Oggi a Genova 

Foibe e targa di Norma Cossetto, il modo di commemorare il Giorno del Ricordo spacca Genova

Sui social e sul ledwall di piazza De Ferrari la Regione ha deciso di cavalcare non tanto la commemorazione della tragedia e dell’esodo giuliano-dalmata, ma il tema politico contemporaneo degli oltraggi alla memoria. Da Staglieno la sindaca Silvia Salis richiama tutte le istituzioni alla misura e a una comunicazione che non accenda micce. Nel mezzo, le reazioni della destra e la mobilitazione di Genova Antifascista, con presìdi e striscionate nei quartieri

Il Giorno del Ricordo, a Genova, torna a essere memoria e insieme terreno minato, con la commemorazione istituzionale del mattino che scorre solenne tra Staglieno e gli interventi nel Tempio Laico, e la polemica che, invece, corre velocissima sui social e rimbalza tra comunicati, repliche e controrepliche. È in questo incrocio che si inserisce la scelta della Regione di spingere sull’immagine e sul messaggio, prima con un post pubblicato sulla pagina ufficiale e poi, in serata, con una proiezione sulla facciata del palazzo in piazza De Ferrari. La Regione, descrivendo l’iniziativa serale, ha scritto: «In occasione della Giornata del Ricordo, sulla facciata della sede della Regione Liguria in piazza De Ferrari è stato proiettato un breve video dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata. Sul ledwall sono comparse la data del 10 febbraio e un’immagine di Norma Cossetto accompagnata dalla bandiera italiana e dalla scritta “Mai più oltraggi al ricordo”: un impegno forte al rispetto della memoria di chi ha subito una pagina dolorosa della storia nazionale». E già dal mattino, sempre dai canali ufficiali, il messaggio era stato impostato con toni ancora più espliciti: «Oggi, martedì 10 febbraio Giorno del Ricordo, commemoriamo le vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata-istriano, una delle pagine più dolorose della nostra storia. Il ricordo è riaffermazione dei valori della memoria, è indispensabile per non dimenticare le persecuzioni contro gli italiani di cui il sacrificio di Norma Cossetto è simbolo. Non avere oggi rispetto per chi è stato vittima di questa tragedia equivale a tradire i valori della nostra democrazia e negare quei giorni di vergogna».

È una presa di posizione che, a Genova, si innesta su una ferita già aperta: il nome di Norma Cossetto, studentessa istriana uccisa nel 1943 e divenuta uno dei simboli più citati del Giorno del Ricordo, è legato in città a una targa e a un luogo che negli anni sono stati più volte al centro di vandalismi, spostamenti, contestazioni e rivendicazioni. La storia personale di Norma Cossetto, la Medaglia d’Oro al Valore Civile conferita postuma nel 2005 e l’uso politico che spesso accompagna il suo ricordo hanno trasformato quel nome in un detonatore: non solo memoria di una tragedia, ma anche cartina di tornasole di una frattura che, tra istituzioni e movimenti, si riapre puntualmente ogni 10 febbraio.

Proprio per questo, nel racconto ufficiale del Comune sulla commemorazione di Staglieno, la sindaca Silvia Salis ha scelto di tenere insieme due piani: il dovere del ricordo e la necessità di evitare che il ricordo diventi benzina. Le sue parole, pronunciate davanti agli studenti e alle autorità presenti, sono state nette nel richiamo a una memoria non ridotta a slogan: «Oggi ricordiamo le vittime delle foibe e il dramma dell’esodo giuliano-dalmata: uomini, donne, famiglie intere costrette ad abbandonare la loro terra, la loro casa, la loro vita – ha dichiarato la sindaca Salis – Ricordare significa assumersi la responsabilità di un pensiero complesso, fuggendo dalle semplificazioni del nostro tempo, riconoscendo e rispettando le atroci sofferenze senza alcun esercizio di contrapposizione. Il ricordo e la memoria servono a comprendere, a costruire consapevolezza, a riconoscere un’umanità ferita da tragedie che non possono essere dimenticate». E poi, legando la giornata alla storia della città, ha aggiunto: «Genova è e sarà sempre una città che sa riconoscere il valore della memoria: una città segnata dalla guerra, dal sacrificio di donne e uomini che hanno lottato per difendere la libertà e la dignità umana – ha poi sottolineato -. Anche per questo sentiamo il dovere di un ricordo che sia uno spazio di riflessione comune. È solo conoscendo e ricordando che possiamo costruire una coscienza collettiva che sappia darci gli strumenti per contrastare le recrudescenze di odio, prevaricazione e suprematismo che pensavamo appartenessero al passato e, invece, fanno ancora parte del nostro presente». Il passaggio destinato ad accendere il confronto politico, però, è arrivato nel finale, quando la sindaca ha chiamato in causa il modo in cui le istituzioni comunicano in giornate “sensibili”: «un uso responsabile dei canali di comunicazione in occasioni come queste, per evitare il rischio di alimentare tensioni in un contesto particolarmente delicato per l’ordine pubblico. È fondamentale che tutti contribuiscano, con senso di responsabilità e misura, a preservare la sicurezza della città, la coesione sociale e il rispetto reciproco, affinché il doveroso ricordo delle tragedie del passato non diventi occasione di nuove tensioni nel presente».

