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Corso Italia, Edoardo travolto mentre filmava la targa dopo la lite: torna in carcere Vincenzo Rametta, accusato di omicidio volontario

La misura cautelare è stata aggravata dopo i nuovi elementi raccolti dagli investigatori. Per la giudice, il giovane sarebbe stato travolto perché stava riprendendo la targa dell’auto

La notte di corso Italia, quella iniziata con una lite e finita con Edoardo Corrieri sull’asfalto, entra in una fase nuova dell’inchiesta. Vincenzo Rametta, 28 anni (nella foto di copertina), è stato trasferito nel carcere di Marassi dopo l’aggravamento della misura cautelare disposto dalla giudice Maria Antonia Di Lazzaro, che ha accolto la richiesta della procura.

In un primo momento Vincenzo Rametta, assistito dall’avvocato Stefano Ganci, era finito ai domiciliari con il braccialetto elettronico per tentato omicidio. La morte di Edoardo Corrieri, però, ha cambiato la qualificazione del fatto: l’accusa ora è omicidio volontario.

La ricostruzione messa insieme dalla squadra mobile stringe la sequenza in un tempo brevissimo. Sarebbero passati circa otto minuti dall’uscita dall’Estoril alla discussione con due ragazze amiche della vittima, fino all’impatto. In mezzo c’è il momento che, secondo l’accusa, avrebbe fatto precipitare tutto: Edoardo Corrieri che prova a riprendere con il telefono la targa dell’auto.

È proprio su questo punto che si concentra la valutazione della giudice. L’investimento, nella lettura del provvedimento, non sarebbe stato una manovra fuori controllo, ma un gesto volontario compiuto per impedire l’identificazione. Nel profilo tracciato dagli atti si parla di un’aggressività improvvisa, definita allarmante ed esplosiva, esplosa senza segnali che potessero anticiparla.

A pesare non ci sono soltanto le immagini già entrate nel fascicolo. Gli investigatori hanno raccolto anche nuove testimonianze, tra cui quella di un militare della guardia di Finanza fuori servizio. L’uomo avrebbe visto l’Audi Q3 arrivare a velocità molto sostenuta, piegare bruscamente verso il ragazzo che aveva in mano il cellulare e poi allontanarsi senza fermarsi.

Un altro punto della prima ricostruzione sarebbe stato superato dagli accertamenti: Vincenzo Rametta non sarebbe stato colpito dallo spray al peperoncino, come era stato riferito inizialmente. A chiarire questo passaggio sarebbe stato anche un suo amico, che agli investigatori avrebbe raccontato lo stato di forte agitazione del 28enne e il fatto che avesse bevuto molto.

L’inchiesta prosegue per definire fino in fondo responsabilità, dinamica e intenzionalità del gesto.


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