Rolli Days, la crisi. Visitatori: -12,5% e forte calo dei non residenti. Anatomia del declino

La manifestazione si è ridotta a un contenitore di trascinamento per eventi che con la cultura e persino col turismo culturale hanno poco a che fare. Una linea perfettamente incastonata nella quadro di banalizzazione della cultura avviato nella falsa convinzione che vada resa “pop” per includere tutti in eventi ibridi a basso peso specifico invece di lavorare per consentire a tutti di comprendere e appassionarsi. È diventata anche una palestra per divulgatori scientifici, a servizio del concetto di “scuola di formazione” in rampa di lancio. Con buona pace delle guide turistiche

Il comunicato del Comune è, come sempre, trionfalistico e finisce ribaltato tal quale sui media. Nessuno si accorge che il “grande trionfo” comunicato con toni apologetici, in realtà, è un grande tonfo di numeri: un calo di 10 mila partecipanti (da 80 a 70 mila, cioè -12,5%) sui Rolli Days primaverili (in alta stagione) del 2023 (i dati non sono confrontabili con quelli autunnali e/o invernali, in bassa stagione turistica) nonostante il conteggio includa tutti gli eventi collegati, alcuni dei quali decisamente fuori contesto. Negli anni scorsi furono festicciole nei musei, con mandrie di festanti ben poco interessati al concetto di Rolly Days, che sciamavano per le sale, con grave rischio per il patrimonio, stavolta è stata una gara podistica con gli iscritti che hanno fatto numero sul pallottoliere dei partecipanti: sono stati 500. Intendiamoci, gran parte delle visite ai palazzi sono andate “sold out” e lo erano molto prima delle tre giornate di iniziative del fine settimana. Significa che il numero, oggi, si gioca non sulle visite ai palazzi (che più di tanto non si possono riempire, casomai, cambiando la formula, si potrebbe tornare a includere i palazzi i cui proprietari si sono sfilati nel tempo), ma sugli eventi collaterali che però spesso non hanno adeguata dimensione culturale. Di fatto, questi Rolli Days di primavera hanno totalizzato tani visitatori quanti quelli dei Rolli Days di autunno 2022. Sempre secondo i comunicati ufficiali, numeri dell’evento primaverile del 2023 conteggia solo le visite, quello del 2024 anche la presenza agli eventi. Ci fa notare un lettore che nel 2023 le giornate furono quattro e non tre, vero, ma il numero rimane comunque più basso, pari a quello del 2022, in cui, però, furono conteggiati solo i visitatori e non i partecipanti delle iniziative collaterali e, tantomeno 500 podisti.
Sotto: le prime righe del comunicato dell’edizione primaverile 2023 e quelle del comunicato dell’edizione primaverile 2024



