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La consigliera rossoverde Francesca Ghio racconta in consiglio comunale gli stupri subiti in casa: «Silenzio complice della società»

Nel suo intervento a proposito di un ordine del giorno sulla Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne proposto da Arianna Viscogliosi (Gruppo Misto), Ghio ha raccontato quanto ha dovuto subire a 12 anni: «Violentata fisicamente e psicologicamente tra le mura di casa mia, ripetutamente per mesi e mesi, da un uomo di cui mi fidavo, da un uomo che nessuno avrebbe pensato potesse essere un mostro»

«Avevo dodici anni, vivevo nel cuore della Genova Bene, avevo appena iniziato la seconda media – ha detto in aula la consigliera rossoverde Francesca Ghio -. Avevo dodici anni quando sono stata violentata fisicamente e psicologicamente tra le mura di casa mia, ripetutamente per mesi e mesi, da un uomo di cui mi fidavo, da un uomo che nessuno avrebbe pensato potesse essere un mostro. Un dirigente genovese, il vostro bravo ragazzo. Lui mi diceva di stare zitta e che dovevo essere il nostro segreto. Dovevo giurargli di non raccontare niente a nessuno mentre sottostavo le sue torture. Il dominio dell’uomo, del padre, la mia mente e il mio corpo sotto la sua autorità, l’emblema del patriarcato. Ma altro io non potevo fare perché nessuno mi ha mai detto che potevo parlarne. Nessuno mi ha mai chiesto perché ero diventata introversa all’improvviso, eppure non sono mai stata una bambina silenziosa. Ma la società intorno corre. Dove corre non si capisce, certo è che non si ferma a guardare chi bene non sta. Perché questa società non ha tempo e non ha spazio per curarsi delle persone. Avanza, costruisce dighe e strade. Avanza verso il progresso e nuove promesse. Avanza dimenticandosi di proteggere e curare il bene prezioso della vita. Così le persone diventano sempre meno importanti, abbandonate, lasciate sole nell’affrontare il proprio dolore. Da una parte il carnefice, dall’altra la sua vittima. In mezzo la sofferenza. Per un pezzo di vita mi sono rassegnata fino a credere che me lo ero meritata. Me la sono cercata, non so bene come, ma non avevo alternativa. Sono arrivata a colpevolizzarmi al punto di ferirmi fisicamente. Mi sono coperta le cicatrici sulle braccia per anni. Nessuno mi ha mai chiesto perché tenessi sempre le maniche lunghe. Ma il dolore era l’unica emozione che mi faceva provare ancora qualcosa. Non ho mai denunciato quell’uomo. Non sapevo neanche che cosa fosse una denuncia a 12 anni. A scuola studiavamo Napoleone Bonaparte. Nessuno parlava di emozioni, consenso, sessualità, sostegno alla fragilità. Nel mondo degli adulti non c’era un singolo volto in cui potevo trovare rifugio e protezione. Quando ho provato a parlarne anni dopo mi sono sentita giudicata. Iniziavo il discorso e notavo disgusto. Ma poi dicevo, sto scherzando. Chiudevo velocemente il discorso. Ho iniziato a fumare a 13 anni. Non mi piaceva fumare, ma mi consolava l’idea che qualcosa bruciasse dentro di me. Quel dolore andava soffocato in qualche modo. Nessuno voleva ascoltarlo e io non avevo gli strumenti per capirlo. Mi guardo indietro oggi e a distanza di decenni nulla è cambiato. Gli uomini continuano a violentare nel silenzio complice di una società che non dà gli strumenti, che non vuole fermarsi a capire. Che ritiene più facile e dignitoso nascondere il problema piuttosto che ammettere che questo cortocircuito è responsabilità del profondo vuoto che le istituzioni scelgono di non colmare. Abbiamo un problema. Abbiamo le soluzioni. Dovremmo solo scegliere di applicarle. Ma le dighe, le strade, i centri commerciali continuano a essere più importanti rispetto alla salute mentale e fisica delle persone. Il 25 novembre è passato. Ci vediamo l’anno prossimo con la conta dei numeri che sull’elenco dei morti, dei cadaveri, chi nel silenzio muore dentro, vittima due volte dello stupratore e della società che guarda dall’altra parte. L’unica differenza è che non staremo più zitte. Nella mia fica farò una bandiera che brillerà nella notte nera».

