Ambiente 

Genova respira un po’ meglio, ma non abbastanza: il dato che “tradisce” la città nel report Mal’Aria 2026 di Legambiente

In Liguria le polveri sottili restano su livelli tra i migliori d’Italia, ma a Genova il biossido di azoto continua a superare il nuovo limite europeo: Stefano Bigliazzi chiede alla giunta una svolta più incisiva su traffico e navi per proteggere la salute pubblica

Genova, 9 febbraio 2026. Il nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente fotografa un’Italia che, sul fronte smog, fa passi avanti ma senza quel cambio di passo capace di mettere al riparo dalle regole che arriveranno tra pochi anni. Il segnale positivo c’è: nel 2025 i capoluoghi che hanno superato i limiti giornalieri delle polveri sottili PM10 scendono a 13, mentre nel 2024 erano 25, nel 2023 erano 18 e nel 2022 addirittura 29. È uno di quei numeri che fanno tirare un sospiro, ma che rischiano di essere ingannevoli se letti come “missione compiuta”, perché la vera prova si gioca sul 2030, quando entreranno in vigore limiti europei più severi: 20 microgrammi per metro cubo per il PM10, 20 per il biossido di azoto e 10 per il PM2.5.

Applicando oggi quelle soglie future, il quadro si ribalta e diventa un campanello d’allarme: più della metà delle città sarebbe fuori norma per il PM10, quasi tre su quattro per il PM2.5 e poco meno di quattro su dieci per il biossido di azoto. A rendere il contesto ancora più teso, nel testo si ricorda anche la nuova procedura di infrazione avviata a gennaio 2026 dalla Commissione europea contro l’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva sui limiti nazionali di emissione (NEC) del 2016, che si aggiunge alle contestazioni già aperte negli anni precedenti per il superamento dei valori fissati dalla Direttiva Quadro sulla Qualità dell’Aria (AQD).

Dentro questo scenario nazionale, la Liguria esce con luci più che ombre sulle polveri sottili, ma con un punto critico che riguarda Genova. Sul biossido di azoto, legato soprattutto a combustioni, traffico urbano ed emissioni dei contesti produttivi, la città si attesta a 27 microgrammi per metro cubo: un valore che supera il limite europeo indicato per il 2030, fissato a 20. La Spezia è a 19 e Savona a 16, entrambe sotto quella soglia, anche se il report segnala un passo indietro rispetto al miglioramento registrato lo scorso anno.

Se si guarda al PM2.5, la polvere “più fine” e più collegata ai rischi per l’apparato respiratorio, la regione riesce a restare entro il limite europeo futuro dei 10 microgrammi per metro cubo come media annua, ma la distanza dalle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che fissa l’asticella a 5, è ancora evidente. Genova resta a 10, Savona peggiora lievemente a 10 e La Spezia migliora a 8, in un quadro che, pur non emergenziale, racconta una strada ancora lunga se l’obiettivo è avvicinarsi agli standard più protettivi per la salute. Anche sul PM10 i numeri liguri vengono descritti come buoni e in miglioramento: Genova scende da 17 a 16 e La Spezia da 18 a 15, mentre Savona sale di poco da 14 a 15; sono valori sotto i 20 microgrammi per metro cubo del limite europeo 2030, ma ancora sopra i 10 indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Imperia, pur non rientrando nella classifica del dossier perché nel Comune è presente una sola stazione di monitoraggio, viene citata come territorio con una qualità dell’aria complessivamente favorevole, senza sforamenti nei parametri analizzati.

La lettura politica e “di salute” arriva nelle parole del presidente di Legambiente Liguria, Stefano Bigliazzi, che si dice solo parzialmente soddisfatto: «La qualità dell’aria in Liguria presenta dei buoni valori per le polveri sottili mentre a Genova continua ad essere problematico il valore del Biossido di Azoto. Evidentemente le misure adottate finora non sono sufficienti e si rende necessario un intervento più incisivo da parte della nuova giunta sulla riduzione dell’inquinamento prodotto dalle navi e dal traffico urbano per tutelare la salute pubblica». E nel ragionamento entra anche un tema che sta facendo discutere la città, quello delle strade a 30 chilometri orari: secondo Stefano Bigliazzi può essere una leva non solo per la sicurezza, ma anche per l’aria che respiriamo, perché ridurre velocità e traffico significa abbassare emissioni e, di conseguenza, rischio sanitario.

In sintesi, il report consegna alla Liguria una fotografia a due velocità: da un lato polveri sottili su valori complessivamente buoni e spesso tra i migliori in Italia, dall’altro un biossido di azoto che a Genova resta il “nodo” da sciogliere, con una richiesta esplicita di interventi più decisi su due sorgenti chiave, navi e traffico, se davvero si vuole arrivare al 2030 senza rincorrere l’emergenza.


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