Impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti e procedure: narrazioni opposte in Consiglio comunale. Chi mente?

Respinto dalla maggioranza l’atto di Piciocchi che chiedeva di far partecipare il Comune, tramite Amiu, all’avviso esplorativo regionale per un impianto di trattamento finale dei rifiuti (per cui la Regione ha negato la proroga), pena l’esclusione dell’azienda. L’assessora Pericu ha replicato: «Partecipazione né necessaria né realmente praticabile nelle condizioni attuali». Il mancato invio della manifestazione di interesse ha spiegato «non è un impedimento a presentare future proposte di project financing»
Come ormai ogni cosa, negli ultimi mesi, anche la chiusura del ciclo dei rifiuti è entrata nel novero delle estenuanti narrazioni opposte che vede l’un contro l’altro armati opposizione di centrodestra e maggioranza progressista, ragioni di eterno contrasto e talvolta anche di scontri verbali accesi, direttamente in consiglio o a mezzo di interviste e comunicati stampa.

Ieri in Consiglio comunale il tema rifiuti è diventato terreno di scontro politico attorno a un ordine del giorno presentato di Pietro Piciocchi, capogruppo di Vince Genova (lista che fa, invece, parte della maggioranza regionale) dedicato alla “Partecipazione del Comune di Genova – tramite Amiu S.p.A. – all’avviso esplorativo regionale per la realizzazione di un impianto di trattamento finale dei rifiuti”. L’atto puntava a impegnare sindaca e giunta a garantire, “con ogni atto utile e nei termini previsti”, la partecipazione del Comune e di Amiu alla procedura avviata a livello regionale, anche attraverso forme di partenariato o aggregazione industriale, con un secondo obiettivo dichiarato: tutelare la sostenibilità economica del servizio evitando scelte o omissioni che possano tradursi in un aggravio dei costi e quindi in un aumento della Tari, chiedendo inoltre un aggiornamento tempestivo al Consiglio sugli sviluppi e sulle iniziative intraprese.

La giunta, però, ha scelto la linea del no. L’assessora all’Ambiente Silvia Pericu ha espresso parere negativo e l’ordine del giorno è stato respinto: 23 voti contrari della maggioranza, 14 favorevoli dell’opposizione. Il voto ha acceso subito la polemica, alimentata da una lettura diametralmente opposta di ciò che sta accadendo attorno all’avviso esplorativo dell’Arlir (Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti) e alla possibilità di arrivare, in Liguria, a un impianto di “chiusura del ciclo”.
Dopo la bocciatura, Pietro Piciocchi ha parlato di “estromissione clamorosa di Amiu” imputandola alla giunta, dicendosi “molto preoccupato” per quanto riferito in aula e sostenendo che l’azienda verrebbe “messa ai margini e umiliata”, con il rischio – nella sua ricostruzione – che, per inerzia dell’amministrazione, operatori terzi finiscano per soppiantare Amiu su un’infrastruttura strategica per il territorio. Nel mirino dell’ex vicesindaco e assessore al Bilancio anche l’idea che il rinvio possa servire a coprire divergenze nella maggioranza, mentre la posta – insiste – sarebbe concreta e immediata perché riguarda i costi del servizio e quindi le bollette dei genovesi.
A quella narrazione, Silvia Pericu ha contrapposto un racconto completamente diverso, rivendicando la scelta di non inseguire una partecipazione formale che, a suo dire, non sarebbe né necessaria né realmente praticabile nelle condizioni attuali. «Mi preme tranquillizzarvi subito, non stiamo perdendo un’opportunità», ha detto in aula, richiamando anche un passaggio intervenuto nel dibattito con il consigliere Marco Mesmaeker del Movimento 5 Stelle (M5S). Il punto, per l’assessora, è che il mancato invio della manifestazione di interesse “non è un impedimento a presentare future proposte di project financing” e, di conseguenza, “non esclude alcuno” dai passaggi successivi. Insomma par quasi che si voglia metter fretta al Comune e ad Amiu perché scelgano un partner industriale senza ragionarci troppo su, cosa che invece stanno facendo attraverso lo studio commissionato.
Il cuore della contestazione della giunta, però, riguarda la struttura stessa della procedura e i suoi effetti su Amiu. Pericu sostiene che una società in house non possa, per come è impostato l’avviso, assumere la qualifica di promotore in un’operazione di project financing e che dunque “di fatto” per questo non parteciperebbe. E aggiunge un ulteriore elemento: per poter stare dentro il perimetro, Amiu dovrebbe selezionare un partner industriale “secondo la legge”, un percorso che richiede tempo, mentre l’avviso regionale – nella ricostruzione dell’assessora – avrebbe avuto tempi “strettissimi”, senza concedere la proroga richiesta e partendo “a un solo giorno dall’insediamento del nuovo Cda”, circostanza che finirebbe per escludere l’azienda dalla possibilità effettiva di muoversi. Nella stessa risposta, Pericu lega il tema anche alle criticità di carattere europeo, ricordando che la Commissione europea avrebbe dichiarato il contrasto con il diritto europeo di una procedura di project financing “in particolar modo rispetto al diritto di prelazione”, che nella lettura della giunta rappresenterebbe un nodo capace di penalizzare l’intera operazione.
Dentro questo quadro, l’assessora ribadisce un punto politico: Genova, che produce “quasi il 60%” dei rifiuti della regione, deve restare centrale e “assumere le responsabilità” di gestire i propri rifiuti in modo economicamente sostenibile, ma farlo – aggiunge – su basi tecniche e numeri verificabili. Da qui l’annuncio di un passo ulteriore: la richiesta dello “studio Ramboll”, che dovrebbe analizzare il possibile andamento della Tari al variare di diversi scenari impiantistici, così da assumere decisioni “più consapevolmente” e orientate, nelle parole dell’assessora, a “benefici reali” per la città.
Il voto di ieri, quindi, non chiude la questione: la sposta. Da una parte l’opposizione, con Pietro Piciocchi, che chiede di presidiare subito la procedura regionale e considera il mancato aggancio un errore destinato a costare caro; dall’altra la giunta, con Silvia Pericu, che respinge l’accusa di immobilismo e rivendica la necessità di non aderire a un percorso ritenuto problematico e, soprattutto, costruito con tempi e requisiti che, nella sua versione, finirebbero per tagliare fuori proprio Amiu. In mezzo resta il dato politico, nudo: l’aula si è divisa e la maggioranza ha scelto di bocciare l’atto, promettendo che le decisioni sul futuro impiantistico – e sull’impatto in Tari – passeranno da analisi e scenari che la giunta dice di voler mettere sul tavolo dopo una seria analisi.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook. E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.