San Martino, allarme IRCCS: la riforma di Bucci fa litigare anche il centrodestra

Nel dibattito sulla riforma della sanità ligure torna al centro il futuro del riconoscimento IRCCS del Policlinico San Martino: un tema che, secondo il PD, non riguarda solo l’assetto amministrativo ma rischia di ricadere su ricerca, formazione e qualità delle cure. A far esplodere la polemica è un post social di Sonia Viale, ex assessora regionale alla sanità in quota Lega, che ha espresso preoccupazione per il rischio di perdere la classificazione IRCCS

Secondo Sanna, l’impianto della riforma sarebbe stato costruito “dall’alto”, con un’impostazione che definisce confusa e centralizzatrice e che, invece di rafforzare le eccellenze, finirebbe per indebolirle. Nel mirino c’è soprattutto lo scenario che si aprirebbe con la nascita dell’azienda ospedaliera metropolitana: un passaggio che, a detta dei dem, metterebbe in tensione i requisiti necessari a mantenere il riconoscimento IRCCS, cioè quell’insieme di condizioni – organizzative, scientifiche e di governance – che permettono a un ospedale di essere valutato e confermato come polo di ricerca, con ricadute anche su percorsi formativi, attrattività per i professionisti e capacità di intercettare progetti e finanziamenti dedicati.

A rendere politicamente più pesante l’attacco del PD, però, è un elemento “interno” al campo avversario. Sanna richiama infatti un post social di Sonia Viale, ex assessora regionale alla sanità in quota Lega, che ha espresso preoccupazione per il rischio di perdere la classificazione IRCCS. Nelle parole della ex assessora, che ricorda di aver seguito personalmente l’iter che portò al riconoscimento di una seconda specialità legata alle neuroscienze, il punto non sarebbe cercare colpevoli ma trovare una soluzione comune, perché – sostiene – Genova, la Liguria e l’Università non possono permettersi di perdere un presidio dove ogni anno passano tanti giovani medici in formazione e dove la direzione scientifica produce risultati di ricerca.

Per i dem, quella presa di posizione è il segnale più chiaro che la riforma non convince nemmeno una parte della maggioranza: Sanna parla apertamente di “spaccatura” nel centrodestra e usa il caso come prova di un percorso portato avanti senza un confronto vero con territori, personale, sindacati e realtà che gravitano attorno al sistema sanitario. Il nodo politico, insiste il capogruppo del Partito Democratico, è che la sanità non può diventare terreno di “esperimenti” e che difendere il San Martino significa difendere un pezzo strategico di sanità pubblica regionale, non un simbolo di parte.
Sul piano tecnico, dietro la parola “IRCCS” c’è molto più di un’etichetta: essere Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico vuol dire essere riconosciuti per la capacità di fare ricerca, trasferirla nella pratica clinica e mantenere standard specifici nel tempo, con verifiche e valutazioni. È per questo che, nel confronto politico, l’allarme diventa subito concreto: perché un eventuale indebolimento del profilo IRCCS non viene letto solo come questione burocratica, ma come rischio per la tenuta di un ecosistema fatto di reparti, laboratori, formazione universitaria e attrazione di professionisti e progetti.
Nel frattempo, mentre la discussione si accende, il messaggio che arriva dai due fronti – per ragioni opposte – punta allo stesso punto: la partita non può restare confinata allo scontro di comunicati. Sanna chiede un cambio di rotta immediato per mettere in sicurezza l’eccellenza del Policlinico; Viale invita a unire la politica per trovare una soluzione. E il destino dell’IRCCS, in questa fase, diventa la cartina di tornasole di una riforma che non divide solo maggioranza e opposizione, ma sembra aprire crepe anche dentro la stessa area di governo regionale.
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