Quartieri 

Il Comitato Pegli Bene Comune dice no alla fabbricazione a ponente dei “cassoni” della nuova diga

«Ci vogliono trasformare in un “cementificio” di proporzioni e dimensioni mai viste. Sette milioni di tonnellate di materiale pietroso da trasportare e montare nell’area del cosiddetto “Sesto Modulo”, ossia l’estrema propaggine del porto di Pra’ verso Pegli»

«Tutto questo per realizzare i 104 cassoni che diventeranno la nuova diga di Genova, “cassoni” la cui realizzazione dovrebbe iniziare entro pochi mesi, stando alle notizie che da tempo riferiscono gli organi di stampa – dicono al Comitato -. Un “cementificio” che comporterebbe per anni il transito di migliaia e migliaia di camion, che col loro carico riempirebbero di smog e polveri i quartieri del Ponente. Ancora una volta a scapito della salute di chi vi abita, con evidenti conseguenze anche sul valore degli immobili, ad ulteriore rischio di svalutazione . Si parla di oltre 104 “cassoni”, che potrebbero raggiungere i 40 metri di larghezza, superare di molto i 50 di lunghezza ed essere alti fino a più di 30 metri: praticamente come palazzi alti 10 piani».

«Non essendo possibile il trasporto via mare – sostengono al Comitato, i materiali arriverebbero tutti su strada, col risultato di peggiorare la già problematica viabilità del Ponente già vittima del traffico cittadino e reduce dal crollo del ponte Morandi, e di Inquinare ulteriormente l’aria di quartieri che, da decenni, sono gravati da numerose attività industriali e servitù cittadine.
Senza contare poi l’impatto visivo in termini di oscuramento dei nostri litorali, vista l’altezza dei singoli manufatti»

Il Comitato Pegli Bene Comune, dopo avere raccolto 7.000 firme nel 2013 contro l’ipotesi di prolungamento verso Pegli e Voltri della diga foranea del porto di Pra’, dice «”no!” all’ipotesi di fabbricazione dei “cassoni” nel Ponente genovese, e chiede a gran voce ad Autorità Portuale ed istituzioni locali di individuare una sede alternativa che non impatti sulla salute e sul benessere dei cittadini» e «chiedendo di confrontarsi con i soggetti istituzionali, è pronto a reagire al più presto per scongiurare uno scenario che sarebbe devastante per il Ponente genovese. Un territorio che ha già dato».

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