diritti e sociale 

A Genova arriva il “cohousing per la terza età”. A Palazzo Tursi si apre il dibattito sull’abitare che cambia la vita

Mercoledì 11 febbraio, nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, 50&Più Liguria e il Comune di Genova portano in città un confronto pubblico sul senior cohousing: un modello che punta a ridurre solitudine e fragilità, mantenendo autonomia e relazioni, e che viene raccontato attraverso la ricerca e il Manifesto “Abitare il domani”

A Genova si accende una discussione che tocca da vicino tante famiglie, spesso senza che ce ne si renda conto finché non diventa un’urgenza: come si abita quando la casa non è più solo un tetto, ma anche il primo argine contro isolamento, perdita di autonomia e bisogni che cambiano. Mercoledì 11 febbraio 2026, dalle 15 alle 17, nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi in via Garibaldi 9, è in programma il convegno «Verso il cohousing in Liguria. Abitare il domani», organizzato da 50&Più Liguria in collaborazione con il Comune di Genova. L’ingresso è libero e il taglio dell’incontro, nelle intenzioni, è quello di un confronto concreto: che cosa significa davvero cohousing, quali modelli funzionano, quali ostacoli frenano i progetti e quali opportunità, soprattutto in Liguria, possono diventare cantieri reali.

A introdurre i lavori sarà Brigida Gallinaro, presidente di 50&Più Liguria, con l’obiettivo di portare sul territorio un tema che in Italia sta guadagnando attenzione proprio perché incrocia tre parole chiave sempre più presenti nella vita quotidiana: invecchiamento, solitudine e sostenibilità. La Liguria è spesso citata come un laboratorio naturale per questi ragionamenti, non per etichette ma per numeri e geografia: una popolazione anziana significativa, un patrimonio abitativo che impone scelte nuove e un territorio dove la distanza non è solo chilometrica, ma può diventare sociale, soprattutto per chi vive da solo o lontano dai servizi. Nel comunicato che accompagna l’iniziativa, la presidente sintetizza così il senso dell’appuntamento: «Il convegno porta sul territorio ligure un lavoro nazionale e apre un confronto locale su bisogni, opportunità e progetti», rivendicando una discussione che non sia astratta ma calata in ciò che Genova e la regione stanno vivendo.

Il cuore dell’incontro sarà anche la presentazione del Manifesto «Abitare il domani», definito come il primo manifesto sul cohousing promosso da 50&Più Associazione. A illustrarne la genesi sarà Valerio Urru, responsabile dell’Osservatorio Studi, Ricerca e Sviluppo di 50&Più, che porterà i risultati della ricerca da cui nasce il documento e che fotografa, tra l’altro, un interesse in crescita ma ancora accompagnato da dubbi, timori e poca conoscenza di base. Il cohousing, infatti, non è un’etichetta unica: in generale è una coresidenza dove ogni persona mantiene un alloggio privato ma condivide spazi e servizi comuni, con l’obiettivo di creare relazioni, supporto e una quotidianità più ricca. Nella declinazione “senior”, l’idea non è mettere insieme fragilità, ma costruire un contesto che aiuti a restare attivi, indipendenti e presenti nella comunità, alleggerendo anche, nel lungo periodo, la pressione sui servizi sociali e sanitari quando l’isolamento produce bisogno.

A dare una cornice più ampia, con uno sguardo sulle tendenze nazionali e sulle specificità liguri, sarà Sandro Polci, architetto e studioso di condivisioni abitative, chiamato a ragionare sulle potenzialità del territorio e sulle condizioni che rendono un progetto sostenibile nel tempo. Il tema, qui, è delicato perché la riuscita di un cohousing non dipende solo dall’edificio, ma dall’equilibrio tra spazi, regole, governance e relazioni: un modello che promette molto, ma che richiede progettazione accurata per non trasformarsi in un’idea bella sulla carta e fragile nella pratica.

Nel programma trovano spazio anche due prospettive legate alle politiche pubbliche cittadine. Cristina Lodi, assessora del Comune di Genova a Welfare, Servizi sociali, Famiglie, Terza Età e Disabilità, affronterà il tema delle soluzioni di cohousing per persone con disabilità, cioè un ambito in cui la casa è spesso parte integrante del percorso di vita e in cui il confine tra autonomia e supporto va costruito con attenzione, evitando sia l’abbandono sia l’istituzionalizzazione. Davide Patrone, assessore del Comune di Genova alla Casa e all’edilizia residenziale pubblica, interverrà invece sulle prospettive del cohousing residenziale: in altre parole, su come un modello di questo tipo possa dialogare con le politiche abitative, con il patrimonio pubblico e con la necessità di trovare risposte nuove dove le risposte tradizionali non bastano più. A condurre l’incontro sarà la giornalista Alessandra Rissotto, con l’idea di tenere insieme linguaggi diversi, dal tecnico al sociale, senza perdere il contatto con ciò che le persone si chiedono davvero quando sentono parlare di “abitare insieme”.

Dietro al titolo c’è una domanda che riguarda molti: perché il cohousing dovrebbe essere una risposta, e non solo una moda? La spiegazione più semplice è che vive di un equilibrio che oggi manca spesso: tutela della privacy e, allo stesso tempo, spazi e occasioni per non restare soli; autonomia quotidiana e, nello stesso tempo, una rete di prossimità che riduce la vulnerabilità quando qualcosa cambia. Non è un modello “assistenziale”, e proprio per questo funziona se le persone sono protagoniste: non utenti che subiscono una soluzione, ma residenti che la costruiscono e la governano. È un punto che nel dibattito sta diventando centrale, perché l’abitare, invecchiando, non è solo una questione di metri quadri ma di possibilità reali: muoversi, uscire, accedere a servizi, continuare a fare parte di una comunità.

In chiusura, il Manifesto “Abitare il domani” viene presentato come una bussola in nove principi, pensati per istituzioni e operatori ma con un’idea precisa di fondo: il senior cohousing funziona se viene conosciuto meglio, se esce dai pregiudizi e se trova un quadro normativo e fiscale che lo renda praticabile, perché senza regole chiare e strumenti adatti resta un’eccezione. Il documento insiste sulla progettazione partecipata, perché gli anziani devono restare al centro delle scelte e della gestione, e lega la qualità del progetto alla sua posizione, sostenendo che la vicinanza a sanità, commercio, trasporto pubblico e spazi culturali non è un dettaglio ma l’infrastruttura “invisibile” del benessere. Viene poi ribadita la necessità di accessibilità universale, con ambienti senza barriere, e di un equilibrio vero tra spazi condivisi e tutela della privacy, perché la socialità non deve diventare invasione. Un altro pilastro è la sicurezza integrata, che unisce prevenzione fisica e tecnologie di domotica per l’assistenza, sempre con regole condivise, e il Manifesto collega questa visione a un design flessibile, capace di adattarsi ai cambiamenti dell’età, valorizzando anche aree verdi e contatto con la natura come fattori di salute e relazione. Gli spazi comuni, nella visione proposta, non sono “accessori” ma luoghi per benessere e invecchiamento attivo, anche attraverso attività e movimento; per questo si chiede di incentivare sperimentazioni e formule temporanee, così da permettere a più persone di avvicinarsi gradualmente al modello e “provarlo” senza salti nel buio. Infine, pur restando centrato sui senior, il Manifesto spinge verso un cohousing aperto allo scambio intergenerazionale, perché il valore vero non è l’età di chi convive, ma la capacità di ricostruire legami sociali e partecipazione.


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