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La Gdf arresta “caporale” che sfruttava il lavoro nero all’interno dei cantieri navali

Gli operai stranieri venivano costretti a pesanti turni di lavoro per stipendi molto inferiori ai minimi sindacali e chi cercava di ribellarsi veniva pesantemente minacciato di danni fisici alla sua persona e/o ai componenti della famiglia rimasta nel paese di origine. L’uomo arrestato è stato condannato in via definitiva a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Condannate anche altre 6 persone

Stamattina i militari del Gruppo della Guardia di Finanza della Spezia hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla locale Procura della Spezia nei confronti di un uomo condannato in via definitiva alla pena di anni 2 e mesi 8 di reclusione per i reati di associazione a delinquere (416 C.P.), intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603 bis C.P.).

L’arrestato era l’unico che nel blitz del novembre 2020 sfuggì all’esecuzione di complessive sette misure cautelari personali emesse nell’ambito dell’operazione delle Fiamme Gialle Spezzine “dura labor” che portò alla luce, per la prima volta a La Spezia, un vero e proprio sistema di caporalato perpetrato all’interno dei cantieri navali dove operai stranieri venivano costretti a pesanti turni di lavoro per stipendi molto inferiori ai minimi sindacali e chi cercava di ribellarsi veniva pesantemente minacciato di danni fisici alla sua persona e/o ai componenti della famiglia rimasta nel paese di origine.

Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato associato presso la locale Casa Circondariale.

Oltre al predetto, sono stati già condannati in via definitiva per analoghi reati altre 6 persone per un totale di 17 anni e 4 mesi di reclusione, nonché 31.000 € di multa.

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