Tassa d’imbarco, Salis tira dritto, il ministero si smarca e il centrodestra attacca

La sindaca rivendica una scelta che considera obbligata per i conti del Comune, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nega di avere avuto un ruolo e i partiti di centrodestra parlano di ricostruzione falsa. Sullo sfondo restano il ricorso degli armatori e il nodo dell’applicazione della tassa a traghetti e crociere

La partita sulla tassa d’imbarco a Genova si sta trasformando in uno dei dossier più pesanti di queste settimane, perché dentro non c’è soltanto il tema delle entrate per Palazzo Tursi, ma anche un conflitto istituzionale che adesso coinvolge apertamente il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il mondo portuale e il centrodestra ligure. L’addizionale destinata ai passeggeri di traghetti e navi da crociera in transito nello scalo genovese, contro cui il cluster marittimo ha già preannunciato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale, potrebbe entrare in una fase concreta di confronto a partire da maggio, con un tavolo tra Comune, Autorità di sistema portuale e compagnie di navigazione chiamato a capire in che modo renderla operativa. Ma prima ancora delle modalità tecniche, a infiammare il dibattito è la versione politica dei fatti.
Ieri la sindaca Silvia Salis aveva spiegato che il Comune si stava preparando a questo passaggio in un quadro che, a suo giudizio, non lasciava reali margini di scelta. La prima cittadina aveva riferito che il ricorso del cluster marittimo era atteso a breve e aveva riconosciuto come legittima l’iniziativa degli operatori, sostenendo però con la stessa nettezza che per l’amministrazione fosse altrettanto doveroso rispondere a richieste che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero arrivate in modo molto fermo dal ministero. Silvia Salis aveva richiamato un accordo firmato il primo gennaio 2023 dall’allora sindaco Marco Bucci, rimasto senza attuazione fino a quando, aveva affermato, il ministero non aveva chiesto al nuovo esecutivo cittadino di procedere a ridosso della chiusura di bilancio.
Nella stessa occasione la sindaca aveva insistito sul fatto di non avere avuto alternative, aggiungendo che un’intesa sottoscritta con il ministero andasse comunque rispettata. Aveva anche posto il tema delle conseguenze economiche del mancato incasso negli anni passati, quantificando in circa 17 milioni di euro la perdita accumulata e lasciando intendere che una simile omissione meritasse di essere valutata anche sotto il profilo del danno arrecato alla città. Poi aveva allargato ancora il ragionamento, sostenendo che il Comune, se non avesse dimostrato la volontà di applicare la tassa, avrebbe rischiato nel giro di un anno e mezzo di perdere una cifra vicina ai 60 milioni tra rimodulazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e contributi destinati ai Comuni in forte squilibrio finanziario. Per questo, nella lettura di Silvia Salis, non si sarebbe trattato soltanto di una decisione obbligata sul piano amministrativo, ma di una scelta imposta anche dalle condizioni dei conti pubblici.
Fin qui la linea del Comune. Oggi, è arrivata una nota del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha cambiato la prospettiva e ha alzato il livello dello scontro. Il dicastero ha messo nero su bianco di non attendere affatto l’applicazione della cosiddetta tassa sui croceristi, precisando che l’eventuale introduzione di un prelievo di questo tipo non rientra nelle proprie competenze. Nella nota si afferma che si tratta esclusivamente di una decisione riconducibile alla volontà dell’amministrazione comunale e alla definizione dei rapporti con gli eventuali soggetti incaricati della riscossione. Il ministero ha aggiunto di non avere alcun ruolo operativo o decisionale in questa materia e ha specificato che nessun suo rappresentante avrebbe mai discusso con l’attuale amministrazione di Genova, né con quelle precedenti, dell’applicazione della tassa, escludendo anche di avere mai espresso attese o sollecitazioni in tal senso.
Il passaggio più duro è quello in cui il ministero sottolinea che attribuirgli responsabilità o posizioni non sue rischia di generare confusione nell’opinione pubblica e tra gli operatori del settore. Da Roma arriva anche l’invito a fondare il confronto pubblico e istituzionale su informazioni corrette e verificabili, accompagnato da una precisazione ancora più netta: il ministero non intende tollerare il ripetersi di ricostruzioni che non corrispondano alla realtà dei fatti o che gli attribuiscano ruoli che non gli appartengono. Una presa di posizione che, oltre al merito della tassa, investe direttamente il racconto politico fornito finora da Palazzo Tursi.
Su questa frattura si è infilato immediatamente il centrodestra ligure, che ha usato parole pesantissime contro la sindaca. In una nota congiunta, i capigruppo di maggioranza in Consiglio regionale Rocco Invernizzi per Fratelli d’Italia, Matteo Campora per Vince Liguria, Sara Foscolo per la Lega, Marco Frascatore per Orgoglio Liguria – Bucci Presidente, Carlo Bagnasco per Forza Italia e Giovanni Boitano per Noi Moderati hanno sostenuto che il ministero avrebbe smontato senza appello la versione di Silvia Salis. Secondo i consiglieri, la sindaca avrebbe raccontato fatti non veri e avrebbe cercato di scaricare altrove la responsabilità di una scelta che, ribadiscono, non rappresenta affatto un obbligo ma una facoltà del Comune.
Il centrodestra parla apertamente di “bugie” e accusa la prima cittadina di usare il ministero come strumento di propaganda politica, spingendosi fino a sostenere che non si possa tirare in ballo un’istituzione super partes per colpire gli avversari e coprire le difficoltà della nuova amministrazione. Nella nota si contesta anche il rischio di mettere in discussione un comparto considerato strategico per l’economia genovese, ligure e nazionale come quello crocieristico. Il messaggio politico è chiaro: per gli ex amministratori e per gli alleati della precedente maggioranza, tassare passeggeri e traffici non solo non era dovuto, ma sarebbe anche una scelta dannosa in un momento in cui il territorio dovrebbe piuttosto difendere competitività e attrattività del porto.
Resta allora un doppio livello di scontro. Il primo è tecnico e amministrativo, perché bisognerà capire se e quando partirà davvero il confronto con Autorità portuale e compagnie, quali saranno le forme di riscossione e quanto peserà il ricorso annunciato dagli armatori davanti al Tribunale amministrativo regionale. Il secondo è politico ed è già esploso, perché il Comune continua a leggere la tassa d’imbarco come un passaggio imposto dalla necessità di salvaguardare l’equilibrio finanziario dell’ente, mentre il ministero nega qualsiasi pressione e il centrodestra accusa Silvia Salis di aver costruito una narrazione priva di fondamento. In mezzo c’è Genova, con un porto che resta centrale per il turismo e per l’economia cittadina, ma che adesso rischia di diventare anche il terreno più caldo di una battaglia istituzionale destinata a durare.
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