione batterica, i 44 di infezione virale e i 26 casi di controllo. Il risultato riguarda però questo gruppo di pazienti e non equivale ancora a una validazione sufficiente per usare il test nella pratica ordinaria.

Nei bambini così piccoli la febbre richiede particolare attenzione: le infezioni batteriche invasive possono avere conseguenze gravi e i protocolli prevedono accertamenti per individuarle o escluderle. Secondo i dati richiamati dai ricercatori, solo una parte dei lattanti febbrili ha un’infezione batterica; molti possono quindi essere sottoposti a esami e, in alcuni casi, a terapie antibiotiche empiriche che si rivelano non necessarie. Disporre di un indicatore più rapido potrebbe in futuro aiutare a orientare le decisioni e a limitare trattamenti e procedure non indispensabili. L’eventuale riduzione dell’uso di antibiotici, tuttavia, è un obiettivo della ricerca e non un beneficio già dimostrato dallo studio.

Il lavoro è stato condotto al Gaslini da Tommaso Bellini, medico dell’Unità operativa complessa di Medicina d’urgenza, insieme a Stefano Volpi, direttore dell’Unità operativa complessa di Immunologia clinica e sperimentale, e a Genny Del Zotto, del Laboratorio Core Facility per le Scienze omiche.

Il gruppo sta lavorando a una versione del test utilizzabile direttamente in pronto soccorso o vicino al paziente, senza dover attendere i tempi di un laboratorio. Il prossimo passaggio previsto è uno studio prospettico multicentrico, con il coinvolgimento di centri italiani ed europei e una partecipazione stimata tra 300 e 500 lattanti. La sperimentazione dovrà confermare i risultati iniziali e chiarire se il test possa diventare uno strumento affidabile per la gestione dei bambini febbrili sotto i tre mesi.

La ricerca si inserisce in un percorso iniziato con studi sugli adulti in pronto soccorso e successivamente esteso ai bambini più grandi. L’analisi del Gaslini si concentra su una fascia d’età particolarmente delicata, in cui il sistema immunitario è ancora in sviluppo e distinguere rapidamente l’origine dell’infezione può essere complesso. Se confermati su gruppi più ampi, i risultati potrebbero contribuire alla definizione di strumenti diagnostici più mirati.


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