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«Qui nessuno è straniero»: rimosso dalla Digos lo striscione alla Daneo, l’assessora Bruzzone lo fa rimettere

L’assessora comunale alla scuola è arrivata subito all’istituto, è rimasta con bambini e bambine e ha fatto ricollocare lo striscione, che era stato preparato per l’arrivo della Fiaccola della Pace. Ha riferito l’accaduto alla sindaca Silvia Salis e chiesto ufficialmente le motivazioni della rimozione. Anche la sindaca sta raggiungendo la scuola

Lo striscione multilingue con la scritta «Qui nessuno è straniero» è stato tolto questa mattina dal cancello della scuola Daneo, nel centro storico di Genova. Secondo i genitori presenti, a intervenire sarebbero stati due agenti in borghese. Alcuni testimoni raccontano che il telo è stato strappato. La rimozione ha suscitato la protesta dei genitori, mentre i bambini e le bambine entravano a scuola.

L’assessora comunale ai Servizi educativi Rita Bruzzone è arrivata subito alla Daneo, è rimasta con i bambini e le bambine e ha fatto ricollocare lo striscione. Il messaggio era stato preparato anche in vista dell’arrivo della Fiaccola della Pace, che nella mattinata avrebbe fatto tappa alla scuola per un incontro di educazione civica tra studenti e atleti. L’iniziativa, parte della staffetta internazionale Peace Run, era dedicata ai temi del rispetto, del dialogo e dei diritti umani. Un analogo striscione è stato apposto anche sull’ingresso della scuola Don Milani.

Bruzzone ha riferito l’accaduto alla sindaca Silvia Salis e ha chiesto ufficialmente di conoscere le ragioni dell’intervento. La sindaca, secondo quanto riferito, sta raggiungendo la scuola.

La vicenda si è svolta durante una giornata di mobilitazione contro il decreto sulla scuola approvato dal Consiglio dei ministri. In diversi istituti genovesi gli studenti hanno organizzato presidi, volantinaggi e iniziative con striscioni. La protesta, promossa dal movimento studentesco Osa (Opposizione Studentesca d’Alternativa), contesta in particolare il tetto del 30% per gli alunni con cittadinanza non italiana nelle classi iniziali e definisce il provvedimento «razzista e reazionario».

Nei comunicati diffusi dagli studenti si denuncia il rischio che le nuove regole alimentino una contrapposizione tra compagni di classe. Osa richiama anche le condizioni degli edifici scolastici e la carenza di materiali: «Ci troviamo ogni giorno in aule che crollano, senza materiali e con strutture inadeguate alle temperature esterne», si legge in una nota. Il movimento chiede che le risorse siano destinate ai problemi della scuola pubblica e che le differenze tra gli studenti non diventino motivo di divisione.

Il decreto stabilisce che, dall’anno scolastico 2027/28, il limite del 30% si applichi alle classi iniziali della scuola primaria e secondaria. Sono previste deroghe: dal conteggio resterebbero esclusi, tra gli altri, gli alunni nati in Italia e quelli che hanno già frequentato determinati percorsi scolastici nel Paese. Per gli iscritti in corso d’anno la soglia potrà applicarsi da subito. Il provvedimento affida inoltre ai collegi docenti la scelta della classe in cui inserire gli studenti appena arrivati in Italia.

Tra le altre misure contestate figurano i corsi gratuiti di italiano per i genitori con difficoltà linguistiche che ostacolino il rapporto con la scuola: in caso di rifiuto è prevista una sanzione pecuniaria. Il decreto introduce inoltre il divieto di accedere agli istituti con il volto coperto, con eccezioni per ragioni sanitarie o legate alle attività didattiche e formative.

Sul caso della Daneo è intervenuto il consigliere regionale Simone D’Angelo, del Partito Democratico, che ha definito «surreale» la rimozione di uno striscione contro il razzismo davanti a una scuola e ha espresso vicinanza alla comunità scolastica.

Anche il consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo di Lista Orlando e rappresentante di Linea Condivisa, ha chiesto di chiarire chi abbia disposto la rimozione e per quali ragioni. Pastorino ha definito grave quanto accaduto e sostenuto che una manifestazione pacifica di dissenso non dovrebbe diventare una questione di ordine pubblico. «Il dissenso, quando è pacifico e civile, non si criminalizza e non si cancella», ha dichiarato.


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