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Bucci dopo la frana di via Napoli: «Più autonomia sulla protezione civile per dare aiuti subito. Ma servono progetti operativi»

Dopo lo sgombero in via Napoli, il presidente della Regione rivendica il passo fatto a livello governativo per ottenere maggiore autonomia in protezione civile e promette un cambio di passo sugli indennizzi, mentre sulla richiesta della sindaca Silvia Salis di un intervento strutturale per Genova rilancia: prima servono progetti pronti, come quelli già avviati in altre aree della Liguria

All’indomani della frana che ha imposto l’evacuazione di un intero palazzo in via Napoli, la discussione politica si sposta dal fronte dell’emergenza a quello degli strumenti con cui affrontare, in tempi rapidi, le conseguenze di eventi che in Liguria hanno un nome preciso e ricorrente: rischio idrogeologico. Il presidente della Regione Marco Bucci torna sul tema definendolo una «caratteristica» del territorio che «dobbiamo assolutamente mettere a posto», ma soprattutto lega la vicenda a un passaggio che, nelle sue parole, potrebbe cambiare i tempi della risposta istituzionale a chi resta coinvolto in frane e alluvioni.

Marco Bucci sostiene che «ieri» è stato compiuto un passo «a livello governativo» chiedendo «maggiore autonomia» per ciò che riguarda la protezione civile, un percorso che però non produrrà effetti immediati perché, precisa, serve ancora «l’iter parlamentare». Secondo lui, con quell’autonomia il meccanismo degli aiuti potrebbe diventare molto più rapido. Nella ricostruzione del presidente, il punto sarebbe la possibilità per la Regione di assumere subito la “regia” dell’evento, con una responsabilità diretta in capo al presidente che consentirebbe di intervenire già il giorno successivo con un’ordinanza per anticipare contributi alle persone in difficoltà, senza attendere mesi come avviene spesso nelle procedure ordinarie. È un ragionamento che Marco Bucci presenta come un cambio di paradigma: anticipare gli aiuti, sbloccare il sostegno in tempi compatibili con l’urgenza e «alleviare il problema» di chi, dalla sera alla mattina, si ritrova fuori casa o con spese improvvise da affrontare.

Nel confronto che si apre dopo l’emergenza, si inserisce anche la richiesta della sindaca Silvia Salis, che ha chiesto al governo un intervento strutturale per Genova, cioè un piano di lungo periodo che superi la logica del “riparare dopo” e metta mano alle fragilità della città in modo sistematico. Su questo, Marco Bucci non chiude la porta, ma sposta l’accento su un passaggio tecnico-politico che, a suo avviso, è imprescindibile: «Mi risulta un pochino difficile poter dire “voglio questo” se non c’è un progetto operativo», perché, spiega, «bisogna fare prima i progetti e poi dopo chiudere le cose». Il messaggio è che la disponibilità ad agire c’è, ma deve tradursi in progettazione concreta prima di poter chiedere finanziamenti e avviare interventi.

Per sostenere la sua tesi, Marco Bucci richiama esempi di altre aree liguri dove, dice, la Regione sta già lavorando con “progetti operativi” da portare al tavolo dei finanziamenti, citando interventi in corso ad Albenga, in Val Bormida e nella zona della Spezia. L’impostazione è quella di un metodo: progettare, definire il pacchetto tecnico, poi andare a cercare le risorse. Ed è su questo terreno che, implicitamente, si annuncia un possibile punto di confronto con l’amministrazione comunale: da una parte la spinta per un intervento strutturale su Genova, dall’altra la richiesta di tradurre quella necessità in progetti pronti e cantierabili.

Resta il fatto che la frana di via Napoli ha riaperto una ferita nota alla città e alla regione: un territorio complesso, esposto, in cui ogni pioggia intensa rischia di trasformarsi in emergenza. E mentre tecnici e protezione civile lavorano sulle verifiche e sulla messa in sicurezza, la politica prova a muoversi su due piani: accelerare gli strumenti per aiutare subito chi è coinvolto e costruire, finalmente, una risposta stabile e di lungo periodo che non lasci Genova a inseguire l’ennesima frana.


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