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Col progetto europeo per l’imprenditorialità nelle aree urbane storiche il Comune promuove edicole votive multimediali di religione cattolica

I finanziamenti del progetto europeo Hub-In a disposizione del Comune di Genova sono consistenti, pari a 559.251 euro, e dovrebbero servire (appunto secondo il progetto europeo) a «pilotare l’innovazione sociale e accelerare l’imprenditorialità sostenibile» e creare «Industrie culturali e creative, nuovi stili di vita, luoghi resilienti e connessi alle persone». L’assessorato al Commercio e alle Tradizioni di Tursi li ha usati (speriamo solo in parte) per una edicola 2.0 (“la prima”, si legge nel comunicato, il che fa presumere che ne arriveranno altre), la cui inaugurazione è stata celebrata una passeggiata in via del Campo «sulle tracce della canzone di Fabrizio De André attraverso installazioni luminose». L’assessore Bordilli dichiara: «Continuiamo a promuovere l’innovazione e l’imprenditorialità nelle aree urbane storiche». In che modo? Con un’edicola votiva cattolica e «Preservandone l’identità unica e i valori naturali, culturali e sociali». Che non è esattamente lo scopo del bando, ma, piuttosto, l’impostazione ideologica della destra

Dio, patria e (sacra) famiglia. Con i fondi europei del progetto europeo Hub-In. Dove la religione cattolica (ricordiamolo, in uno stato laico quale è l’Italia, dove si deve garantire per Costituzione la libertà di culti o di non culto di ognuno) è elemento trascinante anche con gli elementi iconografici, la “patria” è intesa nella concezione tanto naïf di orgoglio locale da movimento indipendentista al pesto che sta alla base della creazione della Festa della Bandiera e la famiglia viene intesa (alla luce dell’approccio del Comune al Gay Pride) esclusivamente come quella definita “tradizionale”.

Così, invece di pensare a restauri che sarebbero opportuni (magari non coi fondi del progetto Hub-In che, a leggere il sito specifico, sono indirizzati ad altro) l’assessorato a Commercio e Tradizioni del Comune retto da Paola Bordilli ha deciso di investire nella rianimazione della devozione popolare risalenti al Medioevo. Più precisamente: «Prendendo spunto dalle edicole votive del centro storico di Genova, che custodiscono le vere storie della devozione popolare risalenti al Medioevo, il progetto, realizzato da Liliana Ladeluca, docente di Illuminotecnica dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, ha voluto richiamare l’attenzione su quelle edicole presenti nel centro storico di Genova private di effigi preziose. Si è sviluppata, così, una ricerca artistica e creativa che ha visto protagonisti gli studenti e le studentesse del biennio di pittura, che hanno lavorato su tecniche diverse interpretando maternità, crocifissioni, Madonne con bambino e figure di Santi». Insomma «maternità, crocifissioni, Madonne con bambino e figure di Santi» invece di (citiamo dagli scopi del progetto pubblicati sul sito dello stesso Comune di Genova) «attività di co-creazione e di co-design in tre cluster significativi con un potenziale di trasformazione degli HUA (aree urbane storiche n. d. r.): industrie culturali e creative, nuovi stili di vita, luoghi resilienti e connessi alle persone». Si legge anche che « Gli obiettivi saranno raggiunti con la seguente metodologia: costruire un ecosistema di Hub interconnessi per accelerare la rigenerazione urbana in otto HUA, creare valore negli Hub pilota, pilotare l’innovazione sociale e accelerare l’imprenditorialità sostenibile negli HUA, confezionare, incrementare e valorizzare i risultati e creare una rete globale collaborativa di Hub di innovazione e imprenditorialità negli HUA, creare lo spazio digitale HUB-IN».

Il solerte comunicato del Comune prosegue: «In occasione dell’inaugurazione della prima edicola votiva multimediale, il progetto prosegue con “Passaggi di luce”, una passeggiata in via del Campo e dintorni sulle tracce della canzone di Fabrizio De André». Vien da pensare che chi ha varato questa inedita e forzatissima liaison tra la religione cattolica e Faber non abbia mai ascoltato veramente e compreso le sue canzoni, che non sono un motivetto orecchiabile che si canta alle gite con la parrocchia o col Cral, ma profonda denuncia sociale contro i sepolcri imbiancati. Tema ancora attualissimo.

Non unica, ma una su tutte, la canzone “Il testamento di Tito”, dell’album “La Buona Novella” di cui, lo stesso De André, diceva nei concerti, che è un’«Allegoria che si precisa nel paragone tra le istanze migliori e più sensate della rivolta del ’68 e le istanze dal punto di vista spirituale sicuramente più elevate, ma dal punto di vista etico sociale molto simili che un signore, 1969 anni prima, aveva fatto contro gli abusi potere, i soprusi dell’autorità, nel nome di un egualitarismo e di una fratellanza universale. Si chiamava Gesù di Nazareth ed è stato ed è rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Non ho voluto inoltrarmi in sentieri per me difficilmente percorribili come la metafisca o addirittura la teologia. Prima di tutto perché non ci capisco niente, In secondo luogo perché ho sempre pensato che se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarselo, che è esattamente quello che l’uomo ha fatto da quando ha messo i piedi sulla terra». Da qui la scarsa opportunità di utilizzare la figura di De André nel quadro di iniziative che ammiccano più che apertamente alla religione cattolica e nella ripetuta banalizzazione del messaggio del cantautore-poeta applicato a istanze diametralmente opposte sotto il profilo ideologico.

