Lacrimogeni sugli operai ex Ilva, Cgil attacca: «Deriva reazionaria del governo»

Oltre 5 mila in piazza per lo sciopero generale dei metalmeccanici, tensione davanti alla Prefettura e un delegato Rsu Fiom ferito. De Palma (Fiom): «Da Genova una risposta straordinaria, lottiamo per lavoro e dignità»


Il corteo, partito dal ponente e cresciuto fino a coinvolgere circa 5 mila persone, è arrivato davanti alla Prefettura trovando un massiccio schieramento di blindati e reparti in assetto antisommossa.
«Pioggia di lacrimogeni su lavoratori e partecipanti al corteo questa mattina – recita una nota della Cgil -. Il corteo partito dal ponente genovese per lo sciopero generale dei metalmeccanici genovesi proclamato da Fim e Fiom a difesa del lavoro e dell’industria, con al centro la vertenza ex Ilva, ha raggiunto i 5 mila partecipanti. All’arrivo in Prefettura il corteo si è trovato davanti i blindati della polizia in un assetto che non si vedeva dai tempi del G8 del 2001. Siamo allibiti e preoccupati da quanto accaduto oggi a Genova e chiediamo al Prefetto di rendere conto non solo ai manifestanti ma a tutta la città di cosa sia accaduto, perché è stato impedito l’arrivo in Prefettura e perché i manifestanti sono stati raggiunti da lacrimogeni lanciati ad altezza uomo esacerbando gli animi in un momento così critico per il lavoro e nei confronti di operai che chiedono di mantenere il loro posto di lavoro è un atto gravissimo. È necessario capire quale è stato il cortocircuito istituzionale che ha provocato questa deriva reazionaria che a Genova si è vissuta solo ai tempi del G8 quando la città era stata esautorata dalla gestione dell’ordine pubblico».
«Non vorremmo che questa brutta pagina della gestione dell’ordine pubblico fosse un anticipo di come il Governo intende gestirlo nei prossimi mesi e di come intende risolvere la deindustrializzazione del paese e il rapporto con il mondo del lavoro» concludono alla Cgil.


Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, che ha parlato di «risposta straordinaria» da parte dei metalmeccanici e della città. De Palma ha ricordato come un lavoratore, Armando Palombo (delegato Fiom Rsu) sia rimasto ferito negli scontri, esprimendogli vicinanza, e ha accusato il governo di aver «chiuso le strade del confronto» proprio mentre cresce l’ansia per il futuro degli stabilimenti.
Il leader Fiom ha rilanciato la richiesta alla presidente del Consiglio di aprire un confronto a Palazzo Chigi, ritirare il piano che porta alla chiusura degli impianti e rimettere al centro il progetto industriale che lo stesso esecutivo aveva presentato: quello con gli impianti di preridotto (DRI) e i forni elettrici, anche a Genova, per la decarbonizzazione e la salvaguardia dell’occupazione.
«Non ci fermeremo – ha ribadito De Palma – perché vogliamo impedire la chiusura dell’ex Ilva. Se l’Italia è davvero una Repubblica fondata sul lavoro, è il momento di dimostrarlo con i fatti».
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