Rivendicato dagli anarchici sui siti d’area l’attentato ai ripetitori della Valbisagno

La rivendicazione sui siti di area: <Abbiamo incendiato tre ripetitori nella Val Bisagno. Uno appartenente alla Rai, uno alla Dedalus, il terzo non lo sappiamo, ma va bene lo stesso>

Uno dei ripetitori, in realtà, era in via di Pino, a Molassana.

<Sull’influenza sociale/repressiva che la tecnologia ha ormai nelle nostre vite, è già stato scritto tanto. Quello che adesso ci preme e a cui
pensiamo è a come attaccare, attaccare, e ancora, attaccare – recita la rivendicazione -. Questo piccolo caloroso gesto si inserisce in una più ampia gamma di azioni dirette che avvengono nel mondo e che hanno come minimo comune denominatore, l’attacco anarchico all’esistente. Per quanto riguarda la tecnoindustria, non va dimenticato che tanto più essa si estende, tanto meno è difendibile. Questo è un semplice calcolo che ha un altrettanto semplice risultato, l’attacco è più che possibile! Con il termine “tecnoindustria” non includiamo solamente centraline di fibra ottica, laboratori, ripetitori o telecamere ma, fisiologicamente,
rientrano anche quelle “risorse umane” che mettono a disposizione, con tanta alacrità, le proprie idee che servono ad incatenarci in maniera
sempre più “smart”. Strutture, mezzi, uomini e donne della tecnoindustria vanno fermati a tutti i costi e con ogni mezzo!>.

La rivendicazione conclude con la solidarietà <a tutte le prigioniere e ai prigionieri anarchici nel mondo; a Dimitris Koufoinas, prigioniero greco in sciopero della fame> e inneggia all'”Internazionale Nera” giurando <Morte al Tecnomondo!>

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