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Rifiuti, direttore da 136mila euro e fase commissariale chiusa: l’Agenzia regionale cambia guida e scoppia subito la polemica

La giunta regionale, su proposta del presidente Marco Bucci, nomina Sergio Tommasini direttore dell’Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti con incarico triennale dal 1° febbraio 2026. Con la nomina decade la commissaria straordinaria Monica Giuliano e l’ente entra in gestione ordinaria. Il Pd attacca: per loro l’Agenzia è ancora senza personale e la nomina sarebbe «una costosa poltrona per una scatola vuota», annunciando iniziative e ricordando un esposto alla Corte dei Conti

La Regione mette un nome e un volto alla guida dell’Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti e, nello stesso momento, riapre una frattura politica che covava da mesi. La giunta regionale ha nominato Sergio Tommasini (nella foto) direttore dell’Agenzia, su proposta del presidente Marco Bucci, con un incarico triennale che partirà il 1° febbraio 2026. Il trattamento economico è fissato a 136mila euro lordi annui e la scelta chiude automaticamente la fase commissariale, facendo decadere la commissaria straordinaria Monica Giuliano, a cui era stato affidato il compito di avviare e strutturare il nuovo ente.

L’iter viene presentato come il risultato di una selezione pubblica avviata in attuazione della legge regionale istitutiva dell’Agenzia: dieci le candidature arrivate, sette quelle ritenute ammissibili al termine dell’istruttoria. Con la nomina del direttore, spiega la Regione, l’Agenzia entra nella gestione ordinaria prevista dalla normativa, passando dalla fase di avvio a quella in cui dovrebbe esercitare in modo pieno le funzioni per cui è stata creata, cioè quelle connesse alla realizzazione degli impianti e alla regolazione tariffaria, dentro un impianto che punta a garantire un assetto unitario del sistema regionale dei rifiuti.

Sul profilo del nuovo direttore, la Regione sottolinea una formazione tra Italia e Stati Uniti, con laurea magistrale in Giurisprudenza e Master in Business Administration in International Business Management, e un percorso da senior manager con esperienze internazionali. Negli ultimi anni, viene riportato, Sergio Tommasini ha ricoperto incarichi nel settore waste-to-energy e nella gestione di tecnologie legate ai pneumatici fuori uso, oltre ad aver svolto ruoli apicali in una società industriale in Costa d’Avorio; in precedenza è stato amministratore e dirigente in una società attiva nello smaltimento e nella gestione dei rifiuti solidi urbani nel Ponente ligure e oggi è indicato come presidente di Amaie Energia e Servizi.

La nomina, però, non arriva in un clima neutro e infatti l’opposizione reagisce immediatamente con un attacco frontale. I consiglieri regionali del Partito Democratico Davide Natale e Katia Piccardo sostengono che, a due anni e mezzo dalla costituzione dell’ente, l’Agenzia non avrebbe esercitato concretamente le funzioni previste dalla legge, lasciando agli enti locali la gestione dei flussi negli impianti, l’analisi dei fabbisogni, le attività legate al Piano economico finanziario e, in generale, una parte sostanziale del lavoro che avrebbe dovuto essere centralizzato. Nel loro ragionamento c’è anche un punto pratico che viene presentato come simbolico: il Piano economico finanziario del ciclo dei rifiuti continuerebbe a essere predisposto l’anno successivo, lasciando i Comuni, secondo loro, ancora soli in un’attività fondamentale.

Da qui la definizione più dura, che mira direttamente alla scelta politica e al costo: per Davide Natale e Katia Piccardo si sarebbe arrivati a nominare un direttore generale per un’agenzia che non funziona e che sarebbe addirittura priva di personale, trasformando l’incarico in «una costosa poltrona per una scatola vuota». I due consiglieri aggiungono un ulteriore avvertimento, legato all’ipotesi che il nominato possa mantenere altri incarichi, prospettiva che definiscono in potenziale contrasto con la normativa e che, dicono, li porterebbe a valutare azioni legali. Nel frattempo ricordano anche un esposto presentato nei mesi scorsi alla Corte dei Conti per chiedere chiarezza sull’impiego delle risorse pubbliche e affermano che nessuna delle attribuzioni assegnate al commissario sarebbe stata portata a termine, ribadendo la richiesta che i fondi vengano indirizzati ai bisogni reali dei cittadini e non, come sostengono, alla “moltiplicazione delle poltrone”.

La fotografia che esce da questa nomina, quindi, è doppia e già conflittuale: da un lato la Regione rivendica la normalizzazione dell’Agenzia e l’avvio della fase ordinaria con un manager ritenuto esperto del settore, dall’altro l’opposizione contesta l’utilità stessa dell’ente e trasforma la scelta del direttore nel simbolo di un organismo che, a loro dire, esiste più sulla carta che nella realtà operativa. E proprio su questo punto, nelle prossime settimane, si capirà se la nomina sarà l’inizio di una struttura finalmente funzionante o se resterà l’ennesimo terreno di scontro tra promesse di governance e accuse di vuoto amministrativo.


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