Il testo dell’Ordine del giorno straordinario, primo firmatario la consigliera Arianna Viscogliosi del gruppo Misto

Il Consiglio Comunale di Genova, premesso che la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita il 25 novembre, rappresenta un’occasione fondamentale per sensibilizzare la comunità su un fenomeno che continua a mietere vittime in Italia e nel mondo, che deve tuttavia essere ricordata tutti i giorni dell’anno, secondo i dati più recenti, femminicidi

In Italia il 62% degli omicidi di donne avviene in ambito familiare o relazionale. Denunce. Ogni anno migliaia di donne denunciano abusi fisici e psicologici, ma molte altre restano intrappolate nel silenzio. Maltrattamenti. Il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nella vita. I recenti episodi di violenza tra giovani, come il femminicidio della 13enne Aurora e il suicidio della 15enne Leo, evidenziano l’urgenza di interventi strutturali per prevenire tali tragedie ed è quindi fondamentale che le scuole diventino luoghi sicuri, sia fisicamente che emotivamente, promuovendo una cultura del rispetto e della gestione sana dei conflitti. È necessario pertanto sensibilizzare Regione Liguria, l’Ufficio Scolastico Regionale e il Governo affinché venga adottata una legge che renda obbligatori programmi educativi sulle relazioni affettive e competenze socio emotive, formazione continua per il personale scolastico, presidi stabili di esperti per supportare la comunità scolastica e un sistema di monitoraggio per garantire l’efficacia degli interventi. Tali misure sono un investimento essenziale per costruire una società più consapevole e rispettosa. L’educazione alla non violenza, il supporto alle vittime, il trattamento dei maltrattanti, il dialogo costante con associazioni e reti territoriali rappresentano le colonne portanti di un approccio sistemico per contrastare la violenza contro le donne.
Con questo ordine del giorno, il Comune di Genova si impegna ad essere un punto di riferimento nella prevenzione, nella sensibilizzazione e nel supporto attivo di tutte le iniziative volte a eliminare ogni forma di violenza di genere. Considerato che nonostante i progressi normativi come il Codice Rosso e l’azione dei centri antiviolenza, è evidente che il contrasto alla violenza richiede un approccio culturale, educativo e sistemico. In particolare, uno, il ruolo delle scuole promuovere percorsi di educazione emotiva e affettiva per sviluppare empatia, consapevolezza e rispetto tra gli studenti, inserire nei programmi scolastici progetti di prevenzione alla violenza di genere in collaborazione con associazioni e professionisti del settore, sensibilizzare i giovani al riconoscimento di comportamenti abusivi sia fisici che psicologici, sensibilizzare le istituzioni regionali scolastiche Liguri e il Governo ad adottare una legge che preveda l’introduzione nelle scuole dei presidi stabili di esperti, professionisti, psicologi, educatori, che promuovano empatia, consapevolezza e resilienza nella comunità scolastica attraverso una legge sull’educazione affettiva nelle scuole.
Due, le associazioni per il trattamento dei maltrattanti sostenere programmi di riabilitazione per uomini e maltrattanti che permettano loro di riconoscere e affrontare comportamenti abusivi spezzando il ciclo della violenza, incentivare il lavoro congiunto tra le associazioni, centri antiviolenza e servizi sociali per un approccio integrato alla prevenzione. Tre, la rete di supporto rafforzare il sostegno ai centri antiviolenza e alle case rifugio, promuovere campagne di sensibilizzazione a livello locale per informare sulle risorse disponibili per le vittime, impegni al sindaco e alla giunta promuovere e sostenere tutte le azioni necessarie espresse in premessa attivandosi affinché vengano realizzate concretamente e a utilizzare le commissioni consigliari come strumento per mettere in rete associazioni, centri antiviolenza, scuole, centri per uomini maltrattanti mantenendo alta l’attenzione sul problema della violenza di genere durante tutto l’anno perché il Comune di Genova si impegna ad essere un riferimento nella prevenzione e contrasto alla violenza di genere promuovendo una società più consapevole e rispettosa. Quindi chiedo se ci sono quindi interventi in dichiarazione di voto su questo ordine del giorno straordinario.

