Facce de Zena Storia 

Genova ricorda Vergarolla, ottant’anni dopo la strage di Pola: una corona a Staglieno per le vittime

La commemorazione ai giardini Cavagnaro davanti alla stele dedicata alle Foibe e all’Esodo giuliano-dalmata. Il 18 agosto 1946 l’esplosione di ordigni bellici sulla spiaggia di Vergarolla provocò una strage tra i bagnanti, con moltissimi bambini tra le vittime. Responsabilità mai definitivamente accertate

Anche Genova ha ricordato le vittime di Vergarolla, a ottant’anni da una delle tragedie più dolorose e controverse del dopoguerra lungo il confine orientale italiano. Una delegazione genovese del Comitato 10 Febbraio ha deposto una corona d’alloro ai giardini Cavagnaro, a Staglieno, davanti alla stele dedicata alle foibe e all’Esodo giuliano-dalmata.

La cerimonia si è svolta nell’ambito delle commemorazioni promosse in tutta Italia per ricordare quanto accadde il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola. Quel pomeriggio una violentissima esplosione investì una zona affollata da famiglie e bambini arrivati per assistere alle manifestazioni sportive organizzate sul litorale. Il bilancio esatto della tragedia non è mai stato stabilito in maniera definitiva: le ricostruzioni storiche hanno prodotto cifre differenti, con decine di vittime identificate e stime complessive che arrivano attorno al centinaio. Una quota molto rilevante dei morti era costituita da bambini e ragazzi.

Il Comitato 10 Febbraio ha scelto di intitolare l’iniziativa nazionale “Vergarolla: ottant’anni dopo”. L’invito rivolto agli aderenti era quello di deporre un fiore o rendere omaggio a un monumento della propria città, costruendo simbolicamente un collegamento tra le diverse località italiane e Pola.

Sui social è stato inoltre diffuso un manifesto con la frase «Cerco ancora il mio cuore dall’altra parte del mare», ispirata a “Magazzino 18” di Simone Cristicchi, spettacolo e progetto musicale dedicato alla storia dell’Esodo giuliano-dalmata e alla memoria delle popolazioni costrette ad abbandonare i territori dell’Adriatico orientale.

Per comprendere il significato assunto dalla strage di Vergarolla è necessario tornare all’estate del 1946, quando il destino dell’Istria era ancora al centro delle trattative internazionali successive alla Seconda guerra mondiale. Dopo la fine del conflitto, il territorio era stato diviso dalla cosiddetta Linea Morgan. Pola ricadeva nella zona amministrata militarmente dagli Alleati, mentre gran parte dell’Istria era sotto amministrazione jugoslava.

La città rappresentava una situazione particolare. Pola aveva una popolazione in larga maggioranza italiana ed era rimasta fuori dal controllo diretto jugoslavo, pur trovandosi circondata dai territori destinati a diventare oggetto delle trattative di pace. Già nei mesi precedenti alla strage era cresciuta tra molti abitanti la convinzione che la città sarebbe stata assegnata alla Jugoslavia.

Il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla erano in programma le gare della Coppa Scarioni, organizzate dalla società nautica Pietas Julia. Era una domenica d’estate e sull’arenile si trovavano numerose famiglie.

Nella zona erano stati accatastati ordigni residuati della guerra, considerati in condizioni tali da non poter esplodere accidentalmente. Poco dopo le 14 una deflagrazione devastante travolse la spiaggia. L’onda d’urto e le schegge investirono i presenti e il boato fu avvertito in tutta Pola.

La dimensione della tragedia rese estremamente difficile anche stabilire il numero preciso dei morti. Alcune ricostruzioni indicano 65 vittime identificate, mentre altre valutazioni, basate sui resti recuperati e sulle testimonianze dell’epoca, hanno ipotizzato un numero complessivo significativamente superiore. Anche per questo, nel corso dei decenni, il bilancio di Vergarolla è stato indicato con cifre differenti.

Tra le figure rimaste simbolicamente legate a quella giornata c’è il medico Geppino Micheletti. Nell’esplosione perse i figli Carlo e Renzo, di nove e sei anni, oltre ad altri familiari. Nonostante il dolore personale, continuò a prestare assistenza ai feriti nell’ospedale di Pola per molte ore. Il suo comportamento è diventato uno degli episodi più ricordati nel racconto della tragedia.

La questione più controversa riguarda ancora oggi le cause dell’esplosione e l’identità di chi eventualmente la provocò. L’inchiesta militare britannica condotta dopo la strage non riuscì a individuare responsabili. Arrivò tuttavia alla conclusione che gli ordigni non sarebbero esplosi autonomamente e che la detonazione sarebbe stata provocata deliberatamente da una o più persone rimaste sconosciute.

Da quel momento si sono susseguite numerose interpretazioni. Una parte della memorialistica degli esuli e diversi studiosi hanno sostenuto l’ipotesi di un attentato riconducibile ad ambienti jugoslavi interessati a piegare la resistenza della componente italiana di Pola. Documenti di intelligence emersi successivamente hanno alimentato questa pista, ma non hanno prodotto una conclusione storica e giudiziaria definitiva.

Altre letture hanno insistito sull’ipotesi dell’incidente oppure hanno avanzato scenari differenti. A ottant’anni di distanza, dunque, è possibile affermare che l’esplosione fu considerata deliberata dagli investigatori britannici dell’epoca, ma non attribuirne con certezza la responsabilità a un soggetto preciso.

La strage si inserì inoltre nella fase che avrebbe portato all’Esodo giuliano-dalmata. La decisione di lasciare Pola era in realtà già maturata in una parte molto ampia della popolazione prima del 18 agosto. Nel luglio del 1946 era stato costituito un Comitato Esodo e migliaia di cittadini avevano già manifestato l’intenzione di partire qualora la città fosse stata assegnata alla Jugoslavia.

Vergarolla rappresentò però, nella memoria di molti polesani, un punto di non ritorno. La sensazione di insicurezza, il timore per il futuro e il clima politico sempre più aspro contribuirono a trasformare quella che per molti era ancora una possibilità in una scelta concreta.

Nei mesi successivi la maggioranza della popolazione italiana lasciò Pola. Famiglie intere abbandonarono case, attività e beni per trasferirsi in Italia o in altri Paesi. L’Esodo dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia coinvolse una popolazione molto più vasta e si inserì nel complesso quadro delle violenze, delle repressioni, delle foibe, delle nazionalizzazioni e dello scontro politico e nazionale che segnò quelle terre alla fine della guerra.

Proprio questa memoria è al centro della commemorazione organizzata a Genova. La corona deposta ai giardini Cavagnaro unisce simbolicamente il ricordo delle vittime di Vergarolla a quello delle Foibe e dell’Esodo giuliano-dalmata, già rappresentato dalla stele presente a Staglieno.

Ottant’anni dopo, Vergarolla continua quindi a essere ricordata non soltanto per l’enormità della tragedia del 18 agosto 1946, ma anche perché quella giornata finì per incarnare il trauma di un’intera comunità. Una domenica d’estate trasformata in una strage, famiglie distrutte in pochi istanti e una città che, nel giro di pochi mesi, avrebbe visto partire gran parte dei propri abitanti.


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