Porto Quartieri 

Paroli parla di espansione dell’assetto del porto di Pra’, D’Angelo (Pd) attacca: «Dichiarazioni sconcertanti»

Nuovo assetto dei traffici, il presidente dell’Autorità portuale parla di potenziamento “senza sconfinare verso ponente”, ma dal Partito Democratico arriva una contestazione frontale: mancano numeri e valutazioni, e l’ipotesi Pra’ viene giudicata “assurda” mentre si costruisce la diga foranea

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, ha spiegato in un intervista Primocanale che nel disegno di sviluppo del porto ci sarebbero aree da destinare a traffici oggi meno presenti, a partire da quello dei rotabili, che potrebbero ottenere “con grande probabilità” più spazio rispetto a oggi. Parlando del tema sensibile dell’assetto di Pra’, Paroli ha ricordato che l’ipotesi di ampliamento era già prevista nel piano regolatore del 2001, ma che allora dinamiche locali portarono a non completare quella traiettoria di sviluppo. Il punto che rivendica adesso è un altro: in questa fase di studio, sostiene, non ci sarebbe una “maggiore erosione” di aree portuali a impatto significativo sulle municipalità attorno al terminal, perché l’obiettivo sarebbe potenziare Pra’ senza spingere oltre i confini attuali verso ponente, evitando di “invadere” un’area delicata.

Alle parole di Paroli replica duramente Simone D’Angelo, consigliere regionale del Partito Democratico, che definisce “sconcertanti” le dichiarazioni e contesta soprattutto il metodo: a suo avviso si parla di scelte che segnano il futuro di Genova e della Liguria senza portare sul tavolo numeri, analisi pubbliche, proiezioni sui traffici né valutazioni economiche, ambientali e sociali.

Per D’Angelo è “assurda” anche solo l’idea di un’ulteriore espansione del porto di Pra’ mentre è in corso la realizzazione della nuova diga foranea, opera finanziata con risorse pubbliche e pensata per sostenere lo sviluppo del bacino di Sampierdarena. Nel suo attacco politico, D’Angelo sostiene che dall’intervista emergerebbe un’Autorità di sistema ridotta a spettatrice degli interessi degli operatori privati, con il rischio che i costi ricadano su cittadini e contribuenti che finanziano infrastrutture senza un’effettiva regia pubblica. Il consigliere aggiunge che sarebbe “gravissimo” che il presidente arrivasse a sostenere che non sia suo compito occuparsi dell’impatto del porto sulla città, un atteggiamento che – dice – assomiglierebbe più a quello di un “passante” che a quello del vertice di un’Autorità chiamata a bilanciare interessi pubblici e privati. Nella stessa scia, D’Angelo critica anche le osservazioni di Paroli sulla tassa di imbarco, sostenendo che il punto non dovrebbe essere il metodo di introduzione, ma il fatto che strumenti di ritorno alla città vengano promossi dal Comune e non dall’Autorità portuale.


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