Quartieri 

Tendoni sui campi da padel, stop allo smontaggio: il Tar congela l’ordine del Comune (almeno) fino a novembre

Tursi aveva intimato la rimozione delle coperture dopo le proteste dei residenti e un sopralluogo che aveva fatto scattare l’ingiunzione, ma ora la sospensiva concessa fino al giudizio di merito blocca tutto: a spiegare perché i teli sono ancora al loro posto è l’assessore municipale Andrea Visentin

I tendoni non sono stati smontati perché, nel frattempo, è intervenuto il Tribunale amministrativo regionale. È questo il passaggio che chiarisce la domanda che da giorni rimbalza tra i residenti della zona, convinti che la decisione del Comune di far rimuovere le coperture dei campi da padel dovesse tradursi in un intervento immediato. La sospensiva concessa dal Tar, infatti, permette alla società che gestisce l’impianto di evitare lo smontaggio fino alla decisione definitiva, fissata per il prossimo novembre.

A ricostruire il punto è l’assessore municipale del Centro Est Andrea Visentin, che spiega come la misura cautelare abbia di fatto “congelato” gli effetti dell’atto del Comune: finché il tribunale non entrerà nel merito, la struttura resta dov’è. Un dettaglio che, per chi abita intorno e aveva accolto con favore l’ordine di rimozione, cambia completamente la prospettiva, perché sposta la vicenda dal tempo breve della politica e del decoro al tempo lungo dei ricorsi e delle sentenze.

La storia nasce mesi fa, quando l’installazione delle coperture aveva sollevato critiche nel quartiere, soprattutto per l’impatto visivo e per le modalità con cui sarebbero state realizzate. Dopo le segnalazioni, il Comune aveva effettuato verifiche tecniche e, a novembre, era arrivata l’intimazione a smontare i tendoni e ripristinare la situazione precedente, una decisione che molti cittadini avevano interpretato come il punto di svolta. Ora, però, la sospensiva ribalta l’immediatezza di quel passaggio: non è un “via libera” definitivo alle coperture, ma è abbastanza per rinviare ogni intervento concreto in attesa del giudizio.

In copertina: foto di Adriano Silingardi


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