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Il Grifo a Gilberto Salmoni, l’ultimo testimone genovese dei lager: «La memoria è un dovere del presente, non un rito del passato»

Nel Giorno della Memoria la sindaca Silvia Salis ha consegnato il Grifo di Genova a Gilberto Salmoni, sopravvissuto alla deportazione e presidente onorario di Aned Genova. Davanti a un Salone di Palazzo Tursi gremito, Salis ha legato la testimonianza di Salmoni ai rischi dell’oggi e ha rivendicato “tolleranza zero” verso ogni nostalgia del fascismo

Ci sono giorni in cui una città non celebra soltanto. Si ferma, ascolta, si guarda allo specchio. E prova a capire se è ancora capace di riconoscere il confine tra ciò che è umano e ciò che, in un attimo, può tornare disumano. Nel Giorno della Memoria, Genova ha scelto di farlo stringendosi attorno a Gilberto Salmoni, consegnandogli il Grifo di Genova, la massima onorificenza del Comune. Un gesto solenne, ma soprattutto un gesto carico di urgenza: perché la memoria, quando è viva, non è mai comoda.

Il Grifo è stato consegnato dalla sindaca Silvia Salis nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, pieno come nelle grandi occasioni. Eppure, più che un evento, sembrava un momento di silenzio collettivo, di attenzione assoluta: quella che si riserva a chi non racconta una storia “di altri tempi”, ma porta addosso il peso di ciò che l’Europa è stata capace di fare a se stessa.

Gilberto Salmoni, nato a Genova nel 1928, vive in città. È scrittore, superstite dell’Olocausto, testimone attivo della Shoah, presidente onorario di Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti Genova. Fu internato nel campo di Fossoli e poi deportato nel lager di Buchenwald. Durante la cerimonia ha ringraziato la sindaca e ha ricordato alcuni momenti della prigionia: frammenti che non cercano effetto, ma arrivano comunque come colpi, perché hanno la forza della verità vissuta.

Nel suo intervento, Salis ha trasformato quella consegna in un ponte tra passato e presente, senza rifugiarsi in formule rassicuranti. “La vita di Gilberto Salmoni racconta una storia che ha attraversato il Novecento, e oggi Genova gli rende omaggio come testimone di un’epoca che nessuno, per nessun motivo, deve dimenticare. È un modo per riaffermare un principio quantomai attuale: la memoria non è un racconto ancorato al passato, ma un dovere del presente”, ha detto, parlando di Genova come di una città che non può permettersi distrazioni, “Medaglia d’Oro per la Resistenza”, e che in Salmoni riconosce “una lezione di responsabilità”.

Poi il passaggio più duro, quello che sposta la memoria dalla cornice alla strada. Salis ha descritto un tempo in cui tornano “nuove prevaricazioni, nuovi imperialismi, nuovi totalitarismi travestiti da democrazie, nuove privazioni di diritti, nuove forme di oppressione”. E ha aggiunto, con parole che hanno gelato l’aria: “Stiamo vedendo immagini di persone giustiziate per strada, e non accade in contesti che possiamo ritenere lontani da noi: sta succedendo negli Stati Uniti, proprio in questi giorni. Il clima è molto preoccupante ed è fondamentale continuare a ricordare, a marcare la differenza tra istituzioni democratiche e derive autoritarie. È un esercizio mai scontato, e oggi più che mai necessario”.

Non solo. La sindaca ha voluto mettere un confine politico e simbolico, rivendicando la linea della sua maggioranza: “Sono molto orgogliosa di essere sostenuta da una maggioranza che non lascia spazio a nostalgie del fascismo. Nella nostra maggioranza non esistono partiti che pensano sia opportuno fotografarsi con il busto di Mussolini, nella nostra maggioranza c’è orrore per la figura di Mussolini. Nessuno mai, nella nostra maggioranza, ha pensato che Mussolini fosse un grande statista, e questo fa la differenza”. E, senza giri di parole, ha concluso su un concetto netto: “La nostra, per la nostalgia del fascismo, è una tolleranza zero”.

La cerimonia è stata organizzata da Comune, Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea e Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti Genova. Dopo i saluti di Raffaella Petraroli Luzzati, presidente della Comunità ebraica di Genova, e di Filippo Biolè, presidente di Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti Genova, è intervenuto il presidente di Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea Giacomo Ronzitti, che ha consegnato una frase che resta addosso: “Gilberto è l’ultimo sopravvissuto genovese ai lager nazisti, la sua testimonianza ci ha guidato per molti anni, il suo insegnamento continuerà a indicarci la via maestra della democrazia, della giustizia e della pace”. E, ricordando anche il numero di matricola di Buchenwald, ha ringraziato la sindaca per aver voluto conferire “la massima onorificenza della città” a un uomo che è stato “vittima e testimone di quella che fu la notte della ragione e della civiltà”.

In un Giorno della Memoria che rischia sempre di scivolare nella liturgia, Genova ha scelto il contrario: ha messo al centro una persona viva, un volto, una voce. E ha detto, in modo chiaro, che ricordare non significa restare immobili davanti al passato, ma accorgersi del presente mentre cambia. Perché la storia non torna mai con la stessa divisa. Torna con nuove parole, nuovi simboli, nuove maschere. E proprio per questo, chi ha visto l’abisso ci insegna ancora come riconoscerlo da lontano.


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