Da lì, la reazione del centrodestra è stata immediata e a raffica. La deputata Maria Grazia Frijia, di Fratelli d’Italia, ha letto nel richiamo alla prudenza un messaggio ambiguo e ha chiesto una condanna più netta dei vandalismi contro i simboli del Ricordo, sostenendo che proteggere targhe e luoghi della memoria è parte del dovere istituzionale. La vicepresidente Simona Ferro ha contestato il senso stesso della critica ai post, ribaltando il tema: per lei riaffermare pubblicamente la memoria delle vittime non può essere trattato come un rischio, e il bersaglio vero dovrebbe essere chi oltraggia. Sulla stessa linea i consiglieri comunali Alessandra Bianchi, Nicholas Gandolfo, Francesco Maresca e Valeriano Vacalebre, ancora per FDI, che hanno attaccato la sindaca accusandola di “bacchettare” la Regione e, insieme, hanno rilanciato la richiesta di un intervento concreto sul ripristino della targa. La deputata Ilaria Cavo, di Noi Moderati, ha insistito sul fatto che la memoria di Norma Cossetto non dovrebbe essere trattata come elemento divisivo e ha invitato l’amministrazione a trasformare il ricordo in un gesto tangibile, rimettendo ordine sui simboli cittadini. Anche Sara Foscolo, capogruppo regionale della Lega, ha puntato tutto su un’accusa frontale: a suo avviso non sono i post istituzionali a creare tensione, ma gli antagonismi di piazza, e il Comune avrebbe dovuto già da tempo chiudere la partita della targa e delle ripetute profanazioni.

Dal fronte opposto è arrivata la replica del consigliere regionale Simone D’Angelo del Partito Democratico, che ha definito fuori luogo l’apertura di una polemica istituzionale nel giorno dedicato al ricordo e ha accusato la vicepresidente regionale di aver attribuito alla sindaca parole e intenzioni mai espresse. D’Angelo ha sostenuto che richiamare alla responsabilità non significa limitare la memoria, ma ricordare i doveri di chi governa: tenere insieme serietà storica, sobrietà e senso dello Stato. Nel suo ragionamento, il punto non sarebbe “se” ricordare, ma “come”: evitare che il calendario civile diventi un ring politico e respingere l’idea di una memoria di parte, perché il dovere delle istituzioni, dice, è interpretare queste ricorrenze con rigore e senza forzature, sottraendole al meccanismo dello scontro quotidiano.

Fuori dalle aule, nel frattempo, la temperatura si è alzata con la mobilitazione annunciata dai canali antagonisti. Genova Antifascista ha diffuso un testo durissimo contro la ricorrenza, rivendicando una lettura totalmente opposta del 10 febbraio: «No alla giornata della menzogna! Ogni 10 febbraio la borghesia imperialista italiana celebra la cosiddetta giornata del ricordo, nella quale si falsifica la storia delle terre del confine orientale, denigrando la lotta di liberazione portata avanti dai partigiani comunisti jugoslavi, riabilitando fascisti, nazisti e collaborazionisti sotto il nome di “martiri delle foibe” e portando avanti la menzogna storica della pulizia etnica anti-italiana in Istria e in Dalmazia. La memoria è un’arma! Il passato non si riscrive, il presente è lotta, il futuro è rivoluzione!». E alle parole ha affiancato la piazza: oggi, nel pomeriggio, sono stati annunciati e svolti appuntamenti in più quartieri, con un presidio alle 15 alla Rotonda di Oregina, al Belvedere Gerolamo da Passano, poi alle 18 una striscionata e un presidio alla Piastra ai Giardini Cavagnaro, a Marassi, e alle 18.30 un ulteriore presidio ai Giardini 10 Febbraio a Pegli, dentro una cornice di slogan contro il “revisionismo” e con l’obiettivo dichiarato di rivendicare “da che parte stare” nei quartieri.

Sul piano istituzionale, invece, la giornata è stata scandita anche dai minuti di silenzio: in Consiglio regionale il presidente Stefano Balleari ha richiamato l’aula al Ricordo e ha chiesto un momento di raccoglimento; in Consiglio comunale il presidente Claudio Villa ha fatto lo stesso prima dell’avvio dei lavori. A Staglieno, alla commemorazione organizzata dal Comune con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, erano presenti anche l’assessore Alessio Piana per la Regione, il presidente del Municipio IV Media Valbisagno Lorenzo Passadore e Patrizia Gaspich per l’orazione ufficiale, oltre a rappresentanze civili e militari e a cittadini.

Resta il dato politico, oltre quello simbolico: a Genova il Giorno del Ricordo non è mai solo una cerimonia, perché qui il ricordo è diventato contesa di linguaggi, di spazi e perfino di comunicazione istituzionale. E quando una targa, un post o una proiezione finiscono per contare più del silenzio di Staglieno, allora la domanda che resta sospesa è la stessa che attraversa ogni polemica di queste ore: se il problema sia la memoria, o il modo in cui la si usa per parlare del presente.


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