I tecnici esterni a Tursi comunicano i risultati dei test sui ponti, necessarie misure su tutta corso Europa

Dopo il primo provvedimento sul tratto tra cavalcavia Carlo Negri e ponte di via Carrara (limite 3,5 tonnellate e inversioni obbligate), l’assessore ai Lavori pubblici Massimo Ferrante chiarisce che misure di sicurezza “dovranno andare a incidere su tutto il tratto di corso Europa”. Il coinvolgimento dell’asse di corso Europa comporta una modifica dell’ordinanza emessa, compreso il limite di tonnellaggio con valutazioni degli ispettori in corso. La capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandra Bianchi attacca su comunicazione e dietrofront. Ferrante risponde: «Non è stato sospeso nulla» e richiama la “linea guida Ponti del 2022” con scadenze, costi e numeri che fanno tremare

La miccia si accende su un tema che per Genova non è mai “solo traffico”: corso Europa è una dorsale, un asse di lavoro, consegne, spostamenti quotidiani. E quando lì si mette mano ai divieti, l’effetto si sente in tutta la città. Stavolta, però, il punto non è una modifica di dettaglio: in aula arriva la conferma che le misure nate attorno a un tratto specifico sono destinate ad allargarsi all’intera arteria.

Il caso è approdato in consiglio comunale con l’intervento della capogruppo di Fratelli d’Italia, Alessandra Bianchi, che ha chiesto “informazioni specifiche sul divieto di transito in corso Europa, nel tratto compreso tra il cavalcavia Carlo Negri e il ponte di via Carrara, per veicoli superiori a tre tonnellate e mezzo, deroghe ed interventi previsti”. Da lì, lo scontro si è trasformato in una fotografia di due narrazioni opposte: da una parte la critica politica sul “come” si comunica e si decide, dall’altra la spiegazione tecnica e procedurale su obblighi, ispezioni e “fragilità” delle strutture.
Le restrizioni già annunciate: 3,5 tonnellate e inversioni obbligate
Prima di entrare nel botta e risposta, è utile fissare il quadro delle misure che erano state messe sul tavolo nelle scorse settimane e che hanno acceso proteste e preoccupazioni tra residenti e attività. Nel provvedimento già illustrato a metà gennaio, il Comune aveva predisposto:
- divieto di transito per i veicoli con massa a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate nel tratto tra cavalcavia Carlo Negri e ponte di via Carrara, per alleggerire il carico sul sovrappasso in zona Priaruggia;
- deroghe per alcune categorie considerate essenziali (trasporto pubblico, raccolta rifiuti, soccorso stradale, mezzi in emergenza);
- inversioni obbligate per i mezzi fuori soglia, con manovre “chiave” prima del cavalcavia Carlo Negri per chi arriva da levante e prima del ponte di via Carrara per chi arriva da ponente.
È proprio quel pacchetto – e soprattutto la sensazione di “stop and go” attorno alla sua applicazione – ad aver alimentato la polemica in consiglio.
Bianchi: “Surreale leggere le disposizioni sui giornali”, poi “dietrofront”
Bianchi ha impostato l’intervento su due livelli: la sostanza (le criticità strutturali richiamate dall’assessore) e il metodo (tempistiche, comunicazione, ripensamenti). Ha parlato di un clima “surreale”, sostenendo che ci si ritrovi “sempre a leggere notizie e disposizioni anche del comune sui giornali”, con provvedimenti che poi vengono “ribaltati con dei dietrofront”.
Sul merito, la consigliera ha messo in fila le parole che – a suo dire – avrebbero dovuto far scattare un allarme serio: “riduzione obbligata”, “emersione di fragilità dell’impalcato”, monitoraggi necessari, e soprattutto l’idea che la decisione non fosse politica ma dovuta: “la decisione non spetta agli assessori ma al dirigente all’obbligo di applicare le misure previste dalla normativa”.
Da qui la domanda centrale, riassunta senza giri: se l’urgenza c’è, perché “congelare” la misura? E se l’urgenza non c’è, perché adottarla? Bianchi ha chiesto chiarimenti su criticità, deroghe e soprattutto sul punto più spinoso: come si mette in sicurezza un tratto se alcuni mezzi continuano comunque a transitare.
Ferrante: “Non è stato sospeso nulla e non è stato cancellato nulla”
La risposta dell’assessore ai Lavori pubblici Massimo Ferrante è stata una smentita frontale dell’idea di dietrofront.
“Allora, tengo a precisare che non è stato sospeso nulla e non è stato cancellato nulla. Forse sono state fraintese le dichiarazioni”.
