Primark sbarca a Genova (forse). Porterà turismo? Non scherziamo. Venti di guerra tra i negozianti e l’enigma del parcheggio
Primark non porterà turismo, al massimo qualche visita giornaliera a corto raggio, senza nemmeno una notte in hotel o altra sistemazione non alberghiera. Il “turismo da shopping” (che poi turismo non è), solitamente frutta alla città qualche caffè al bar, un panino, al massimo un pranzo veloce. Aiuta le attività vicinissime, ma non contribuisce né ad arrivi (una notte di soggiorno) né, tantomeno, alle presenze (più notti di soggiorno) e, visto il target, porta il genere di visitatori che le città già affermate come meta di vacanza cercano di “sfoltire” perché carica sui servizi (ad esempio quelli di trasporto) senza regalare reali ricadute sulla città. Sarà poi, interessante capire come l’azienda pensa di offrire i parcheggi pertinenziali richiesti dalla legge regionale. Rinascente la licenza l’aveva resa ed è chiusa da tempo: solo un subingresso in una vecchia licenza può sollevare l’azienda dal fornire i posti auto

Vi piace Primark? Sì? E perché? Perché ha costi bassi a fronte di una qualità accettabile, vero? Vi siete mai chiesti perché? I ridotti prezzi di vendita hanno, di solito, 4 motivi che concorrono: impatto (quantità) d’acquisto alla produzione, produzione in paesi dove il lavoro costa poco (spesso ne patisce un po’ la qualità di tinture e cuciture, che però resta nei canoni accettabili) e taglio all’osso del costo del lavoro nei punti vendita (pochi addetti con contratti flessibilissimi), assenza di pubblicità e testimonial costosi.
Quando si parla (lo ha detto l’assessore al Commercio Paola Bordilli) di alto potenziale di richiamo turistico bisognerebbe conoscere approfonditamente i due settori contemporaneamente: il commercio e il turismo. Non siamo parlando di grandi firme che attirino visitatori col portafoglio gonfio, insomma. E stiamo parlando di un solo negozio. Soltanto pochissime realtà come Milano e Firenze possono contare anche sul turismo commerciale e, come è del tutto evidente, possono mettere in campo le grandi firme e la storia della moda che non sono nemmeno lontanamente assimilabili a un solo negozio. Bisogna tenere presente la presenza di altri negozi Primark in un raggio piuttosto corto: Arese, Brescia, Campi Bisenzio, Rozzano. Difficile che qualcuno arrivi dalla Lombardia per fare shopping a Genova. Da Torino si arriva prima a Milano che a Genova. Insomma, il capitolo “attrazione turistica” non è nemmeno da tenere in considerazione. C’è da giurare che l’azienda punti al mercato locale, con una capacità di spesa adeguata al proprio target. Cioè mediobassa.
Punti vendita solo in periferia e nei centri commerciali a margine delle città
Basta vedere dove Primark è sistemata nelle altre città italiane dove ha aperto. Non centro nei centri cittadini, ma nelle periferie e nei mega centri commerciali delle zone satelliti della città, come Arese o Campi Bisenzio. Non è al centro di Firenze o Milano, ma in periferia. Il target è quello e non è certo mirato ai turisti da parte della stessa azienda. Questo è il genere di consumi che l’apertura del punto vendita attirerà in pieno centro a Genova.
Chi (casomai) verrà a Genova per fare acquisti da Primark lo farà quasi sempre con una fugace puntata in giornata da zone piuttosto vicine. Si tratterà, appunto, visto il target del negozio, di persone con capacità di spesa ridotta. Chi paragona l’attrattività di un solo negozio al pellegrinaggio per lo shopping a Milano (dove, comunque, anche lì è “in giornata salvo tour delle maison delle grandi firme e proprio non è questo il caso) dove ci sono decine, centinaia di marchi alcuni dei quali molto prestigiosi, non capisce la differenza tra un tavernello in dispensa e la bottiglieria di un prestigioso locale da aperitivi. Chi vuole dedicarsi allo shopping continuerà ad andare a Milano dove c’è una scelta infinitamente più grande. Può darsi che i visitatori “leisure” del turismo familiare diretto all’Acquario ci facciano una puntata, senza, ovviamente, allungare il soggiorno e sottraendo il tempo a un’altra visita o allo shopping nei negozi tradizionali.
