Ponte Parodi, 27 anni di attese e una svolta da 12 milioni: ora si decide se la “piazza sul mare” può rinascere davvero

Oggi in aula il vicesindaco e assessore al bilancio Alessandro Terrile ha ricostruito la lunga vicenda dell’area: un progetto nato nel 1999 per restituire banchine e piazzale alla città e rimasto impigliato per anni tra contenziosi e rinvii. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato e l’indennizzo da oltre 12 milioni pagato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale alla Alta Ponte Parodi, Terrile dice che ci sono le condizioni per “voltare pagina” e capire se l’operazione riparte, aggiornandola alle nuove esigenze del porto e della città, in dialogo con il progetto Silos Hennebique

Ci sono luoghi che sembrano destinati a restare promesse non mantenute, e Ponte Parodi è uno di quelli: una banchina che avrebbe dovuto diventare “piazza sul mare”, un pezzo di porto pronto a tornare città, e invece rimasto per decenni in mezzo, come un ponte non solo di nome ma di destino. Oggi, in Consiglio comunale di Genova, il vicesindaco e assessore al bilancio Alessandro Terrile ha ripercorso quella storia, mettendo in fila le date che fanno più male delle opinioni: perché quando un progetto parte nel 1999 e nel 2016 non è ancora partito, non è più un cantiere mancato, è (tanto) tempo perso per la città.

Terrile ha ricordato che tutto cominciò ventisette anni fa, con l’accordo di programma del 1999 firmato dall’allora Autorità Portuale di Genova insieme a Comune di Genova, Regione Liguria e Università di Genova. L’obiettivo era restituire alla città non solo le banchine, ma anche il grande piazzale, immaginando un intervento capace di cucire mare e centro urbano. Un concorso di architettura avrebbe poi aperto la strada all’aggiudicazione alla società Alta Ponte Parodi del gruppo Altarea, chiamata a realizzare un progetto che metteva insieme funzioni ricreative, turistiche e commerciali, insieme a verde urbano e spazi fruibili. Sulla carta, i lavori avrebbero dovuto concludersi nel 2015. Nella realtà, ha ammesso Terrile, la vicenda ha preso tutt’altra direzione.
Il punto di svolta, oggi, non nasce da un’inaugurazione ma da una sentenza. Terrile ha spiegato che nel mese di dicembre una pronuncia del Consiglio di Stato ha chiuso una parte di un contenzioso lungo, nel quale il Comune è rimasto estraneo, ma che ha coinvolto l’Autorità di Sistema Portuale, la società che vinse il bando e anche Porto Antico di Genova S.p.A., entrata in gioco in passaggi successivi come concessionaria dell’area. A seguito di quella decisione, ha aggiunto, l’Autorità di Sistema Portuale ha corrisposto un indennizzo alla società Alta Ponte Parodi superiore ai 12 milioni di euro. È un pagamento che non risolve il futuro, ma chiude una porta e, soprattutto, crea le condizioni per aprirne un’altra.
“Voltare pagina”, nella sintesi di Terrile, significa arrivare finalmente al dunque: capire se Alta Ponte Parodi abbia interesse a proseguire l’operazione e, se sì, farlo aggiornando il progetto alle finalità pubbliche maturate nel frattempo. Non è un dettaglio, perché in questi anni la città e il porto sono cambiati, e oggi su Ponte Parodi insistono esigenze che non possono essere ignorate. Terrile ha indicato la necessità di tenere insieme il tema dell’accosto delle navi da crociera sulla banchina di ponente e quello dell’utilizzo di un’altra porzione di banchina, più a sud, destinata ai rimorchiatori, oltre a contenuti urbanistici e funzionali che devono dialogare con ciò che sta accadendo a Silos Hennebique, dove l’intervento è già in corso e oggi si vedono le demolizioni mentre la città aspetta di capire cosa nascerà dopo.
Terrile ha annunciato che nei prossimi giorni sono previsti incontri che l’amministrazione si augura possano essere finalmente risolutivi. Il passaggio che considera decisivo, però, è un altro: non appena arriveranno indicazioni chiare dall’autorità portuale, auspicabilmente nelle prossime settimane, sarà utile convocare una commissione consiliare per sciogliere alcuni nodi di quell’area, affrontando insieme sia il futuro di Ponte Parodi sia il futuro, ormai quasi presente, dell’Hennebique. Perché, ha lasciato intendere, non basta vedere avanzare demolizioni e cantieri: la città deve capire quali funzioni verranno insediate, quale sarà l’impatto sulla mobilità, quale spazio resterà davvero pubblico e quali equilibri si vogliono costruire tra porto operativo e waterfront urbano.
In fondo, il punto politico di oggi è che Ponte Parodi non può restare un eterno “prossimamente”. Se c’è un momento per chiudere la stagione dei rinvii e decidere, Terrile lo colloca adesso, dopo la sentenza e dopo l’indennizzo, con un porto che ha esigenze operative precise e una città che chiede finalmente di poter usare quel tratto di mare come luogo vissuto e non come occasione mancata.
Terrile ha fatto questo punto rispondendo a un’interrogazione della consigliera Partito Democratico Vittoria Canessa Cerchi, Vittoria Canessa Cerchi.


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