Ecco il testo e il video

Il testamento di Tito

Non avrai altro Dio all’infuori di me
Spesso mi ha fatto pensare
Genti diverse venute dall’est
Dicevan che in fondo era uguale

Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male
Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male

Non nominare il nome di Dio
Non nominarlo invano
Con un coltello piantato nel fianco
Gridai la mia pena e il suo nome

Ma forse era stanco, forse troppo occupato
E non ascoltò il mio dolore
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
Davvero lo nominai invano

Onora il padre, onora la madre
E onora anche il loro bastone
Bacia la mano che ruppe il tuo naso
Perché le chiedevi un boccone

Quando a mio padre si fermò il cuore
Non ho provato dolore
Quanto a mio padre si fermò il cuore
Non ho provato dolore

Ricorda di santificare le feste
Facile per noi ladroni
Entrare nei templi che rigurgitan salmi
Di schiavi e dei loro padroni

Senza finire legati agli altari
Sgozzati come animali
Senza finire legati agli altari
Sgozzati come animali

Il quinto dice non devi rubare
E forse io l’ho rispettato
Vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
Di quelli che avevan rubato

Ma io, senza legge, rubai in nome mio
Quegli altri nel nome di Dio
Ma io, senza legge, rubai in nome mio
Quegli altri nel nome di Dio

Non commettere atti che non siano puri
Cioè non disperdere il seme
Feconda una donna ogni volta che l’ami
Così sarai uomo di fede

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
E tanti ne uccide la fame
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore
Ma non ho creato dolore

Il settimo dice non ammazzare
Se del cielo vuoi essere degno
Guardatela oggi, questa legge di Dio
Tre volte inchiodata nel legno

Guardate la fine di quel nazzareno
E un ladro non muore di meno
Guardate la fine di quel nazzareno
E un ladro non muore di meno

Non dire falsa testimonianza
E aiutali a uccidere un uomo
Lo sanno a memoria il diritto divino
E scordano sempre il perdono

Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
E no, non ne provo dolore
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
E no, non ne provo dolore

Non desiderare la roba degli altri
Non desiderarne la sposa
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
Che hanno una donna e qualcosa

Nei letti degli altri già caldi d’amore
Non ho provato dolore
L’invidia di ieri non è già finita
Stasera vi invidio la vita

Ma adesso che viene la sera ed il buio
Mi toglie il dolore dagli occhi
E scivola il sole al di là delle dune
A violentare altre notti

Io nel vedere quest’uomo che muore
Madre, io provo dolore
Nella pietà che non cede al rancore
Madre, ho imparato l’amore

Sempre il testo del comunicato del comune recita: «La passeggiata in Via del Campo prevede diverse tappe e installazioni, che riportano strofe di due canzoni di Fabrizio de André: La Città Vecchia, che introduce il visitatore al centro storico di Genova, patrimonio UNESCO e Via del Campo, la strada amata e cantata dal cantautore genovese». Non per essere pignoli, ma i testi delle canzoni sono tutt’altro che uno slogan di promozione turistica. Ricordiamo che De Andrè fotografa la città vecchia del suo tempo (ma del tutto paragonabile, con l’aggiornamento sociale di ormai quasi 60 anni – la canzone è del 1966 – a quella del nostro tempo) e ne descrive i personaggi (prostitute, perdigiorno, ubriaconi e malviventi: il letame da cui “nascono i fior”), mettendo alla berlina i bigotti come il “vecchio professore” che «cosa vai cercando in quel portone? Forse quella che sola ti può dare una lezione Quella che di giorno chiami con disprezzo “pubblica moglie” (definizione imposta dalla censura che allora interveniva anche sui testi delle canzoni, le parole originali erano “specie di troia” n.d.r.). Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie».


Ricordiamo anche che la “Graziosa” della canzone “Via del Campo” era una trans e quindi è fortemente inopportuno che un’amministrazione comunale che da sempre fa la guerra al Gay Pride la usi, letteralmente, come inno, per di più orientato alla promozione turistica.

