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È morta Brigitte Bardot, icona del cinema: nell’estate 1968 la breve quanto leggendaria storia con il playboy genovese Gigi Rizzi

Si è spenta a 91 anni l’attrice e attivista animalista simbolo del cinema europeo e figura che ha segnato costume e immaginario tra anni Cinquanta e Sessanta. Tra gli episodi più raccontati della sua vita privata anche la relazione estiva del 1968 con Gigi Rizzi, playboy piacentino, ma cresciuto a Nervi, diventato per qualche settimana l’uomo più invidiato della Dolce Vita. Dopo il ritiro dal cinema nel 1973, Bardot si è dedicata completamente alla tutela degli animali

Brigitte Bardot non c’è più. L’attrice e attivista francese si è spenta a 91 anni, lasciando dietro di sé una scia che attraversa cinema, moda, musica e battaglie civili. Bardot è stata una delle rare figure capaci di diventare, insieme, un volto artistico e un fenomeno culturale: non solo una diva, ma un simbolo di libertà e di trasformazione sociale, nel bene e nel male.

Nata a Parigi il 28 settembre 1934, Brigitte Anne Marie Bardot arrivò al cinema passando dalla danza classica e poi dalla moda. Giovanissima, era già una presenza riconoscibile sulle copertine, con quell’aria insieme sofisticata e ribelle che avrebbe presto conquistato anche lo schermo. Il successo esplose in pochi anni, trasformandola in un’icona planetaria: il suo stile, i suoi gesti, perfino la sua idea di femminilità finirono per influenzare il modo in cui un’intera generazione guardava al corpo, al desiderio e alla libertà personale.

In quel periodo la sua vita privata divenne inseparabile dalla sua immagine pubblica. Le cronache rosa seguirono ogni relazione, ogni viaggio, ogni apparizione. Tra le storie più chiacchierate, e diventate quasi leggenda da “Dolce Vita”, c’è anche la breve love story dell’estate 1968 con Gigi Rizzi, playboy piacentino ma da tempo “naturalizzato genovese” (era cresciuto a Nervi e negli ultimi anni aveva abitato a Lago di Sori) per legami e frequentazioni. Rizzi era l’icona dell’epoca: giovane, disinvolto, sempre al centro del jet set, capace di trasformare una conquista in un titolo di giornale. Quell’avventura fu intensa e rapidissima, come spesso accadeva nelle relazioni del mondo mondano di quegli anni, ma ebbe un impatto mediatico enorme: per qualche settimana Rizzi fu descritto come “l’uomo del momento”, il più invidiato d’Italia, quello che aveva conquistato la B.B., simbolo assoluto di bellezza e libertà.

Sul piano artistico, però, Bardot non fu soltanto una fotografia da copertina. La sua filmografia attraversa commedie, melodrammi e titoli più ambiziosi: in molti casi cercò una strada che le permettesse di essere riconosciuta anche oltre l’etichetta di sex symbol. Il suo nome rimase legato a film che hanno segnato la storia del cinema europeo e a collaborazioni con grandi registi. Parallelamente affiancò alla recitazione anche la musica, incidendo brani e lavorando con autori che hanno lasciato un segno nella canzone francese.

Dietro lo splendore, però, c’era la fatica di una fama totalizzante. Bardot parlò più volte della pressione dei fotografi, dell’assedio mediatico, della difficoltà di restare persona quando il mondo ti riduce a un’immagine. È anche dentro questo quadro che maturò la scelta più clamorosa: nel 1973, a 39 anni, si ritirò dal cinema, chiudendo un capitolo che sembrava ancora in piena corsa.

Da quel momento iniziò una seconda vita. Già dagli anni Sessanta Bardot aveva mostrato attenzione per la tutela degli animali, ma dopo l’addio alle scene quella causa divenne il suo centro. Campagne, denunce, iniziative pubbliche: la celebrità, che in passato l’aveva schiacciata, diventò un megafono per una battaglia che l’ha accompagnata fino alla fine. Negli anni fondò e sostenne strutture e progetti dedicati alla protezione degli animali, trasformando la propria immagine in una forma di influenza diversa: meno glamour, più militante.

Negli ultimi decenni Bardot è rimasta una figura capace di dividere: amatissima da chi la considerava una voce instancabile per gli animali, criticata per alcune posizioni pubbliche e politiche che hanno alimentato polemiche. Ma proprio come accade ai miti, la complessità è diventata parte del racconto: Bardot non è mai stata un personaggio “comodo”, né da vivere solo in bianco e nero.

Con la sua morte si chiude un pezzo di Novecento europeo: il cinema che accende l’immaginario, la fotografia che crea icone, la vita privata trasformata in romanzo collettivo – come accadde anche con la breve e rumorosa estate 1968 con Gigi Rizzi – e poi la scelta netta di dedicarsi a una causa fino in fondo. Brigitte Bardot resta questo: una donna che ha segnato un’epoca e che, nel momento in cui poteva restare semplicemente “diva”, ha scelto di essere anche altro.


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