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Centro storico, comitati esasperati: «Petizione ignorata, ci hanno lasciati soli». Carruggi pronti a clamorose iniziative di protesta

Scontento e delusione. Settecento firme di cittadini alle quali si aggiungono quelle degli iscritti ad associazioni di residenti e commercianti che chiedono sicurezza, decoro e lavoro. La rabbia della città vecchia: «Nessun riscontro da Prefettura, Questura e Comune a cui erano indirizzate. Solo propaganda, ma nessun atto concreto». E ora i cittadini, visto che non c’è altro modo per farsi sentire, stanno organizzandosi per costringere le istituzioni a concedergli quell’attenzione che nessuno gli ha voluto garantire

Una petizione unitaria, 700 firme raccolte porta a porta e online, quattro associazioni promotrici e decine di realtà coinvolte tra residenti, commercianti, operatori culturali. È stata presentata alla fine di ottobre.Destinatari: Prefetta, Questora e Sindaca. Risposta, finora: zero. Come sei la città vecchia fosse diventata invisibile, come se non fosse nemmeno degna di un semplice “l’abbiamo ricevuta”.
È il j’accuse che arriva dal fronte del centro storico, dove il documento “per sicurezza, decoro e lavoro” – presentato lo scorso 9 ottobre da La Coscienza di Zena, Via del Campo e Caruggi, Comitato di quartiere Per Prè e PreNottando – sembra essersi perso nei corridoi delle istituzioni.

Una petizione dettagliata, ma nessun dialogo aperto

Il testo è tutt’altro che uno sfogo generico: chiede innanzitutto il “ripristino di condizioni di vivibilità accettabili per abitanti, commercianti e frequentatori”, il “contrasto allo spaccio e all’illegalità diffusa” e la “presa in carico delle persone dipendenti da sostanze in luoghi adeguati”.
Le associazioni domandano una regia unica – anche con un commissario dedicato – e tavoli condivisi su due livelli: l’emergenza quotidiana e una visione strategica della città antica.

Nel dettaglio, il documento elenca dodici capitoli: più controlli contro violenza e inciviltà, sostegno al commercio di vicinato e ai civ, una strategia sul turismo che non schiacci i residenti, aree pedonali concordate con chi in centro storico ci vive e lavora, chiusura e restituzione dei cantieri PNRR/PINQuA (dal civico di Prè 12 ai mercati del Carmine e dello Statuto), incentivi ai restauri privati, mappatura e riuso degli alloggi sfitti, più pulizia e cestini “sabaudi”, bagni pubblici, interventi su tombini-fogne-topi, manutenzione degli impianti e regole chiare sull’arredo urbano, gestione seria della movida.

Tutto questo, ripetono i promotori, “non in ordine sparso ma dentro un progetto multisistemico e multidisciplinare”, in cui sicurezza, politiche sociali, cultura e urbanistica parlino la stessa lingua.

Cocorocchio (La Coscienza di Zena): «Violenza in aumento, qui siamo sempre meno al sicuro»

Ornella Cocorocchio, presidente de La Coscienza di Zena, non nasconde amarezza e rabbia: «La petizione è stata inviata a prefetto, questore e sindaca, non è firmata solo da singoli cittadini ma anche da associazioni che rappresentano centinaia di persone. A oggi non abbiamo ricevuto neppure una telefonata. Ci aspettavamo almeno un confronto, anche duro, ma reale. Invece silenzio».

Cocorocchio insiste su un punto: il documento non è “l’ennesima lista di lamentele”, ma un pacchetto di proposte nate da chi il centro storico lo abita ogni giorno.

Intanto, racconta, la situazione sul campo peggiora: «Le azioni violente sono cresciute. L’altra domenica, con la pioggia, sotto l’archivolto tra piazza Inferiore del Roso e piazza Vittime erano stipati in tanti a farsi, tra cui un noto spacciatore e due ragazze completamente fuori controllo. Quando ho chiesto di spostarsi, le ragazze hanno iniziato a urlare, una ha forzato un contenitore dei rifiuti e ha tirato bottiglie di vetro verso una finestra al primo piano. Il mio vicino ha fatto appena in tempo a chiudere la tapparella. Qualche anno fa la “vecchia malavita” evitava di toccare i residenti; quella fase è finita. Io stessa sono già stata minacciata con cocci di bottiglia».

Alla paura fisica si somma la sensazione di abbandono: «Lo sporco, i rifiuti, l’incuria fanno il resto. È la teoria delle finestre rotte: se lasci tutto degradato, mandi il messaggio che qui vale tutto. Per questo nella petizione insistiamo anche su pulizia, manutenzione, arredo urbano. Non si può parlare di sicurezza ignorando il contesto di degrado visibile a ogni angolo».

