Terrile ricorda Guido Rossa: «Non un santo, ma un lavoratore. Il suo sacrificio fu spartiacque contro il terrorismo»

Alla Camera del Lavoro in via d’Acri, dopo la cerimonia a Cornigliano, il vicesindaco dedica un intervento a Guido Rossa: «Esempio di lotta al terrorismo in difesa di libertà e democrazia». Ringrazia Landini, Fiom e sindacati e sottolinea che il gesto di Rossa nasce nel contesto del movimento operaio. «Serve oggi contro ogni tentativo di riscrivere la storia e per combattere terrorismo e fascismo alimentando diritti democratici e del lavoro»

“Guido Rossa va ricordato perché non è un santo o un eroe: è prima di tutto un lavoratore”. Alessandro Terrile sceglie questa frase per aprire il suo intervento alla cerimonia in memoria di Guido Rossa alla Camera del Lavoro di Genova, in via Giovanni d’Acri, dopo aver partecipato anche al momento commemorativo nello stabilimento dell’ex Ilva di Cornigliano. Un modo per riportare quella storia al suo punto più concreto: una scelta fatta da un delegato sindacale, in anni difficili, dentro un contesto che non riguarda solo il passato, ma anche il modo in cui una città oggi si difende dalla violenza e dalla manipolazione.

Terrile definisce il ricordo di Rossa “un dovere per tutti” e ricorda chi fosse: lavoratore, delegato della Federazione Impiegati Operai Metallurgici – Confederazione generale italiana del lavoro, militante del Partito Comunista. Un uomo che, dice, “in anni complicati ha deciso di alzarsi e mettersi dalla parte giusta”. E insiste sul senso di quell’esempio: “ha saputo incarnare la lotta al terrorismo a difesa dei valori di libertà e democrazia”.

Nel suo intervento, il vicesindaco ringrazia il segretario generale della Confederazione generale italiana del lavoro, Maurizio Landini, per la partecipazione anche quest’anno, e poi la Federazione Impiegati Operai Metallurgici – Confederazione generale italiana del lavoro, la Camera del Lavoro e il mondo sindacale “per contribuire in modo determinante” a tenere viva la memoria di Rossa a 47 anni di distanza.
“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”: ma Genova, negli anni Settanta, ne ebbe bisogno
Terrile cita Brecht e il suo Galileo Galilei: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. Ma aggiunge subito che negli anni Settanta Genova, di atti di eroismo, ebbe bisogno. Eppure, chiarisce, il sacrificio di Guido Rossa non fu un gesto isolato, non fu il colpo di un “santo laico”: nacque in un contesto preciso, quello del movimento operaio, del mondo sindacale e del Partito Comunista che seppero fare argine al terrorismo.
È un passaggio centrale perché sposta il racconto dal mito individuale alla responsabilità collettiva. Terrile parla del sacrificio di Rossa come di uno “spartiacque”, come dicono oggi gli storici, nella lotta al terrorismo. Uno spartiacque che, sostiene, si deve al coraggio, alla responsabilità e al rigore di Rossa, ma anche alla consapevolezza della sinistra costituzionale, del sindacato e del movimento operaio: per cambiare la società e perseguire giustizia e uguaglianza, bisognava usare strumenti democratici, fuori e dentro i luoghi di lavoro.
Il messaggio per l’oggi: “no alla riscrittura della storia, combattere terrorismo e fascismo”
Il vicesindaco lega esplicitamente quel contesto al presente. Riconoscere la cornice storica, dice, serve oggi a contrastare ogni tentativo di riscrittura di quel periodo e serve anche a non deresponsabilizzarsi su ciò che resta da fare: riconoscere ogni forma di terrorismo e fascismo e combatterla alimentando diritti democratici e diritti del lavoro.
È qui che il ricordo si fa impegno: non una cerimonia chiusa nel passato, ma un richiamo a difendere la democrazia nella sua dimensione più concreta, quella dei luoghi di lavoro e della vita quotidiana. Perché, nella lettura di Terrile, è esattamente lì che Guido Rossa scelse di stare, anche a costo della propria vita.
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