Toti, istanza urgente al Ministro della Salute: «Aprite i ristoranti per San Valentino»

Si tratta di poche ore di differimento della chiusura e, in fondo, al tavolo dei pranzi di San Valentino ci sono solo due persone che o già convivono o si frequentano abitualmente e hanno «contatti stretti»

Il presidente della Regione Giovanni Toti ha inviato al ministro della Salute Roberto Speranza, appena riconfermato, una istanza urgente per salvare il pranzo di San Valentino per cui i pubblici esercizi avevano già comperato le scorte. Questo escludendo i territori dell’estremo ponente dove il numero die contagi è alto e tenendo conto del fatto che il pranzo di San Valentino, di solito, è a “a due”, due persone che o sono conviventi o si frequentano, comunque, quotidianamente. Toti sottolinea che, in fondo, si tratta di un differimento di poche ore dell’entrata in vigore dell’ordinanza che inserisce la Liguria in zona arancione e, quindi, chiude i locali.

Dalla richiesta, come si è detto, sono esclusi i territori dell’Imperiese più vicini al confine con la Francia del Sud dove i contagi si stanno moltiplicando proprio a causa della vicinanza la Costa Azzurra dove il virus ruggisce più che da noi.

L’istanza urgente è statacinviata al neo Presidente del Consiglio Mario Draghi per chiedere «di posticipare di 24 ore l’ingresso della Liguria in zona arancione, a eccezione dell’area del ponente ligure, più colpita dal virus. È quello che possiamo fare, senza reagire d’istinto ma con lucidità e buon senso. Ci auguriamo che il nuovo Premier dia un segnale importante alle nostre imprese, decidendo con buonsenso di permettere loro di lavorare in un giorno così importante».
Il presidente Toti sottolinea che «la decisione del Governo centrale di far partire la zona arancione nel giorno di San Valentino è estremamente dannosa per tutti i nostri ristoratori, che avevano già acquistato le provviste e registrato il tutto esaurito per il pranzo di domani. I nostri uffici sono al lavoro per provare a intervenire così da evitare un ulteriore danno incalcolabile ai nostri bar e ristoranti. L’ipotesi di fare un’ordinanza regionale che posticipi la zona arancione è al vaglio, ma – spiega Toti – lo scontro tra l’ordinanza del Ministro e la nostra porterebbe al rischio di sanzioni e addirittura di possibili denunce penali per tutti i clienti e i ristoratori che aprissero ugualmente. Peraltro, se il contagio aumentasse, potrebbe addirittura profilarsi l’accusa di epidemia colposa. Un rischio che non possiamo far correre ad attività già duramente provate», conclude.

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