Oggi a Genova 

Sciame di api “aliene” dall’India in un container in porto, recuperate dall’Associazione Ligure Produttori Apistici

ALPA Miele – Associazione Ligure Produttori Apistici offre, oltre a formazione e assistenza tecnica agli apicoltori e apicoltrici, il servizio di recupero sciami mettendo in collegamento cittadini richiedenti, Vigili del fuoco e apicoltori volontari. Nella giornata di ieri una segnalazione che sembrava di routine ha scatenato preoccupazione e il rapido intervento di rimozione. L’intervento è stato necessario anche per tutelate la biodiversità ligure

Lo staff tecnico si è subito reso conto dalle foto inviate che non si trattava di Apis mellifera, sono stati immediatamente contattati il professor Porporato del DISAFA (UniTo) e il Dottor Porrini di UniBo che hanno confermato il riconoscimento di Apis florea; l’ultimo tassello è stata la provenienza del container su cui le api erano posizionate: l’India.

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«Dopo un viaggio di circa 20 giorni lo sciametto era incredibilmente ancora vivo, la raccolta non ha presentato particolari difficoltà se non la tendenza ad alzarsi in volo se disturbate (Apis mellifera ha una “tenuta del favo” decisamente maggiore) e zero punture – spiegano all’associazione -. L’inevitabile destino di queste api alloctone è di finire in congelatore e in seguito nelle collezioni entomologiche dei vari enti coinvolti, compreso il Museo di Storia Naturale G. Doria. Anche se non rappresentano un pericolo diretto come Vespa velutina, predatrice di api ormai presente in tutta la Liguria, in Toscana e Piemonte, non si poteva correre il rischio che si stabilisse una nuova specie di api in Italia quindi la difesa della biodiversità e degli ecosistemi locali ha imposto il triste epilogo della vicenda. Apis florea, detta ape nana, è una specie presente in Asia, in particolare in Indonesia, ha le dimensioni di circa un terzo delle nostre api (Apis mellifera ligustica), costruisce un unico favo, è di indole docile, tende ad abbandonare il nido se disturbata. Con quest’ape non viene praticata apicoltura, ma occasionalmente viene raccolto l’unico favo contenente miele e covata».

In Italia entrano ogni anno centinaia di specie alloctone: secondo i dati ISPRA la media di introduzione ha avuto una crescita costante negli anni, fino ad arrivare a 3.367 specie attualmente presenti in Italia, con un aumento in 120 anni del 500% Si riporta dal report Ispra 2019 sulla diffusione di specie alloctone animali e vegetali la definizione: «Secondo la CBD (Convention on Biological Diversity) per specie alloctona (esotica, aliena, introdotta, non-nativa) deve intendersi “una specie, sottospecie o gruppo tassonomico di livello gerarchico più basso introdotta (a causa dell’azione dell’uomo, intenzionale o accidentale) al di fuori della propria distribuzione naturale passata o presente, inclusa qualunque parte della specie, gameti, semi, uova o propagoli di detta specie che potrebbero sopravvivere e conseguentemente riprodursi”. Per specie alloctona invasiva deve intendersi “una specie alloctona la cui introduzione e/o diffusione minaccia la biodiversità».

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