San Fruttuoso, la ricorrenza del patrono. Dalla Spagna arriva il metropolita di Tarragona e alloggia a Villa Migone

Dopo la messa di ieri, celebrata dall’alto prelato spagnolo, i festeggiamenti della parrocchia di piazza Martinez prevedono oggi, domenica 14, alle 10:30 una nuova celebrazione religiosa seguita dalla processione in piazza Martinez e con la partecipazione della Cappella Musicale della Cattedrale di San Lorenzo, seguita da un pranzo comunitario. Seguirà la messa delle 18:30 con il coro del Maestro Enrico Sobrero

In occasione dei festeggiamenti previsti per questo fine settimana nella parrocchia di San Fruttuoso l’arcivescovo Joan Planella I Barnosell, metropolita di Tarragona, in Spagna, si è unito alle celebrazioni del quartiere, su invito del parroco Don Alessandro Campanella.

Questo perché le due arcidiocesi condividono la venerazione del Santo, tanto da dar vita negli ultimi anni a una sorta di gemellaggio, che ha portato a scambi tra i rispettivi rappresentanti.
A Genova, sua eccellenza Planella I Barnosell soggiorna a Villa Migone, dimora storica che ospitò il Cardinal Boetto nei suoi ultimi anni di vita, a seguito dei bombardamenti che colpirono i suoi palazzi, durante la Seconda Guerra Mondiale, per poi diventare sede della firma della Resa dei Tedeschi ai Partigiani, il 25 aprile 1945.
L’Arcivescovo Planella I Barnosell è nato a Girona nel 1955, è stato rettore del Seminario locale per sei anni, nel 2004 ha conseguito il dottorato in teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana, poi è diventato direttore della Rivista Catalana di Teologia dal 2008 e professore di teologia sistematica nel 2010; è stato nominato Arcivescovo di Tarragona nel 2019 da Papa Francesco e oggi è anche Presidente della Conferenza episcopale catalana. Tra le sue opere “La Chiesa dei poveri nel Concilio Vaticano II”.
Fruttuoso, primo vescovo della città spagnola di Tarragona, fu martire nel 259 d.C., assieme ai diaconi Augurio ed Eulogio, a causa della persecuzione di Valeriano contro i cristiani, quando la Spagna era una provincia romana. All’epoca, la città catalana era cosmopolita, un crocevia di traffici, in cui il cristianesimo era molto vivo. Con un editto, l’imperatore aveva ordinato la carcerazione e condanna a morte di tutti i Vescovi, per cancellare le gerarchie ecclesiastiche. Tra quelli, Fruttuoso, che da incarcerato si era rifiutato di abiurare la religione cristiana, dimostrando una fede incrollabile; per questo fu bruciato vivo, dopo la condanna del governatore Emiliano. La tradizione narra di diverse sue apparizioni che seguirono la sua morte. I resti furono raccolti e conservato con venerazione dai cristiani.
Qualche secolo più tardi, nel 711 ci fu l’invasione araba della Spagna; il vescovo Prospero dovette fuggire da Tarragona per mare con alcuni religiosi. Secondo alcuni avrebbero puntato a raggiungere il papa ma, avendo saputo, durante uno scalo della navigazione a Cagliari, che a Roma si stavano combattendo due fazioni, preferirono cercare un rifugio sicuro al Nord, dirigendosi verso l’insenatura di Capodimonte di Portofino.
Successivamente, le spoglie del Santo furono conservate nell’Abbazia dei Doria di San Fruttuoso a Camogli, retta dai Benedettini, che portarono successivamente il culto del Santo a Terralba, nell’attuale quartiere genovese di San Fruttuoso, dove possedevano orti e vigne; lì costruirono una cappella vicino alla Via Aurelia, dedicandola al martire spagnolo. Per questo l’attuale parrocchia genovese del Corpus Domini ereditò il nome di San Fruttuoso che connotò poi l’intero comune e, in epoche più recenti, il quartiere.
Nel 1736 gli stessi Benedettini portarono una reliquia del Santo al Parroco di San Fruttuoso di Terralba – ancora presente -, per la venerazione dei fedeli.


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