«Abbiamo presentato questo ordine del giorno straordinario proprio in occasione della giornata di contrasto alla violenza di genere che si è tenuta ieri il 25 novembre – ha detto Arianna Viscogliosi -. I dati però non calano, sono sempre una donna ogni tre giorni che viene ammazzata per mano di un uomo violento. Qualcuno ha detto recentemente che questo fenomeno è riconducibile al fenomeno dell’immigrazione, tuttavia i dati ministeriali, i dati Istat sconfessano questa affermazione perché sono invece la maggioranza degli uomini italiani che provocano i femminicidi. Sono stata anche recentemente in carcere insieme all’associazione Nessuno Tocchi Caino e ho potuto apprendere come il 30% degli uomini presenti all’interno del carcere ha commesso reati straniero mentre il 70% è italiano. Quindi il punto non è la nazionalità dei maltrattanti bensì la cultura che sottostà alla violenza e non è neanche il grado sociale non sono i più poveri che causano questi reati. Non è una questione di etnia, neanche di grado sociale è proprio una cultura della violenza. Bisogna andare alla radice di questa cultura ed è per questo che quest’Ordine del Giorno ha posto l’enfasi sulle scuole e sul ruolo educativo che deve avere già la famiglia, però anche le scuole e la necessità anche di prevedere dei presidi sicuri perché c’è questo fenomeno emergente che vede proprio i ragazzi giovani commettere atti di violenza che possono addirittura causare la morte. Quindi non possiamo girarci dall’altra parte, dobbiamo appunto pensare sicuramente a livello regionale, a livello governativo di prevedere dei presidi all’interno delle scuole. Questa è una richiesta, una petizione che arriva proprio da un maestro educatore delle elementari che però sta raggiungendo tantissime famiglie preoccupate e stanno richiedendo proprio questo presidio per creare delle scuole più sicure. Quindi quest’Odg vuole proprio rappresentare l’impegno del Consiglio Comunale ad affrontare questo problema sotto il profilo della prevenzione, quindi attraverso un ruolo educativo all’interno delle scuole, attraverso un sostegno alle vittime, quindi un sostegno ai centri di violenza e anche alle associazioni degli uomini maltrattanti che sono appunto causa di questi eventi dannosi».

«Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale appunto per l’eliminazione della violenza contro le donne – ha detto Fabio Ceraudo, consigliere del M5S – Una ricorrenza istituita appunto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che in questa data invita i governi e l’organizzazione internazionale Odg a organizzare attività, a volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani. Sì, perché la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani. La violenza ha effetti negativi a breve e lungo termine sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva della vittima. Le conseguenze possono determinare per le donne isolamento, incapacità di lavorare, limitata capacità di prendersi cura di se stessa e dei propri figli. I bambini assistono alla violenza all’interno dei nuclei familiari possono soffrire di disturbi emotivi e del comportamento. Gli effetti della violenza di genere si ripercuotono nel benessere e nell’intera comunità. Nel mondo della violenza contro le donne interessa appunto una donna su tre. In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subito nel corso della propria vita qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner ed ex-partner. I disturbi sono stati commessi per il 62% da ex-partner. Gli omicidi volontari appunto sono aumentati nel 2024 a 78 omicidi di cui 26 per mano appunto di ex-partner. In Liguria abbiamo ben 50 telefonate al mese al 15-22 un aumento sempre maggiore di segnalazioni nella nostra regione che preoccupa e che deve farci assolutamente riflettere per mettere in campo più strumenti possibili contro questa piaga. A Genova il primo protocollo contro la violenza di genere era un percorso dedicato agli uomini che hanno manifestato disturbi e comportamenti mentali nella relazione e hanno usato violenza contro le donne. Ma non basta certamente. Gli ultimi casi emblematici ci fanno assolutamente riflettere sull’emergenza che stiamo vivendo e sulla piaga che bisogna eliminare. Interventi che vanno fatti nel nostro tessuto sociale e sull’educazione civica. Interventi che necessitano essere applicati anche all’amministrazione pubblica e al Comune finanziando centri per l’ascolto e sportagli anti-violenza. Mio padre amava sempre dirmi una frase buonanima le donne non vanno toccate assolutamente neanche con un fiore perché ci vuole rispetto e amore perché loro ci hanno creato e come uomo io rispetto le donne».

«Desidero ringraziare la consigliera Viscogliosi per aver presentato questo ordine del giorno straordinario che ci dà l’opportunità di porre l’attenzione sui tanti, troppi femminicidi che sono avvenuti nell’ultimo anno – ha detto Tiziana Notarnicola di Vince Genova -. Mi rivolgo a voi in veste di rappresentante di questa comunità per discutere un tema di cruciale importanza la violenza contro le donne. In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è nostro dovere riflettere sugli ultimi tragici eventi che hanno coinvolto donne sempre più giovani, direi quasi bambine di età compresa tra i 13 e i 18 anni. Questi femminicidi ci ricordano dolorosamente quanto sia urgente e necessario il nostro impegno. La violenza di genere non è solo un problema individuale ma è una questione sociale, direi, come ha detto la collega Viscogliosi, socioculturale che necessita di risposte strutturate e condivise. E’ importante che famiglia e scuola siano unite in un patto educativo di corresponsabilità per un tema così importante come l’educazione all’affettività e all’emotività. Sempre più abbiamo a scuola, e io sono insegnante e ve lo posso testimoniare, bambini che non sanno gestire la rabbia e questo è un segnale d’allarme. Dobbiamo riconoscere che l’educazione sessuale e l’educazione all’affettività non può e non deve essere delegata unicamente alla scuola. La scuola certamente ha un ruolo importante ma è nella famiglia che iniziano, negli anni più che precoci, le basi per le relazioni sane e rispettose. È essenziale che le famiglie diventino luoghi sicuri dove i giovani possano essere ascoltati, guidati e supportati nell’apprendere come instaurare legami affettivi rispettosi basati sull’uguaglianza e sulla valorizzazione mutua. La scuola può e deve supportare questo processo ma la responsabilità primaria resta nelle mani dei genitori. Il Comune, la Regione Liguria e lo Stato devono impegnarsi con determinazione in base alle proprie competenze a migliorare sia le leggi che il sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli che purtroppo spesso sono vittime di una violenza assistita. È necessario potenziare i servizi di supporto psicologico, legale e sociale garantendo un rapido accesso sicuro a tutte le SOS disponibili. Chiediamo quindi un impegno concreto da parte di tutte le istituzioni per rafforzare le leggi esistenti e introdurre nuove misure che proteggano le donne e i minori dalla violenza, aumentare i fondi destinati ai centri antiviolenza e case rifugio, promuovere campagne di sensibilizzazione che coinvolgano tutte le comunità. Quindi ringrazio il Sindaco, il Presidente della Regione e il Vice-Sindaco, futuro nostro Sindaco, per la loro ASTAG Io No nella campagna contro la violenza sulle donne. Grazie.

