Cultura 

Wolfsoniana, “Le stanze delle meraviglie” e le nuovi acquisizioni

Inaugurano il 25 novembre una mostra con i “vetri dipinti” di Dady Orsi e un ampliamento del percorso espositivo del Museo

La Wolfsoniana di Genova Nervi presenta dal 25 novembre 2022 al 26 marzo 2023 la mostra Le stanze delle meraviglie. I vetri dipinti di Dady Orsi.

La mostra a cura di Mariateresa Chirico e Matteo Fochessati presenta una selezione di pitture sotto vetro realizzate dall’artista nel periodo della sua maturità creativa tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento. Il percorso espositivo, anticipato dall’Autoritratto (1936) dell’artista, si focalizza su uno dei soggetti prediletti nella pittura di Dady Orsi – Le stanze, vere e proprie Wunderkammer, in cui il mondo reale dell’artista – la sua casa, i suoi oggetti – e quello visionario, trasfigurato dalla sua creatività, si traducono in immagini intriganti e coinvolgenti. Si tratta di lastre a volte di dimensioni abbastanza ridotte, altre, invece, di dimensioni più significative, dipinte con colori acrilici con una particolare tecnica che prevede di dipingere al contrario.

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Dady (Edoardo) Orsi (1917- 2003), genovese di nascita, ma milanese di adozione con profonde radici a Venezia, dove trascorse gli anni della fanciullezza e della prima giovinezza, influenzato dal pittore Guido Cadorin, amico di famiglia, è stato un’interessante figura di intellettuale e di artista che, spinto da un inesauribile desiderio di ricerca, ha operato in moltissimi ambiti: dalla grafica pubblicitaria al design, dall’incisione all’illustrazione e, naturalmente, alla pittura nel senso più ampio e completo. Gli incontri maturati nell’ambito della sua famiglia d’origine e poi, a partire dall’immediato dopoguerra, nel contesto dell’ambiente culturale milanese – Gabriele D’Annunzio, Pietro Chiesa, Salvatore Quasimodo, Lucio Fontana, Eugenio Montale, Ennio Morlotti – ebbero una determinante influenza sulla sua ricerca pittorica, stimolando un costante dibattito sui temi dell’arte e del bello. La sua formazione avvenne sul campo quando, trasferitosi a Milano all’indomani della prematura morte del padre nel 1934, iniziò a lavorare alla Fontana Arte sotto la guida di Pietro Chiesa. E proprio in questi anni nasce la passione per il vetro, tanto ammirato in laguna, che spinge Dady Orsi a impiegarlo quale supporto per la propria pittura, recuperando così in maniera innovativa una tecnica antica.

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La mostra è promossa da L’Associazione Dady Orsi, un Artista del Novecento (Milano) nell’ambito del “Anno internazionale del vetro”, dichiarato dalle Nazioni Unite, e patrocinata da AIHV – Association Internationale pour l’Histoire du verre – Comitato Nazionale Italiano e AitArt – Associazione Italiana Archivi d’Artista.

In occasione dell’inaugurazione della mostra la Wolfsoniana presenta anche una selezione di opere recentemente acquisite per donazione o comodato. La fondazione The American Friends of the Palazzo Ducale Genoa – istituita nel 2020 con lo scopo diffondere tra il pubblico americano le attività espositive e culturali della Wolfsoniana e di Palazzo Ducale e di sostenerne finanziariamente i progetti, attuando uno scambio di collaborazione con la Wolfsonian–Florida International University e altri musei, fondazioni ed enti educativi negli Stati Uniti – ha infatti recentemente acquistato e concesso in comodato d’uso i dipinti di due maestri genovesi.

Di Domingo Motta (Genova 1872-1962) si propone il monumentale dipinto Nicolò Garaventa e i giovani “garaventini” nella nave-scuola Redenzione (1898). L’opera, presentata all’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1898 e realizzata molto probabilmente su commissione, documenta una tra le più affascinanti storie di filantropia genovese: quella dell’educatore e benefattore Nicolò Garaventa che, ricevuto in dono da Umberto I il brigantino della Marina sarda Daino (poi ribattezzato Redenzione), attrezzò la nave a istituto di recupero per giovani emarginati.

Di Federico Maragliano (Genova 1873-1952) si espone il dipinto Luci di guerra (1918): prezioso documento iconografico della difesa antiaerea approntata dal capoluogo ligure durante la Prima Guerra Mondiale per prevenire i paventati attacchi alle strutture portuali e agli stabilimenti di industria militare dell’Ansaldo.

Le opere di Antelma Santini (Genova 1896 – Roma 1997) e di Domicella D’Incisa di Camerana (Roma 1923 – 2020), generosamente donate dall’erede delle due artiste, Giovanna Guidi, rappresentano invece un raffinato esempio dell’arte grafica del Novecento. Entrambe allieve alla scuola di incisione di Carlo Alberto Petrucci, allora direttore della Calcografia, le due artiste furono unite da un’intensa amicizia e da un duraturo sodalizio artistico, nell’ambito del quale la più matura e affermata Santini, grazie alla sua formazione accademica, svolse nei confronti della più giovane Domicella (detta Domi) un fondamentale ruolo di mentore. Attraverso le loro vedute romane –celebri scorci della capitale, ma anche siti periferici e le confinanti aree rurali – le due artiste rispecchiano dunque, con personale autonomia stilistica e iconografica, i fondamentali modelli di ricerca della grafica italiana del Novecento, improntata da moderne rielaborazioni espressive dell’antica tecnica incisoria.

Le opere dello scultore Sandro Cherchi (Genova 1911 – Torino 1998), donate da Elisabetta e Maria Grazia Vinelli, eredi dell’artista, si integrano infine con le ricerche plastiche documentate dalla collezione Tacchini, recentemente acquisita. In particolare, i tre bronzi in esposizione, accompagnati da altrettante grafiche, mostrano il cruciale passaggio dell’artista, a cavallo tra gli anni Quaranta e cinquanta, dalle tensioni espressioniste proprie della sua militanza presso il gruppo di Corrente, con il quale espose a Milano nel 1939 il bronzo dorato Silvia del 1936, e il disfacimento della materia, caratteristico della sua progressiva adesione all’estetica informale.

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