Cocorocchio punta il dito anche contro i tempi infiniti di alcuni interventi: edifici ristrutturati e mai assegnati, spazi annunciati come social housing ma ancora chiusi, progetti di riqualificazione partiti a metà. «È paradossale: in una zona fragilissima, dove si concentrano povertà e marginalità, alcuni immobili restano vuoti per anni. È il contrario di ciò che servirebbe».

Spadarotto (Via del Campo e Carruggi): «Polizia locale in prima linea, ma la politica dov’è?»

Ancora più diretto è Christian Spadarotto, portavoce dell’associazione Via del Campo e Carruggi: «Recentemente c’è stata una maxi operazione antidroga della polizia locale. È stato un lavoro importante, ma quasi nessuno lo ha valorizzato come meritava. Poi, le divise stanno facendo la loro parte, però non possono essere l’unica risposta ai problemi del centro storico». In effetti, l’operazione, nata con un’altra giunta e con un altro comandante della polizia locale, è passata in sordina, nemmeno rivendicata politicamente per gli ultimi passaggi maturati con l’attuale giunta. Eppure ha smantellato una vasta associazione a delinquere. Un’altra operazione era stata portata a termine soltanto pochi giorni prima. In totale sono finiti nella rete 50 tra grossisti e spacciatori, ma nessuno ha rivendicato il risultato, quasi come se la nuova gestione dell’amministrazione comunale volesse dare il segnale ai propri sostenitori che si abbandonerà questa linea di operatività. Invece, le due operazioni sono state molto importanti per la vivibilità e la sicurezza dei cittadini, anche se la risposta non può essere l’unica modalità per intervenire.

Spadarotto torna sulla petizione e sull’assenza di risposte: «Tra firme singole e persone rappresentate dalle associazioni parliamo di numeri molto alti. Eppure dall’amministrazione non è arrivato un segnale concreto. Siamo molto delusi: dopo sei mesi ci aspettavamo un cambio di passo, qualche decisione visibile sul territorio. Invece vediamo tanta comunicazione politica e poche misure operative».

Il riferimento è anche alla recente commissione consiliare sul centro storico: «Una commissione monotematica non basta se alla fine resta tutto sulla carta. Noi non siamo interessati alle diatribe tra partiti: chiediamo interventi trasversali, coordinati, che mettano insieme sicurezza, politiche sociali, sostegno al commercio e manutenzione degli spazi. O si affronta il problema a 360 gradi, o le condizioni di vita nel centro storico non potranno migliorare».

“Centro storico non più spezzettato in orticelli”

Le associazioni insistono su un concetto: basta trattare il centro storico come una somma di casi singoli, sestiere per sestiere.
La petizione chiede esplicitamente “un’unitarietà di interlocuzione” e un soggetto istituzionale che tenga insieme i vari livelli decisionali, rendendo conto con aggiornamenti pubblici sullo stato dei lavori.

«Il documento – spiegano i promotori – nasce proprio per evitare che ogni pezzo di città debba ricominciare da zero con il suo piccolo tavolo. Il degrado di Prè non è scollegato da quello della Maddalena o di via del Campo: o si progetta in modo integrato, o si continua a rincorrere l’emergenza».

Per ora però – denunciano Cocorocchio e Spadarotto – la richiesta di un tavolo unitario, con tutti gli attori seduti dalla stessa parte, non ha trovato sbocchi. E la sensazione dei comitati è netta: il centro storico continua a chiedere ascolto, ma le istituzioni, almeno su questa petizione, non rispondono, non prendono in carico coi problemi e non sembrano interessati a dialogare con la cittadinanza. La gente dei carruggi non si è mai sentita così sola. Magari in passato sono arrivate promesse poi non mantenute e sono state fatte scelte infruttuose o sbagliate. Ma almeno qualcuno si era quantomeno premurato di dire ai cittadini che le istanze erano arrivate. «Stavolta – conclude Cocorocchio – siamo riusciti solo a farci rispondere, dietro sollecitazione, dalla presidente del Municipio Centro Est Simona Cosso che la petizione era stata recapitata e dalla segreteria del Sindaco ci hanno detto, sempre su richiesta, che è stata passata agli assessori all’Urbanistica e al Patrimonio. Quindi non l’hanno proprio capita e la stanno sottovalutando. Dovremo per forza richiamare “l’attenzione” con iniziative forti e concrete di protesta». Chiaramente, iniziative non violente, ma perfettamente in grado di avere risonanza mediatica nazionale pur senza cedere al metodo di quelle trasmissioni televisive che sollecitano la pancia della gente usando la situazione del centro storico, come purtroppo si è visto negli ultimi tempi.


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