Museo del Risorgimento, confronto teso su orari e gestione: sindacati gridano all’esternalizzazione, l’assessore rilancia sul «servizio ai cittadini»

Le sigle sindacali contestano l’ipotesi di esternalizzazione e denunciano ricadute su turni, tutele e sicurezza; l’assessore Giacomo Montanari replica che l’organico ridotto e l’attuale turnazione non garantiscono un servizio adeguato e che l’affidamento esterno sarebbe stato scelto per assicurare continuità. Nuovo incontro previsto il 7 gennaio, mentre i sindacati annunciano assemblea e mobilitazione

Il dibattito sulla gestione dei musei civici di Genova si riaccende attorno al Museo del Risorgimento, con posizioni contrapposte tra amministrazione e rappresentanze dei lavoratori. Al centro ci sono due questioni intrecciate: la rimodulazione degli orari e il possibile ricorso a servizi esternalizzati per garantire l’apertura.

La posizione dei sindacati: “esternalizzazione già decisa” e “trattativa senza sbocco”
In un comunicato unitario, Rsu e le sigle Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Usb, Cse e Csa sostengono che l’amministrazione avrebbe già programmato l’affidamento a un soggetto esterno mentre il confronto sugli orari era ancora in corso. Nel testo si cita una nota della Direzione che indicherebbe un passaggio di consegne alla cooperativa sociale “Solidarietà e Lavoro” a partire dal 12 gennaio 2026.
Le organizzazioni sindacali affermano inoltre di aver presentato quattro proposte alternative di articolazione oraria, due delle quali – a loro dire – sarebbero state compatibili con l’obiettivo dell’apertura su sei giorni senza penalizzare salario e riposi. Le stesse proposte sarebbero state respinte, alimentando il sospetto che la riorganizzazione fosse finalizzata a creare un “disservizio” che rendesse inevitabile l’appalto.
Un passaggio particolarmente contestato riguarda l’ipotesi di turni “spezzati” e la possibile riduzione di benefici come buoni pasto e riposi, con una perdita mensile stimata dai sindacati fino a 260 euro. Comunicato Stampa unitario Cult…
Nel documento, infine, vengono elencate anche criticità legate a salute e sicurezza e alle condizioni di alcuni spazi: aperture considerate sotto i numeri minimi, videosorveglianza non completa, problemi strutturali come infiltrazioni e carenze impiantistiche. E viene allargato l’allarme anche al sistema delle biblioteche, con il timore che si riproponga un percorso simile in assenza di investimenti sul personale.
Sul piano delle iniziative, le sigle annunciano una diffida e lo stato di agitazione, convocando un’assemblea del personale della Direzione Politiche Culturali e dei Municipi per giovedì 8 gennaio, dalle 12 alle 15, alla Sala Chierici della Biblioteca Berio.
La replica dell’assessore Montanari: “organico ridotto, turnazione non più adeguata”
La risposta dell’assessore alla Cultura Giacomo Montanari parte dal tema strutturale: secondo l’amministrazione, il servizio museale sconta da anni difficoltà legate all’organico dei turnisti, indicato in 46 unità con assenze e fragilità che rendono complicata la copertura, soprattutto nei giorni di maggiore affluenza. Montanari sostiene che la turnazione attuale non sia più adeguata e che la Direzione Cultura abbia già promosso diversi confronti sindacali per adeguare l’organizzazione alle esigenze reali di musei e visitatori; un nuovo tavolo è fissato per il 7 gennaio.
Quanto al Museo del Risorgimento, Montanari spiega che l’amministrazione aveva impostato un orario coerente con un pubblico composto prevalentemente da scuole e studiosi, prevedendo l’apertura dal lunedì al sabato. Dopo le assemblee, però, le organizzazioni sindacali avrebbero espresso dissenso e, visto l’esito negativo del confronto del 15 dicembre, l’amministrazione afferma di non aver proseguito con ulteriori ricognizioni di disponibilità. Da qui la scelta dell’affidamento esterno come soluzione ritenuta l’unica compatibile con la continuità del servizio in tempi brevi, ricordando che modalità analoghe sarebbero già state adottate anche in altri musei quando necessario.
Montanari respinge inoltre l’accusa di colloqui individuali “impropri”, sostenendo che si sia trattato di richieste dei lavoratori e che i percorsi si siano chiusi con soluzioni condivise. In chiusura, l’assessore richiama la necessità di un approccio “pragmatico”, mettendo al centro continuità e qualità del servizio pubblico.
Il punto di frizione: continuità del servizio e garanzie per chi ci lavora
Il confronto, in sostanza, ruota attorno a due priorità che le parti leggono in modo diverso. Da un lato i sindacati temono che l’esternalizzazione diventi la risposta standard a carenze di organico e contestano metodo, tempi e impatto su salario e tutele; dall’altro l’amministrazione rivendica la necessità di assicurare aperture sostenibili, soprattutto nei picchi, e indica l’affidamento esterno come misura operativa per evitare chiusure o disservizi.
Il calendario ravvicinato degli appuntamenti dice che la partita è tutt’altro che chiusa: tavolo il 7 gennaio, assemblea l’8. Nel mezzo, resta il nodo politico e organizzativo: come garantire un servizio museale continuo senza scaricare i costi della riorganizzazione su lavoratori e qualità dell’offerta.
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