diritti e sociale 

Casa Raphael, il Comune rivendica il piano d’emergenza: «Tutti al sicuro, ora si apre la fase delle soluzioni definitive»

Dopo lo sgombero disposto dalle autorità, l’assessora al Welfare Cristina Lodi spiega che i 60 ex occupanti – famiglie numerose e persone fragili – sono stati trasferiti in strutture alberghiere con standard igienico-sanitari adeguati. In corso le verifiche della Prefettura per chi ha diritto ai percorsi per richiedenti asilo. Per gli altri interverranno i servizi sociali comunali. Il Sunia critica tempi e modalità, ma da Tursi ricordano che l’accesso alla struttura è stato consentito ai servizi del Comune solo una settimana fa

Lo sgombero di Casa Raphael non ha lasciato per strada nessuno. È il messaggio che arriva dal Comune di Genova al termine di una mattinata complessa, seguita passo passo dai servizi sociali e dagli uffici competenti. «Tutti i nuclei familiari, in gran parte numerosi e con minori, e le persone che vivevano lì da anni in condizioni precarie oggi sono in una sistemazione alberghiera dignitosa, in sicurezza e con condizioni igienico-sanitarie adeguate», ha chiarito l’assessora al Welfare Cristina Lodi, ringraziando la rete istituzionale – prefettura, questura, carabinieri, protezione civile e gli altri assessorati – che ha lavorato “in squadra” per arrivare a questo risultato.

Secondo la ricostruzione del Comune, la vicenda è stata più complessa di quanto apparso dall’esterno: molti degli ex ospiti sono infatti richiedenti asilo o potenziali tali, e dunque la competenza primaria è della Prefettura. Gli operatori comunali hanno potuto accedere all’ex convento solo giovedì scorso per una prima mappatura delle persone presenti e per verificare le condizioni di vita, descritte come «davvero precarie». In sette giorni è stato organizzato un trasferimento provvisorio per tutti, mantenendo uniti i nuclei familiari e predisponendo già per domani ulteriori incontri per la continuità scolastica dei minori.

Parallelamente, la Prefettura ha avviato le verifiche per stabilire chi potrà entrare nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e chi invece dovrà essere seguito direttamente dai servizi sociali del Comune. È una fase transitoria, ma è una fase con tutti dentro.

Su questo punto si è innestata la critica del Sunia, con il segretario generale Bruno Manganaro che, presente in mattinata davanti alla struttura, ha parlato di «situazione inaudita» e di mancata attenzione alle famiglie con bambini, soprattutto rispetto al legame con le scuole del quartiere. Per il sindacato degli inquilini la soluzione alberghiera è «solo emergenziale» e sarebbe stata resa possibile «grazie alla mobilitazione del Sunia e dell’associazionismo», mentre ciò che serve davvero sono soluzioni stabili e durature.

Da Tursi, però, viene ricordato che proprio l’accesso tardivo alla struttura non ha consentito prima una presa in carico completa: solo dopo il via libera è stato possibile fotografare la situazione, e c’è ancora da distinguere tra richiedenti asilo e altre fragilità per attivarsi con i canali appropriati. Il Comune rivendica quindi di aver fatto, nel tempo dato, la cosa più urgente: togliere le persone da una condizione insicura e metterle in un luogo pulito, protetto e separato. La partita della sistemazione definitiva resta aperta e si giocherà nei prossimi giorni, ma ora – sottolinea l’assessora – «tutti sono in sicurezza e tutti vengono monitorati».

Foto di Giorgio Scarfì


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts