crop man grasping hand of womanOggi a Genova 

Due violenze sessuali nella notte tra sabato e domenica. Sugli abusi l’ombra della”droga dello stupro”

Le vittime sono due ventenni. La prima ricorda solo di aver conosciuto un ragazzo in discoteca, la seconda dice di essere andata con un conoscente in un albergo di via Pré e che questi l’avrebbe lasciata lì con un altro uomo che l’avrebbe violentata

Una delle ragazze ha raccontato di essere stata violentata in una casa da un ragazzo conosciuto in discoteca sabato notte. In quella casa si è svegliata domenica mattina seminuda e in quelle condizioni sarebbe corsa in strada per sfuggire al suo violentatore. Una volta fuori dall’appartamento sarebbe riuscita a chiamare prima i familiari e poi soccorsi. La giovane è stata trasportata al pronto soccorso del Galliera. Indagano i Carabinieri che temono che alla ragazza sia stata fatta assumere la cosiddetta “droga dello stupro”. Sono in corso accertamenti.

Il secondo caso vede vittima una ragazza che ha seguito un conoscente in un albergo di via Pré. L’uomo l’avrebbe lasciata lì, forse in cambio di una dose di stupefacente a altro uomo che l’avrebbe poi violentata. La giovane potrebbe avere fatto uso di stupefacenti. Indaga la Squadra Mobile della Questura.

Cosa è la “droga dello stupro”?

Dietro le complicate designazioni chimiche gamma-idrossibutirrato (GHB), gamma-butirrolattone (GBL) e butandiolo (BD) si celano tre sostanze simili, meglio conosciute come gocce KO o Liquid Ecstasy. Per le loro caratteristiche, si prestano particolarmente per scopi subdoli: si tratta di polveri incolori o di liquidi dal sapore salato o leggermente saponoso, praticamente inodori. Sono idrosolubili e possono essere aggiunte facilmente alle bevande di nascosto. Già quindici minuti dopo l’assunzione si manifesta uno stato di euforia che si trasforma poi in stanchezza. Le gocce KO rafforzano inoltre gli effetti di altre droghe assunte contemporaneamente. Se il dosaggio è eccessivo, insorgono nausea, stati di stordimento e profonda incoscienza.

In copertina: foto d’archivio

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