Ferrante ha poi spostato il discorso su un piano che, nelle sue intenzioni, vuole essere “oggettivo”: il vincolo nazionale nato dopo il crollo del ponte Morandi e la cosiddetta “linea guida Ponti”: “Tutto questo deriva dalla linea guida Ponti del 2022… che ha imposto dopo i fatti del Morandi l’obbligo nazionale di verificare tutte le infrastrutture nazionali con delle procedure decodificate”. E ha richiamato scadenze e responsabilità: censimento entro giugno 2024, poi ispezioni, con un termine finale che incombe. “I risultati delle ispezioni devono essere consegnati al ministero entro il 30 giugno 2026. Ricorda tutti che noi ci siamo insediati a giugno 2025”.
Il punto di svolta: “Non riguarda solo quel tratto… riguarda tutta corso Europa”
Il passaggio che cambia davvero la scala del problema è questo. Ferrante ammette che, presentando il provvedimento, il Comune pensava a un tratto specifico. Ma lo stesso giorno – sostiene – gli ispettori avrebbero segnalato che il tema era più ampio. “Il provvedimento è stato a un momento congelato, semplicemente perché quando l’abbiamo presentato pensavamo che la problematica riguardasse solo quel tratto di strada, invece lo stesso giorno gli ingegneri ispettori ci hanno informato che riguardava tutta Corsa Europa… e questa settimana l’hanno decodificato nelle relazioni tecniche”.
E la conseguenza è netta: “Quindi… a questo punto l’ordinanza dovrà essere rivista e dovrà andare a incidere su tutto il tratto di Corsa Europa”.
Traduzione pratica: non più un “collo di bottiglia” tra cavalcavia Carlo Negri e ponte di via Carrara, ma una riscrittura potenziale delle regole di transito lungo l’intero asse, con impatti che diventano inevitabilmente più vasti su consegne, logistica, accesso alle attività, percorsi alternativi e traffico.
Numeri e costi: “650 ponti”, “9 milioni”, “10 milioni”, e il conto che fa paura
Ferrante ha poi allargato ulteriormente il quadro, elencando dimensioni e cifre che, nel suo racconto, spiegano perché il tema non può essere ridotto a una singola ordinanza.
“Noi abbiamo un record… di ponti impalcati pari a 650, tanto per capirci Roma ne ha 400”.
Poi: costi delle ispezioni e dei monitoraggi.
“Solamente le ispezioni cubano 9 milioni di euro… I monitoraggi cubano quasi 10 milioni di euro”.
E il dato che, politicamente, pesa come un macigno:
“Nei controlli che sono stati fatti finora su 650 ponti impalcati, il 30% risultano… avere delle criticità”.
Da lì, la proiezione sugli interventi strutturali e sul costo potenziale complessivo:
“Gli interventi… sono interventi strutturali, non di manutenzione, 3, 3, 5 milioni… se noi gli applichiamo il rapporto del 30% su 650 ponte arriviamo a 700 milioni come minimo”.
Cosa può succedere adesso su corso Europa
Il punto, ora, è capire come verrà “rimodulata” l’ordinanza e con quali soglie, deroghe e modalità di controllo, perché una cosa è intervenire su un tratto puntuale, un’altra è toccare tutta una direttrice urbana ad alta percorrenza.
Ferrante, su questo, ha ribadito la linea: non un passo indietro, ma una “correzione di campo” perché il perimetro tecnico è cambiato.
“Certamente stiamo cercando di rimodulare l’ordinanza, visto che prevederà tutto l’intervento su tutta Corsa Europa”.
Da qui in avanti, le domande operative (che interessano cittadini e imprese più delle schermaglie politiche) diventano inevitabili:
- quale sarà la soglia effettiva e con quali eccezioni;
- come verranno gestiti i rifornimenti per attività che dipendono da mezzi oltre 3,5 tonnellate;
- quali percorsi alternativi verranno indicati e dove verranno dirottati i flussi;
- come verrà garantita la sicurezza se alcune categorie restano in deroga;
- quali tempi per monitoraggi e interventi, e soprattutto con quali risorse.
Il nodo politico: comunicazione, tempi e fiducia
Nel frattempo, resta sul tavolo la critica di Bianchi sul metodo: provvedimenti che “arrivano” all’opinione pubblica, poi vengono “congelati”, e intanto si accumula incertezza. Ma la replica di Ferrante è altrettanto chiara: il Comune, sostiene, non sta “scegliendo” liberamente; sta seguendo un percorso imposto da linee guida nazionali e da relazioni di tecnici ispettori.
E in mezzo, come spesso accade a Genova quando si parla di infrastrutture, c’è una verità che mette d’accordo tutti, anche se per motivi diversi: corso Europa non è una strada qualunque. Se davvero le misure “dovranno andare a incidere su tutto il tratto”, non sarà un semplice aggiornamento di cartelli. Sarà un cambio che – nel bene o nel male – si sentirà in ogni giornata di lavoro e di spostamenti del levante.
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