La città vecchia

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
Ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi
Una bimba canta la canzone antica della donnaccia
Quel che ancor non sai, tu lo imparerai solo qui fra le mie braccia
E se alla sua età lei difetterà la competenza
Presto affinerà le capacità con l’esperienza
Dove sono andati i tempi d’una volta, per Giunone
Quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
Quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
Li troverai là col tempo che fa estate e inverno
A stratracannare, a stramaledir le donne, il tempo ed il governo
Loro cercan là la felicità dentro a un bicchiere
Per dimenticare d’esser stati presi per il sedere
Ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
Porteran sul viso l’ombra d’un sorriso fra le braccia della morte

Vecchio professore, cosa vai cercando in quel portone?
Forse quella che sola ti può dare una lezione
Quella che di giorno chiami con disprezzo “pubblica moglie”
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie
Tu la cercherai, tu la invocherai più d’una notte
Ti alzerai disfatto, rimandando tutto al 27
Quando incasserai, delapiderai mezza pensione
Diecimila lire per sentirti dire “micio bello” e “bamboccione”

Se t’inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell’aria spessa, carica di sale, gonfia di odori
Lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano
Quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano
Se tu penserai e giudicherai da buon borghese
Li condannerai a cinquemila anni più le spese
Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo

Via del Campo

Via del Campo, c’è una graziosa
Gli occhi grandi color di foglia
Tutta notte sta sulla soglia
Vende a tutti la stessa rosa
Via del Campo, c’è una bambina
Con le labbra color rugiada
Gli occhi grigi come la strada
Nascon fiori dove cammina
Via del Campo, c’è una puttana
Gli occhi grandi color di foglia
Se di amarla ti vien la voglia
Basta prenderla per la mano
E ti sembra di andar lontano
Lei ti guarda con un sorriso
Non credevi che il paradiso
Fosse solo lì al primo piano
Via del Campo, ci va un illuso
A pregarla di maritare
A vederla salir le scale
Fino a quando il balcone è chiuso
Ama e ridi se amor risponde
Piangi forte se non ti sente
Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior
Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior

«Il progetto UE Hub-in continua il suo percorso nel centro storico con finalità che prevedono la realizzazione di una importante rete di innovazione e imprenditorialità – dichiara, nel comunicato, l’assessore al Commercio e Tradizioni del Comune Paola -. Con l’inaugurazione di questa edicola votiva multimediale in piazza Santa Fede, e con Passaggi di luce”, una passeggiata in via del Campo sulle tracce della canzone di Fabrizio De André attraverso installazioni luminose, continuiamo a promuovere l’innovazione e l’imprenditorialità nelle aree urbane storiche, preservandone l’identità unica e i valori naturali, culturali e sociali». Quantomeno a noi (e certamente per nostra colpa), come edicole votive religiose 2.0 possano traguardare i fini del progetto europeo risulta un mistero.

E anche la dichiarazione del presidente del Municipio Centro Est Andrea Carratù che chiude il comunicato di Tursi, pur nella sua cripticità obbligata dall’appartenenza allo stesso partito dell’assessora, appare con un forte invito alla concretezza per raggiungere gli obiettivi: «Stiamo portando avanti numerosi progetti all’interno di HUB-In – dichiara Carratù – con cui vogliamo invertire le tendenze all’abbandono del patrimonio storico in modo sistemico, attraverso la creazione di reti di Hub, dove l’innovazione è il motore principale. E ci aspettiamo che HUB-IN avrà anche un impatto diretto sulla creazione di nuove opportunità sostenibili per le imprese tradizionali locali e per lo sviluppo di nuove competenze creative e di nuovi posti di lavoro». “Ci aspettiamo”, perché, per adesso si vedono solo moderne edicole votive. E chissà se è un caso che ultimamente Bordilli sia presente sempre più spesso e citatissima agli eventi della Curia genovese.

Va ricordato anche che, piaccia o no, la zona in cui è stata installata l’edicola votiva multimediale, che si trova in piazza Santa Fede, presso l’anagrafe del Municipio I, è molto popolata da stranieri di diverse religioni, spesso “degradati” ai soli gruppi di pusher che operano in loco, e che invece sono per la maggior parte persone e famiglie che vivono, lavorano e vanno a scuola nella nostra città. Forse sarebbe più opportuno, invece di imporre immagini sacre di una religione che non è la loro, favorire l’inclusione e la coabitazione pacifica. Il rispetto della sensibilità religiosa di tutti è sancito dall’articolo 19 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Bisogna anche ricordare che dal 1948 la Costituzione Repubblicana garantisce, nell’articolo 3, l’uguaglianza degli individui a prescindere dalla religione, il che rappresenterebbe l’abolizione della religione di Stato in Italia. A ciò si giunse ufficialmente nel 1984, con la revisione dei Patti Lateranensi nel Protocollo addizionale, punto 1, del 18 febbraio di quell’anno (“Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano”) e con la sentenza N.203/1989 della Corte Costituzionale, che sancisce che la laicità è un principio supremo dello Stato, e quindi anche l’operato delle civiche amministrazioni dovrebbe essere orientato a questo principio.
Ma forse è chieder troppo a chi scambia De André per un paladino della promozione turistica “al pesto” pensata come calamita del turismo di massa anziché di quello culturale (che ha maggiori ricadute sulle imprese locali e consuma meno il territorio) o, addirittura, come tema principe di pura e semplice promozione elettorale.

In copertina: combo con due foto dell’edicola 2.0 inviate dal Comune e della foto (postata sulla bacheca pubblica dell’assessore) di Bordilli con il leader del suo partito (la Lega), Matteo Salvini, durante la recente visita a Genova

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