Cronaca 

Villetta Di Negro, l’indagato non può ancora parlare: resta il mistero sulle ore prima del delitto

Cisse Camara, accusato dell’omicidio di Paolo Alberto Pietro Signor, è ricoverato e piantonato al San Martino per una polmonite da stupefacenti. L’interrogatorio slitta: gli investigatori lavorano su telecamere, testimoni e autopsia

Non c’è ancora una versione dell’indagato sul delitto di Villetta Di Negro. Cisse Camara, 42 anni, accusato dell’omicidio di Paolo Alberto Pietro Signor, resta ricoverato e piantonato al pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Genova. Le sue condizioni sono considerate gravi per una polmonite che, secondo quanto emerso, sarebbe collegata all’abuso di sostanze stupefacenti. Per questo l’interrogatorio non è stato ancora fissato e slitta a data da destinarsi.

L’avvocato Filippo Guiglia, che assiste l’indagato, si è già presentato due volte in ospedale, ma al momento non ci sono le condizioni per procedere. Cisse Camara è sedato e non può rispondere alle domande. Questo rinvio pesa sull’inchiesta, perché proprio dal suo racconto potrebbero arrivare chiarimenti sul rapporto con la vittima, sulle ore trascorse insieme e sull’eventuale motivo della lite culminata nell’aggressione mortale.

La situazione sanitaria dell’indagato resta uno degli elementi collaterali della vicenda. Le patologie respiratorie legate all’uso di sostanze possono essere molto serie, soprattutto quando l’assunzione avviene per inalazione. Infezioni polmonari, crisi respiratorie, infiammazioni acute, peggioramento dell’asma e insufficienza respiratoria rientrano tra le possibili conseguenze dell’abuso di droghe come oppiacei, cocaina, crack o marijuana. Nel caso specifico, sarà il quadro clinico a stabilire quando Cisse Camara potrà essere sentito dagli inquirenti.

Intanto la ricostruzione del delitto procede attraverso gli elementi già acquisiti. Cisse Camara e Paolo Alberto Pietro Signor non si sarebbero incontrati casualmente pochi minuti prima dell’aggressione. Dalle immagini delle telecamere emerge che i due erano insieme già dalle prime ore del mattino. Sarebbero stati ripresi intorno alle 6 davanti all’ingresso del parco e poi alle 6.25 mentre entravano a Villetta Di Negro. Un dato che rafforza l’ipotesi che si conoscessero e che potessero avere passato insieme parte della notte, forse in un riparo di fortuna.

Il punto ancora oscuro è ciò che è accaduto nelle ore successive. L’aggressione sarebbe avvenuta poco dopo le 10, ma le immagini disponibili non hanno audio. I testimoni avrebbero sentito grida di aiuto e avrebbero poi chiamato il Numero unico di emergenza 112. Senza parole registrate e senza, per ora, l’interrogatorio dell’indagato, il movente resta il principale nodo dell’inchiesta.

L’autopsia su Paolo Alberto Pietro Signor è stata eseguita lunedì, ma gli esiti completi non sono ancora stati resi noti. Dai primi riscontri, la morte sarebbe stata causata da un taglio profondo appena sotto la giugulare, che avrebbe provocato una grave emorragia. Sul corpo sarebbero state rilevate anche altre quattro ferite, probabilmente inferte con un coccio di bottiglia, ma non in zone vitali.

È emerso anche che Paolo Alberto Pietro Signor soffriva di una patologia cardiaca. Questo elemento, tuttavia, non inciderebbe sull’impostazione dell’accusa, che resta quella di omicidio volontario. Per gli investigatori, infatti, il colpo risultato mortale sarebbe stato diretto verso una parte vitale del corpo. La prossima svolta potrebbe arrivare solo quando Cisse Camara sarà in grado di parlare e di fornire la propria versione su quanto avvenuto nel parco.


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