Oggi a Genova 

Luci di Natale “marmorizzate” su Palazzo San Giorgio e Ripa Maris. Domani accensione in largo Gozzano a Sampierdarena

Come lo scorso anno, il Comune ha scelto di usare gli affreschi trompe l’oeil del palazzo dell’Autorità Portuale, firmati da Raimondo Sirotti e che riprendono gli affreschi del Seicento, come schermo per i giochi di luce in stile discoteca dei proiettori multicolor. Il kitsch impera a Genova, Capitale europea del Natale, dove l’unico evento culturale legato alla festa (oltre a qualche concerto) è fuori dal calendario comunale. Si tratta della bella mostra “Genova e il Natale con gli occhi di Dickens”, allestita nel Teatro Storico di Villa Duchessa di Galliera (che vi consigliamo di andare a vedere)

Ieri sera le prove e stasera si sono accese ufficialmente le luci di Natale a Caricamento. Un comunicato del Comune le descrive come «una suggestiva illuminazione scenografica, che accompagnerà i genovesi e i turisti durante tutte le feste di Natale». Allestite in zona Cesarini (di solito le luci di Natale si accendono l’8 dicembre e oggi ne abbiamo 18), le luci sono più o meno come quelle dello scorso anno, coi mega proiettori al centro della piazza. Si è scelto ancora di abdicare a illuminazioni più rispettose della spettacolare architettura medioevale rappresentata dalla Ripa Maris, ad esempio con impianti come quelli delle “proiezioni architetturali” di Albenga che ha coinvolto per la realizzazione anche il liceo artistico e altre scuole della zona e, non volendo comunque privare la cittadina delle luci della festa, ha lanciato però anche un messaggio per richiamare il difficile momento attuale per quanto riguarda energia e combustibili: alcune delle luminarie funzionano, infatti, “a pedali” grazie a un impianto realizzato dagli studenti dell’Itis con gruppi di bici collegate alle luminarie dove ciascuno può dare il proprio contributo. Lo ha fatto, ad esempio, la squadra dell’Albenga Calcio. Sulla pietra degli edifici storici di Albenga vengono proiettati di anno in anno opere d’arte. Questa volta tocca al Beato Angelico ad Andy Warhol, a Vittorio Zecchin, a Giovanni Andrea Ansaldo e a Orazio De Ferrari. La torre sociale è stata illuminata con un’opera dedicata a Masha Amini, la ragazza morta dopo essere stata arrestata in Iran perché non portava il velo, tragica circostanza che ha dato il via alla rivolta delle donne iraniane portando all’attenzione del mondo il tema della discriminazione femminile in quel paese. Insomma, un ulteriore messaggio sociale che si aggiunge a quello ecologico. Perché il Natale non è un corridoio di centro commerciale né la festa del consumismo più sfrenato, ma il momento dei valori, non necessariamente solo per chi è cattolico più o meno osservante.

Foto dalla pagina Fb del Comune di Albenga

A Genova no. Niente temi e impegno sociale, niente richiami alla crisi mondiale dell’energia legata alla guerra in Ucraina, niente coinvolgimento delle scuole e fuori dal programma della “Capitale europea del Natale” l’unica iniziativa culturale a tema. Solo la Regione ha capito che non è questo il momento di riempire la città di lucette gettate a manciate, riducendo le luci di De Ferrari a uno schermo che potrà essere usato anche in futuro e a un bell’albero di Natale come tradizione comanda.
Questo dice già abbastanza, ma non tutto. Andiamo avanti: nel resto di Genova si vedono solo file di luci in stile fili del tram o del filobus a tagliare in altezza la prospettiva dei palazzi nelle strade dei Rolli, patrimonio dell’Umanità Unesco e, nei quartieri, composizioni luminose démodé da New York anni Ottanta – in stile “nani da giardino luminosi” – disseminate per la città (una per ogni Civ), slitte di Babbo Natale con l’assessore competente in tour nei quartieri insieme agli elfi e proiettori di fasci di luce “da discoteca” sui palazzi medioevali della Ripa Maris e persino sui preziosi affreschi di Palazzo San Giorgio. Insomma, il trionfo del kitsch, come se la città fosse sottoposta ormai a scontare oggi il karma dei secoli di gloria, arte e bellezza di cui ha goduto, senza alcun dialogo con la città se non con le organizzazioni dei commercianti e allestimenti che non sembrano ragionati se non per “riempire”.

Davvero, spendendo la stessa cifra, non si poteva fare qualcosa di meglio, esaltando come ha saputo fare Albenga (una cittadina da 24mila abitanti) i luoghi della storia e della cultura? Davvero era necessario usare di nuovo come semplice tela la preziosa opera di Raimondo Sirotti su Palazzo San Giorgio, ripresa dai cartoni di inizio Novecento di Ludovico Pogliaghi che a sua volta aveva fatto riferimento, reinterpretandoli, ai trompe l’oeil originali di Lazzaro Tavarone che risalgono all’inizio del XVII secolo? Tutta la “scenografia” di strabiliante bellezza e valore storico e architettonico della città è stata inginocchiata a un’illuminazione natalizia in stile centro commerciale. Niente altro, niente di più, niente di meglio. Ancora una volta.

Domani, lunedì 19 dicembre, si replica con la festa per le luminarie di Sampierdarena (in largo Gozzano) dove, si presuppone, la tela per l’illuminazione sarà anche la cinquecentesca Villa Imperiale Scassi, detta “La Bellezza”. E anche quella, diciamolo, merita una ben diversa valorizzazione di qualche gioco di luce da outlet agli sgoccioli dello shopping di Natale.

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