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“Nessuno invisibile”: Genova scende in strada con 310 volontari per contare chi vive senza casa e cambiare le politiche

È partita anche a Genova la prima rilevazione nazionale delle persone senza dimora del Censimento dell’Istituto Nazionale di Statistica: oltre 310 volontari in strada, 9 municipi coperti notte dopo notte fino a giovedì 29 gennaio. La sindaca Silvia Salis ha partecipato alla prima uscita dal Massoero: «Genova non vuole lasciare indietro nessuno»

Genova prova a trasformare la parola “invisibile” in qualcosa di concreto, misurabile, ascoltato. Da lunedì sera 26 gennaio è iniziata anche nel capoluogo ligure la prima Rilevazione Nazionale delle Persone Senza Dimora nell’ambito del Censimento dell’Istituto Nazionale di Statistica, un’operazione che punta a osservare, incontrare e raccogliere informazioni direttamente “sul campo” su chi vive senza casa.

E la prima immagine di questa partenza è già simbolica: l’uscita serale dall’asilo notturno Massoero, con oltre 310 volontari impegnati fin dalla prima notte e, insieme a loro, anche la sindaca di Genova Silvia Salis, affiancata da assessore e assessori della giunta comunale.

La partenza dal Massoero e la “camminata” nel cuore del centro

La sindaca Salis ha partecipato alla prima serata insieme alle assessore al Welfare Cristina Lodi, alle Pari opportunità Rita Bruzzone, al Turismo Tiziana Beghin, all’Urbanistica Francesca Coppola, all’Ambiente Silvia Pericu, alla Sicurezza urbana Arianna Viscogliosi, e agli assessori al Patrimonio Davide Patrone e ai Servizi demografici Emilio Robotti.

Con un gruppo di volontari, la prima uscita ha riguardato il centro cittadino, con un’area di osservazione che comprende il quadrante tra piazza De Ferrari, via XX settembre, via XII ottobre e Piccapietra: strade centralissime, frequentate di giorno da migliaia di persone, ma dove di notte emergono fragilità che spesso restano ai margini dello sguardo comune.

“Genova non vuole lasciare indietro nessuno”: le parole della sindaca

Nel corso della serata, Salis ha parlato della mobilitazione con toni emotivi e diretti: “La risposta di volontari e volontarie è stata commovente. Vogliamo che in città non ci siano persone invisibili, tutti devono essere visti e aiutati con le forze che abbiamo”.

Poi il ringraziamento alla giunta per la presenza “sul campo”, definita “un piccolo passo” per ribadire un messaggio: “Genova non vuole lasciare indietro nessuno”.

La sindaca ha anche sottolineato il limite, ma insieme la responsabilità, delle istituzioni di fronte a bisogni enormi: “Sappiamo che non si può fare mai abbastanza, non possiamo fare tutto quello che serve, ma l’amore e la solidarietà del volontariato ci aiutano ad arrivare là dove lo Stato non riesce a intervenire con risorse proprie”. E ancora: “Non possiamo fare a meno della solidarietà dei cittadini: senza il volontariato questo Paese crollerebbe”.

Il passaggio conclusivo è un riconoscimento netto del valore sociale di chi dedica tempo agli altri: “Il Paese ha bisogno dell’amore di chi mette in circolo il proprio tempo e lo regala a chi ha la necessità di essere visto”.

Come funziona la rilevazione: 9 municipi, 50 squadre, 48 zone

La macchina organizzativa è imponente e non si esaurisce in una singola uscita. I volontari che hanno aderito a Genova attraverso la campagna nazionale #tutticontano opereranno da lunedì 26 a giovedì 29 gennaio, ogni notte, affiancati da operatori esperti.

Il lavoro è strutturato in modo sistematico: tutti e 9 i municipi verranno coperti, con una suddivisione in circa 50 squadre distribuite su 48 zone. L’obiettivo non è solo “contare”, ma anche osservare, incontrare e ascoltare: tre verbi che raccontano un metodo che vuole andare oltre il numero e restituire un frammento di realtà spesso ignorata o semplificata.

Cabina di regia locale e rete nazionale: chi lavora insieme al Comune

Per organizzare la rilevazione, il Comune di Genova ha costruito una cabina di regia locale in collaborazione con realtà del territorio legate alla Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, ente del terzo settore presente in città attraverso associazioni e realtà operative come Auxilium, Il Cesto, San Marcellino e Il Melograno.

Il lavoro si inserisce inoltre in una rete nazionale più ampia che coinvolge, tra gli altri, Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Associazione Ricreativa e Culturale Italiana, Azione Cattolica, Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, Croce Rossa e Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato. L’obiettivo dichiarato è mobilitare in modo capillare le realtà di prossimità: quelle che conoscono le strade, i bisogni, le persone.

Perché conta: dal “si vede” al “si conosce”

Una rilevazione di questo tipo ha un significato che va oltre la cronaca di una sera. Significa provare a fotografare, in modo il più possibile reale, un fenomeno complesso: chi vive in strada non è un “numero fisso”, ma una popolazione mobile, spesso difficile da intercettare, con percorsi personali diversi e condizioni che cambiano rapidamente.

Ecco perché la presenza di volontari, operatori esperti e istituzioni insieme non è solo un gesto simbolico. È un tentativo di passare dal racconto frammentato delle emergenze a una base di conoscenza utile per programmare, intervenire, potenziare servizi e prevenzione.

Genova tra le città scelte

Genova rientra tra le 14 città metropolitane italiane selezionate per questa prima rilevazione nazionale: un dato che, per l’amministrazione, diventa anche un impegno pubblico. Perché da qui in avanti, come spesso accade, la differenza la farà non solo la notte del censimento, ma ciò che verrà dopo: la capacità di trasformare ascolto e numeri in risposte, percorsi, presa in carico, dignità.

E intanto, per tre notti ancora, in città ci sarà qualcuno che cammina, osserva, parla. Perché nessuno resti “invisibile”.


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