«Io, invece – ha detto Rita Bruzzone, consigliera Pd – ha detto intendo ringraziare la collega Viscogliosi innanzitutto, perché nella sua introduzione a quest’ordine del giorno straordinario fa proprio riferimento a quanto avrei affermato io, ossia smentisce il Presidente del Consiglio, ancora di più smentisce le parole di un Ministro che si dovrebbe proprio occupare di educazione, perché l’affermazione è ci sono ancora nel nostro paese residui di maschilismo che è ideologico e è ideologico ritenere il patriarcato responsabile della violenza delle donne. Io credo che sia stato detto qualcosa di meramente inaccettabile, tra l’altro di fronte a un padre che ha subito sulla pelle della propria figlia un gravissimo femminicidio. Vi rispondo come ha risposto Cecchettin: “La violenza è violenza, indipendentemente da dove si arriva. Non farei un tema di colore, ma di azione e di concetto”, perché guardate, l’ho detto la settimana scorsa nella presentazione dell’altro ordine del giorno riferito allo sportale antiviolenza per le studentesse universitarie. La violenza di genere, di cui il femminicidio è l’apice massimo, violenza che si perpetua ogni giorno in ogni famiglia, indipendentemente dal ceto sociale, anzi più alto è il ceto sociale e maggiore sono questi danni, è un qualcosa che è strutturale ed è culturale. Io faccio riferimento, perché ho poco tempo, a quella che è la commissione parlamentare d’inchiesta, a cui hanno partecipato in maniera trasversale moltissime deputate della Repubblica, indipendentemente dalla ragione politica che lì le ha portate. La commissione è chiamata in primo luogo a svolgere le indagini e gli approfondimenti necessari a comprendere le dimensioni reali del fenomeno del femminicidio nel nostro Paese. Un fenomeno non facile da delineare e perimetrare in modo chiaro è di conseguenza di difficile conoscibilità, anche a causa di una profonda sacca di sommerso che è uno dei problemi più gravi da affrontare. In tutto quello sono moltissime pagine, vi invito a leggerle, ma arrivo al punto 341 che è la formazione scolastica, perché se è vero che deve esistere un patto di corresponsabilità come è stato foccato dalla collega, ci sono dei programmi scolastici che vanno oltre i patti di corresponsabilità, perché nella maggior parte dei casi la violenza è dentro le famiglie e se noi chiediamo a un genitore violento di aderire a un patto di corresponsabilità per l’educazione all’affettività, abbiamo un problema da educatori. Perché se è vero che il primo problema in famiglia, la quale è deputata sicuramente all’educazione dei figli, la scuola ha un compito fondamentale e vorrei richiamare tre articoli della Costituzione. I tre articoli della Costituzione sono l’articolo 30, 33 e 34 perché la famiglia deve sicuramente occuparsi dei figli, ma lo Stato ha ugualmente un compito molto importante»

Aimé «Tutti siamo chiamati a dire no ad ogni violenza contro le donne e le bambine – ha detto nel suo intervento Paolo Aimé, capogruppo di Forza Italia -. Dobbiamo lottare insieme perché i diritti umani e la dignità siano riconosciuti ad ogni persona. Lo scrive Papa Francesco nel giorno in cui si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Da come trattiamo la donna, in tutte le sue dimensioni, si rivela il nostro grado di umanità. La violenza sulle donne è una velenosa gramigna che afflige la nostra società. L’appello è non restare indifferenti ed agire subito a tutti i livelli, con determinazione, urgenza e coraggio per dare voce a tutte le donne. In troppi luoghi e troppe situazioni, le donne sono messe in secondo piano, considerate inferiori come oggetti. Quando una persona è ridotta ad una cosa, non se ne vede più la dignità. La si considera solo una proprietà di cui si può disporre in tutto, fino addirittura a sopprimerla. Come gruppo di Forza Italia, votiamo convintamente a favore di questo Ordine del Giorno e ringrazio di cuore dei proponenti».

L’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità, con 22 voti favorevoli.

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