Da 29 a 44 milioni: salta il tapis roulant aeroporto-Erzelli, il Ministero revoca i fondi. Addio al collegamento

Il collegamento pedonale tra lo scalo e la futura stazione ferroviaria di Erzelli si ferma prima ancora di partire: i costi sarebbero cresciuti fino a 44 milioni e il Ministero avrebbe deciso di ritirare il finanziamento. Il Comune non avrebbe risorse per coprire gli extracosti e in Regione Simone D’Angelo attacca Matteo Salvini ed Edoardo Rixi, chiedendo che si trovi una soluzione invece di cancellare l’opera
Un progetto pensato per accorciare davvero le distanze tra aeroporto e ferrovia, trasformando un tratto oggi scomodo in un percorso semplice e continuo, finisce improvvisamente in un vicolo cieco. Il tapis roulant che avrebbe dovuto collegare lo scalo con la nuova fermata ferroviaria di Erzelli, uno degli interventi più simbolici della mobilità “integrata”, si ferma perché il conto sarebbe lievitato in modo pesante e il Ministero avrebbe deciso di revocare i fondi, stralciando l’accordo del 2024 che ne sosteneva la realizzazione.

Il nodo è tutto nei numeri, e nei soldi che mancano. Il costo dell’opera, stimato inizialmente attorno ai 29 milioni, sarebbe salito fino a 44 milioni, con un aumento che cambia completamente l’equilibrio del progetto. In base alla ricostruzione emersa, la proprietà dell’infrastruttura sarebbe stata di Ferrovie dello Stato, mentre la gestione sarebbe stata affidata allo scalo, ma l’extra costo avrebbe richiesto un ulteriore sforzo economico che il Comune non sarebbe in grado di sostenere. In questo quadro, la decisione del Ministero di ritirare il finanziamento ha avuto l’effetto di spegnere l’opera alla prima difficoltà, lasciando sul terreno non solo un cantiere mancato, ma un’idea di accessibilità che, per la zona di Erzelli, era parte integrante del racconto di sviluppo.
Il tema non è marginale perché quel collegamento avrebbe avuto una funzione molto concreta: rendere più rapidi e lineari gli spostamenti tra treno e aeroporto, offrendo una soluzione pedonale strutturata, coperta e “semplice”, e allo stesso tempo rafforzare la prospettiva dell’area di Erzelli come nodo di trasporto e non solo come parco tecnologico. In una città che da anni prova a cucire insieme porto, ferrovia e scalo, un’opera del genere era considerata un tassello di sistema, non un accessorio.

Sul piano politico la scelta ha già prodotto una reazione dura. Il consigliere regionale del Partito Democratico Simone D’Angelo parla di un’opera definita strategica che viene cancellata appena il progetto diventa complesso, e sostiene che così Genova perde un collegamento fondamentale per l’accessibilità dello scalo e per lo sviluppo dell’area di Erzelli. Nella sua lettura, non si tratta solo di una questione tecnica, ma di un fallimento politico e di una gestione che preferisce “scappare” invece di governare l’aumento dei costi e cercare soluzioni condivise con il Comune. Simone D’Angelo sostiene che il Ministero avrebbe tentato di scaricare circa 15 milioni di extracosti sul Comune e collega la vicenda a un clima di rapporti che giudica ostile nei confronti della città, arrivando a chiedere che la Lega smetta di usare il Ministero come strumento di ritorsione politica, chiamando in causa direttamente Matteo Salvini ed Edoardo Rixi.
L’attacco politico ruota attorno a un punto: se un’infrastruttura è davvero strategica, la risposta non può essere il ritiro dei fondi al primo aumento di spesa, perché i progetti infrastrutturali, soprattutto in contesti urbani complessi, hanno quasi sempre scostamenti e criticità da gestire. Secondo Simone D’Angelo, un Ministero serio dovrebbe entrare nel merito, rivedere il piano, ridefinire le coperture e garantire una traiettoria credibile, non cancellare tutto e lasciare la città con un buco nel disegno complessivo dei collegamenti. Nelle sue parole, la differenza tra propaganda e governo sta proprio qui: quando ci sono telecamere e dichiarazioni, l’attenzione per Genova appare alta; quando c’è da decidere, le risorse vengono tolte e la responsabilità rimbalza.
Ora la questione diventa inevitabilmente doppia. Da un lato resta da capire se e come il progetto possa essere rimesso in carreggiata con una revisione che riporti i costi su una soglia sostenibile o che individui nuove coperture, perché senza un collegamento efficiente la futura stazione rischia di restare un’opportunità incompleta per l’aeroporto. Dall’altro, la vicenda si inserisce in un momento in cui il Comune è già sotto pressione su altri dossier economici e infrastrutturali, e quindi ogni extracosto diventa una scelta dolorosa tra priorità concorrenti.
Il tapis roulant aeroporto-Erzelli, insomma, non è solo un’opera che si ferma: è un test sulla capacità di tenere insieme promesse e realizzazione, programmazione e fondi, ambizione e gestione degli imprevisti. E se la decisione di oggi è davvero uno stop definitivo, il rischio è che Genova perda non soltanto un collegamento, ma un pezzo di credibilità sul piano dell’integrazione tra trasporti, proprio nel punto in cui avrebbe dovuto dimostrare di saper fare il salto di qualità.
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