Bonavota, il boss della ‘ndrangheta preso in cattedrale, abitava a San Teodoro e viaggiava con abbonamenti Amt

La moglie vive a Sampierdarena e insegna in una scuola cittadina, ma con lui non aveva contatti diretti. Il superlatitante, però, aveva certamente altri contatti in città. Aveva una serie di abbonamenti ai mezzi pubblici con nomi diversi e diverse schede telefoniche intestate a stranieri


Era andato a pregare nella cattedrale di San Lorenzo il devoto Pasquale Bonavota. Lì i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Genova lo hanno arrestato trovandolo «spaventato e sorpreso», raccontano i militari dell’Arma. I carabinieri del reparto operativo della nostra città, guidati dal colonnello Michele Lastella, erano sulle sue tracce dal 2021. Stamattina le manette hanno tintinnato nell’antica chiesa e la piazza antistante si è riempita di gazzelle e auto borghesi del comando genovese e del Ros.

Bonavota abitava in una casa come tante nel quartiere di San Teodoro, alle spalle del porto. L’aveva presa in affitto da un’agenzia da pochi giorni. L’aveva scelta in un quartiere né troppo “bene” né troppo male, dove poteva non dare nell’occhio e vivere una vita “normale” nonostante su di lui pendesse un mandato di cattura internazionale e fosse inserito nel “programma speciale di ricerca” del gruppo Interforze.
Girava per la città in bus e certo non faceva il “portoghese”. Non poteva permettersi di farsi notare. Aveva, infatti, diversi abbonamenti Amt intestate a persone diverse. Aveva anche diversi documenti d’identità su cui compaiono nomi fittizi.
In casa, al civico 76 di via Bologna, a seguito della perquisizione, i carabinieri hanno sequestrati anche più di 20 mila euro oltre a materiale informatico: diversi cellulari che ora gli uomini del Ros dovranno scandagliare per ricostruire i contatti e le azioni del superlatitante.
Bonavota aveva certamente contatti a Genova, città dove, nel 2008, sulla spiaggia di Voltri, era stato catturato il fratello Domenico.
Liguria e in Piemonte sono due territori dove sono stati accertati gli interessi e gli uomini della ‘ndrangheta, come si legge ormai da anni sulla relazione annuale della Dda.
Pasquale, figlio d’arte (il padre Vincenzo era stato il fondatore della cosca), ha la prima denuncia, per furto, “a curriculum” risalente a quando aveva 13 anni e non era punibile. A 16 anni è stato indicato per la prima volta come appartenente a un’associazione a delinquere di stampo mafioso.
Dall’accusa di appartenere a un’associazione mafiosa è stato assolto più volte. Era stato condannato all’ergastolo per gli omicidi di Raffaele Cracolici e di Domenico Di Leo, risalenti al 2004, ma la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro lo ha assolto nel 2021, cioè quando già era latitante.
Ora gli investigatori dovranno trovare i fiancheggiatori di Bonavota, quelli che gli hanno procurato documenti e schede telefoniche e gli hanno permesso di vivere 4 anni in latitanza.
«Un grande successo dei nostri investigatori – ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi complimentandosi con l’Arma dei Carabinieri per l’arresto di Pasquale Bonavota, esponente di spicco della ‘ndrangheta, inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità. La cattura a Genova dell’uomo, ricercato dal 2018 con le accuse di associazione di tipo mafioso e omicidio aggravato rappresenta “una risposta forte dello Stato che conferma ancora una volta – dopo gli arresti da inizio anno di Matteo Messina Denaro ed Edgardo Greco – il grande impegno di magistratura e Forze dell’ordine per contrastare le organizzazioni mafiose e assicurare alla giustizia pericolosissimi criminali» ha sottolineato il titolare del Viminale.


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