Genova senza marchi per la ridotta capacità di spesa
Genova si sta connotando come città d’arte e Primark non è in quel target. C’è da ricostruire tutta una reputazione alla capacità di consumo della città perché per ora i marchi prestigiosi che c’erano se ne sono andati, compresa Rinascente a cui Primark dovrebbe subentrare il via Vernazza. Prima i marchi hanno alleggerito, portando a Genova solo seconde linee (avete presente la differenza tra la merce che era esposta nella “nostra” Rinascente e quello che c’era e che c’è a Milano?), quindi se ne sono andati. Se ne è andato da un anno persino Pimkie, che ha un target e una fascia di prezzo assimilabili a quelli di Primark. Se Genova, anche attraverso le belle mostre in programma quest’anno e ai Rolli, si affermerà come meta di turismo culturale, allora i marchi potranno tornare. Il turismo culturale è ricco perché garantisce forti ricadute sulla città, più giorni di permanenza. Riempirsi di torpedoni di gente in discesa dalle navi da crociera fa, per lo più, solo tasse portali (che solo in minima parte restano a Genova) e ricadute irrisorie sulla città, inferiori ai 20 euro/giorno mentre la ricaduta del turismo culturale va dai 120 ai 150 euro procapite giornalieri.
I posti di lavoro
Primark porterà posti di lavoro? Certamente. Ma è bene ricordare che per ogni posto di lavoro guadagnato nella grande distribuzione organizzata se ne perdono 3 in quella tradizionale, con la chiusura a raffica di negozi. Per ogni 100 posti guadagnati nella gdo (certamente con una flessibilità elevata perché i punti vendita Primark restano aperti dalle 9 alle 22) si perdono sul territorio 300 addetti.
Quali sono gli aspetti positivi?
A questo punto, gli aspetti positivi dell’eventuale apertura restano la possibilità di shopping a prezzo contenuto per i genovesi (ma con l’impoverimento di decine di addetti che ora operano nel commercio tradizionale e forse anche nelle gallerie commerciali della Fiumara e dell’Aquilone) e la cancellazione del buco nero in centro determinato dalla chiusura di Rinascente.
I parcheggi pertinenziali, dove saranno?
Poi c’è il capitolo “valutazione di impatto viabilistico” (obbligatoria). Quando era aperta la Rinascente, aperta quando queste valutazioni non esistevano, lo scarico merci era di fronte all’ingresso di Palazzo di Giustizia (non può essere che lì) e già per chi consegnava trovare posto per il mezzo era un miraggio. Poi se per fortuna lo trovava, doveva mettersi a spostare i dissuasori di cemento, detti “panettoni” per evitare la sosta davanti all’ingresso principale del tribunale. Una volta fatto questo, i mezzi delle consegne entravano in retromarcia sperando di non travolgere gli scooter parcheggiati ovunque. A quel punto, non potevano entrare in ribalta. Veniva posizionata una una lamiera lunga che andava a finire nel cassone e a quel punto si poteva scaricare sperando nel frattempo che non arrivasse qualcuno, ad esempio il camion dell’Amiu. La vicinanza al tribunale e il fatto che il varco di scarico sia proprio lì costituisce un’ulteriore complicazione, questa volta per la viabilità.
Infine: i “parcheggi pertinenziali” (obbligatori entro 250 metri). Secondo la legge regionale nessun esercizio di superficie media o grande può aprire senza garantire un numero adeguato di parcheggi. Quanti? La legge prescrive la realizzazione di parcheggi privati nella misura minima di 35 mq ogni 100 mq di superficie utile. Devono essere assoggettati a vincolo di pertinenzialità e non possono essere sfruttati economicamente. Solo il subingresso in una vecchia licenza può permettere di non fare parcheggi, ma il subingresso può essere fatto solo se l’autorizzazione è ancora viva. La Rinascente l’ha restituita tempo fa. Sarà interessante capire come si intendono garantire i posti auto necessari per legge. La mancanza di parcheggi farebbe decadere tutto il progetto al primo ricorso al Tar di un commerciante. E oggi, quando la notizia è stata diffusa, i commercianti sono scesi subito sul piede di guerra. A pochi mesi dalle elezioni.


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