Medico in quiescenza torna a lavorare per vaccinare rispondendo all’appello dello Stato e perde la pensione
Il caso di un’anestesista genovese che ha lavorato oltre 40 anni al San Martino. In pensione dal novembre 2019, ha risposto al disperato appello dello Stato per cominciare a vaccinare gli ultraottantenni che in quei giorni morivano come le mosche. Lei, non ancora vaccinata, ha risposto. Ha vaccinato per 6 settimane retribuita con mille euro al mese. Ora le dicono che perderà la pensione per un anno e dovrà restituire le mensilità già percepite

Cecilia Lanfrit ha 64 anni. È andata in pensione nel novembre 2019 appena in tempo per evitarsi il Covid in corsia. In quiescenza c’è andata con “quota 100”, ma ha “risparmiato” solo un anno di lavoro. Per il primo anno di pandemia ha fatto la vita della normale cittadina alle prese col Covid. Fino a quando non ha saputo dell’appello dello Stato che cercava medici vaccinatori. Il personale ospedaliero in attività era completamente assorbito (compresi gli specializzandi) mentre i medici di famiglia erano ancora alle prese con un’organizzazione tutt’altro che perfetta, a badare ai tanti assistiti malati in casa. Non c’era più un medico o un infermiere disoccupato a pagarlo oro. Da qui il reclutamento anche dei medici in pensione, la preghiera dello Stato di mettersi a disposizione per avviare le fondamentali vaccinazioni dei soggetti più fragili. Il dottor Lanfrit non se l’è sentita – dopo 40 anni di lavoro come medico rianimatore, dei quali 10 al Pronto Soccorso – di rimanere a casa a guardare la televisione.
«Il bando del commissario Arcuri parla della necessità di assumere 3 mila medici e 12 mila infermieri anche in quiescenza perché non c’era altra possibilità di fare partire la campagna vaccinale – racconta il medico -. Fosse stato possibile il volontariato avrei fatto quello, ma in quel momento non era previsto, cos che è accaduta solo successivamente. Mi sono detta: “Vado a dare una mano” e quella era l’unica maniera di farlo. Così sono stata assunta da un’agenzia interinale a tempo determinato e questa agenzia mi ha destinato alla Asl 3. La conferma mi è arrivata intorno alle 23:30 del 19 febbraio: quella sera stessa mi mandarono il contratto da firmare. Avrei dovuto prendere servizio lunedì 22. E così ho fatto, all’ex Celesia. Tutti i primi vaccini li ha fatti gente come me». Gente che si è messa a disposizione per una cifra pari a circa un terzo della pensione di un dirigente medico andato in pensione con 40 anni di lavoro e contributi alle spalle. Rischiandosela e a un’età non più giovanissima, perché senza vaccinazione. «La prima dose del vaccino la ho ricevuta dopo qualche giorno di lavoro, per caso, perché una sera avanzava da una fiala iniziata e non si sarebbe potuta conservare fino all’indomani» racconta il medico.
Cecilia Lanfrit racconta di aver chiamato l’Inps prima di imbarcarsi nell’avventura, proprio per evitare disguidi. «Mi dissero che non ci sarebbero stati problemi> racconta. I problemi sono emersi 6 settimane dopo, quando cominciò a girare la voce che i medici pensionati con “quota 100” e assunti da un’agenzia interinale non avrebbero percepito la pensione per il periodo dell’assunzione. Una perdita importante di reddito per chi ha assunto impegni economici in base alla pensione assicurata. Così il medico si è licenziato ad aprile dopo 6 settimane, un mese e mezzo di lavoro, temendo di aver perso i due terzi del suo reddito di quel periodo per aver risposto a un appello dello Stato in pieno stato di emergenza per la pandemia.
Poi la doccia fredda: «Questo mese non mi è arrivata la pensione – spiega -. Così ho provato a chiedere informazioni all’Inps, ho contattato il ministero della Salute dove mi hanno detto di non avere competenze. Mi sono rivolta al mio sindacato, la Anaao. Il mio legale ha parlato con la sede centrale dell’Inps a Roma dove gli hanno assicurato che la sospensione della pensione sarebbe stata solo per il periodo lavorato». Invece no. Ora lo Stato chiede indietro a Cecilia Lanfrit un anno di pensione, quello anticipato con “quota 100”. Esce, in sostanza, che la chiamata ai pensionati con “quota 100” da parte dello Stato, con l’acqua alla gola per le vaccinazioni, era una trappola economica. «Su questa cosa, l’Inps ha fatto uscire ben 3 circolari, tutte poco chiare, il che dimostra che anche lì non sanno come comportarsi – racconta il medico -. Eppure è lo Stato che ha detto: “Correte! Dateci una mano, venite ad aiutarci». Il dottore, forse pensando ai colleghi con cui ha lavorato e che stavano vivendo tempi terribili in corsia, di no non ha detto, ma questo potrebbe costarle un intero anno di pensione. «In sostanza dovrei rendere un anno di assegni di quiescenza, sopravvivendo in questo periodo mettendo mano, per vivere e pagare tutte le spese, a quanto ho messo via in una vita di lavoro. Ho scritto anche al presidente del Parlamento Europeo David Sassoli per chiedere che intervenga su questa spinosa questione che riguarda il Governo italiano. Ovviamente, ho dato mandato al mio legale di fare tutti i passi necessari. Non solo per me, ma per i tanti che si trovano nelle mie stesse condizioni in tutta Italia, per quelli che hanno risposto a un accorato appello dello Stato, che si sono messi una mano sulla coscienza e ora si vedono trattati in questo modo».
Cecilia Lanfrit chiede ai colleghi in pensione che siano nella sua stessa condizione di contattarla alla mail cecilialanfrit@yahoo.com per poter fare fronte comune contro quella che ritiene un’ingiustizia.
In copertina: foto d’archivio


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