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Rifiuti, la Regione chiude la porta: nessuna proroga per l’avviso sul “fine ciclo”. Battaglia al Tar tra Amiu e piazza De Ferrari

Regione Liguria respinge la richiesta di proroga di Amiu sull’avviso esplorativo per l’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti: “termini confermati”. Nel frattempo è arrivato anche un ricorso al Tribunale amministrativo regionale: per la Regione è “infondato” e si va verso la costituzione in giudizio

Nessuna proroga dei termini dell’avviso esplorativo rivolto ai player di mercato per individuare operatori interessati all’affidamento in concessione della realizzazione e gestione dell’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti previsto dalla pianificazione regionale vigente. La Regione Liguria ha risposto ad Amiu con una nota in cui, punto su punto, motiva la scelta e ribadisce “legittimità, correttezza e coerenza” dell’iter con il quadro normativo nazionale ed europeo, richiamando anche il ruolo di Arlir (Agenzia regionale ligure per i rifiuti) nel percorso.

Perché la Regione dice no: “richiesta poco chiara e collegamenti impropri”

Nella ricostruzione della Regione, la richiesta di proroga presentata da Amiu viene giudicata problematica sotto più profili. In particolare, la nota evidenzia perplessità perché l’azienda, nel chiedere più tempo, collegherebbe l’avviso esplorativo a un futuro bando di gara (connessione ritenuta “erronea” dall’ente) e non esprimerebbe una posizione netta sulla volontà di partecipare a una successiva procedura di affidamento o a un’operazione di project financing.

Il messaggio politico-amministrativo è chiaro: la tabella di marcia non si tocca. Secondo la Regione, l’impianto di chiusura del ciclo è considerato “fondamentale per i cittadini” e proprio per questo l’obiettivo è realizzarlo “nel più breve tempo possibile”, seguendo le procedure previste dalla legge.

Sullo sfondo lo scontro politico: Pericu chiedeva 180 giorni in più

Il no della Regione arriva dopo giorni di tensione crescente sul dossier “fine ciclo”. Solo il 13 gennaio 2026 l’assessora comunale genovese all’Ambiente e al ciclo dei rifiuti, Silvia Pericu, aveva difeso pubblicamente la necessità di una proroga, sostenendo che sarebbe “insensato” lasciare Amiu fuori dai giochi per una questione di tempi. In quell’occasione veniva spiegato che Amiu aveva chiesto 180 giorni di estensione rispetto alla scadenza indicata nell’avviso (fissata al 21 febbraio 2026), ritenuta troppo stretta dal consiglio di amministrazione di recente nomina.

Tra i punti richiamati nel dibattito c’era anche la necessità, per un soggetto pubblico, di individuare un partner industriale, elemento indicato come richiesto dall’avviso: un passaggio che, secondo la linea sostenuta in Comune, non sarebbe risolvibile “in poche settimane”.

Pericu aveva inoltre rivendicato il “peso” di Genova nel sistema regionale, ricordando che i rifiuti del capoluogo valgono circa il 40% del totale ligure, e aveva criticato la mancanza di un percorso condiviso di studi e analisi sulle scelte impiantistiche negli anni precedenti.

Il ricorso al Tribunale amministrativo regionale: “nessuna sospensiva, finalità poco comprensibili”

A complicare ulteriormente il quadro c’è il fronte giudiziario. La Regione segnala che Amiu ha presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale, notificato all’ente e ad Arlir, senza però accompagnarlo – almeno in questa fase – con una richiesta di sospensione dei termini dell’avviso. Anche su questo punto la nota è netta: per la Regione il ricorso sarebbe infondato e l’amministrazione ha già avviato i passaggi per la costituzione in giudizio a difesa degli atti impugnati.

La linea resta: “impianto da fare, e presto”

In sintesi, mentre da Genova nelle scorse settimane si chiedeva più tempo per non precludere la partita ad Amiu, la Regione Liguria sceglie la strada opposta: nessuna proroga e percorso confermato, con l’obiettivo di arrivare rapidamente a un sistema impiantistico ritenuto adeguato ed efficiente, in coerenza con la pianificazione regionale.


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