Quasi 7mila visitatori non residenti in meno
Più significato è certamente il calo dei visitatori non residenti. Secondo i dati comunicati dal Comune oggi e nel 2023, passa, dal 41% al 37%, con un calo del 4%, ma su un numero inferiore di visitatori, che in termini assoluti significa che sono scesi da circa 32.800 a circa 25.900 e sono stati, quindi, 6.900 in meno in tre giorni. È bene sottolineare che in questo numero sono compresi tutti quelli che non risiedono in Liguria. Quindi il turista inglese come quello di Piacenza, Arquata o Serravalle Scrivia, che certo non dorme nelle strutture genovesi e la sera se ne torna a casa per cenare e riposare, determinando una scarsa ricaduta economica sul territorio. E se il numero totale, se fosse al netto delle manifestazioni e manifestazioncine collegate, è poco importante (spiegheremo poi perché), il vero problema è che i Rolli Days diventano sempre più provinciali e, di conseguenza, meno attrattivi. Per fare numeri si collegano manifestazioni di ogni genere, anche totalmente disomogenee, che sviliscono il “prodotto culturale” e disincentivano la partecipazioni di chi è davvero interessato a eventi culturali di qualità. È un cane che si morde la coda.
L’errore di approccio che è peccato originale
I Rolli Days vengono promossi a sufficienza fuori dai confini? E, se questo accade, siamo in grado di offrire un prodotto che giustifichi lo spostamento del turismo culturale? Sempre meno, pare. Certo che nessuno scende dalla Svizzera o arriva dalla Francia per una festicciola per bambini al museo (non un laboratorio o un eventi educativo, proprio una festicciola), per un dj set o per una gara podistica. L’errore di fondo è certamente quello di puntare a «coinvolgere i turisti presenti» (come si legge sul comunicato del Comune) e non a portare visitatori-turisti sul territorio. Ed è il peccato originale, il macroscopico errore di impostazione. Basta chiedere agli albergatori per capire che nessuno viene a dormire a Genova per partecipare ai Rolli Days. Ed è questo che misura l’esatta proporzione del fatto che l’obiettivo turistico e di promozione a vantaggio della città e della sua economia è tragicamente mancato.
Il numero dei visitatori è importante?
Il numero dei visitatori è importante? Dipende. Il turismo culturale traguarda la qualità, non la quantità dei partecipanti, anche se guarda alla ricaduta reale sul territorio. Per dirla fuori dai denti, il turismo culturale causa una ricaduta economica procapite (turista/giorno) pari a dieci volte quello del turismo croceristico, che è il più povero in assoluto, più povero anche di quello mordi e fuggi “in giornata” perché il crocerista mangia e beve a bordo mentre tra quelli che arrivano da territori vicini, magari solo per portare i bambini all’Acquario, qualcuno che compra un panino o mangia al ristorante c’è. Ed è per questo che dovremmo valutare bene costi diretti e indiretti e ricadute/benefici prima di asservire la città alle crociere, ma questa è un’altra storia.
Quantità e qualità
Dicevamo: la quantità non è importante in senso assoluto per un evento culturale. Si diceva anche che i Rolli non sono adatti ad accogliere il turismo di massa. Al netto dei conteggi ipertrofici dei visitatori dei primi anni di Rolli Days, fatti in regime spannometrico (non esisteva un reale conteggio mentre ora ci sono le prenotazioni online) e con affluenze oceaniche con code e che hanno fatto registrare persino qualche danno all’interno dei palazzi, è il Comune a dare importanza al numero, con comunicati improntati su quel dato. Quello dell’ultimo anno, primo di raffronto con i precedenti, parla apertamente di «grande successo», «formula vincente», «progettazione culturale di alta qualità». Un auto-giudizio che è apologia degli organizzatori nell’ottica sempiterna della promozione di politici-amministratori e responsabili a vario titolo. Bisognerebbe, invece, cominciare a ragionare sulle criticità per non gettare via l’occasione e correggere il tiro. Dati alla mano. I Rolli Days non sono attrattivi fuori dai confini della città (in realtà lo sono sempre stati molto poco e ora lo sono anche di meno) e rischiano di diventare ogni anno di più un evento “a chilometri zero”, tanta propaganda locale e poco arrosto.
Il turismo sostenibile e gli eventi sostenibili
Una situazione che rischia di gettare via la grande opportunità della presenza del patrimonio Unesco in città, sia sotto il profilo strettamente culturale sia sotto il profilo turistico, due piani differenti che, se tutto viene bene organizzato, non sempre è demoniaco considerare paralleli. Il problema non è “svilire la cultura col turismo”, ma svilirla col turismo di massa. A cui, se ne avessero la forza (ma non la hanno), tenderebbero le iniziative collaterali.
Le manifestazioni disomogenee, tra l’altro creano fenomeni che danneggiano il clima favorevole al turismo culturale: prove suono per i concerti alle 7:30 del mattino, megafoni delle gare e schiamazzi vari non sono il massimo né per i residenti né per i turisti che dormono nelle strutture ricettive della zona. L’eccessiva banalizzazione dell’evento raccoglie voci critiche tra i proprietari dei palazzi, alcuni dei quali hanno scelto di sfilarsi dall’iniziativa.
I divulgatori: i Rolli Days sono soggetto o strumento?
Analizzando i comunicato del Comune si capisce che, da strumento, i divulgatori sono diventati elemento centrale: sono citati in ogni comunicato e il capitolo a loro dedicato viene scritto sempre in neretto. L’impressione è che si tiri l’acqua al mulino della “Rolli Academy” che Giacomo Montanari, direttore scientifico e patron dei Rolli Days, teorizza da tempo e che ora pare abbia trovato concretezza in un progetto dei Friends of Genova, la fondazione privata che lavora per «restituire a Genova il suo ruolo di protagonista negli scambi internazionali, che le spetta storicamente, attraverso restauri, promozione di eventi culturali di portata internazionale, iniziative per la formazione dei giovani, promozione di innovazione tecnologica», come si legge sul sito. Si tratterebbe di una scuola di alta formazione per divulgatori culturali, di per sé positiva, ma non se riduce i Rolli Days a campo di pratica e se la manifestazione finisce per diventare suo strumento. Di positivo c’è che Giacomo Montanari ha sempre combattuto perché ai divulgatori dei Rolli Days venisse riconosciuto almeno un rimborso spese e perché si costituisse una sorta di albo. Entrambe le cose sono state concretizzate. L’altra faccia della medaglia è lo sguardo critico e preoccupato con cui le guide turistiche abilitate (quindi professionisti formati e certificati che vivono del loro lavoro) guardano quello che vedono come un tentativo di sostituzione a buon mercato. «Il numero di divulgatori scientifici coinvolti in questa edizione è stato di 90, con 42 giovani professionisti provenienti da altre regioni italiane» si legge nel comunicato del Comune. E che i Rolli Days siano diventati banco di prova e motore della formazione è evidente. Anche in questo caso occorre valutare costi e benefici per la città e per la sua economia.
Perché non organizzare un grande evento culturale?
Nota positiva di questa edizione della manifestazione sono certamente i concerti: «Sold out L’Opera a Palazzo, che per la prima volta a Genova, ha portato alcune delle opere liriche più famose all’interno degli atri e dei saloni di Villa Pallavicino delle Peschiere (La traviata, con 150 posti) e Palazzo della Meridiana (dove La Tosca ha coinvolto oltre 100 persone)» fa sapere i Comune. Non sarebbe il caso di organizzare un grande evento di musica classica al Carlo Felice, realmente attrattivo, anche per convincere chi viene da distanze medio-brevi a restare per la notte?
La formula ha fatto il suo tempo, ma cambiarla spalmandola sull’anno lascia intuire un rischio
Infine, la formula “Rolli Days” è ancora interessante e spendibile fuori dai confini, se mai lo si è fatto davvero? O sarebbe meglio accompagnare al “grande evento” (meglio strutturato, magari con convegni scientifici di valore assoluto e spettacoli “omologhi” di musica classica e balletto, in modo da attrarre davvero il turismo culturale, quello vero) un programma annuale? L’importante è che gli eventi spalmati sull’arco dell’anno siano davvero un momento di fruizione culturale e, perché no, di richiamo turistico e non solo un modo di garantire un impegno continuato per i divulgatori culturali e, quindi, concorrenza bella e buona per le guide turistiche.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.