Morandi, incidente probatorio. Papà Battiloro: “Rifiuto il risarcimento, l’anima di un figlio non si compra”

Il secondo incidente probatorio è cominciato stamattina nella tensostruttura allestita nel cortile di Palazzo di Giustizia realizzata secondo le norme Covid. Il giudice per le indagini preliminari, Angela Maria Nutini ha fissato le udienze tutti i giorni, sabato compreso, per l’intero mese di febbraio. Circa 200 le persone presenti. Tanti i familiari delle vittime. I periti di parte contestano i calcoli per la corrosione dei trefoli

C’è Egle Possetti, presidente del Comitato delle vittime, insieme alla sorella Nadia: hanno perso la sorella Claudia, suo marito Andrea Vittone e i loro figli: Manuele e Camilla, rispettivamente di 16 e 12 anni
Ci sono Barbara Bianco, compagna di Andrea Cerulli, Emmanuel Diaz, fratello di Henry e Roberto Battiloro papà di Giovanni. <Ho rifiutato il risarcimento perché l’anima di un figlio non si compra> ha detto Battiloro. Poi: <Il ponte doveva essere chiuso 10 anni anni prima – dice – Mio figlio è morto a 29 anni su un ponte che crolla. Questo ha distrutto la famiglia, non sono la nostra famiglia. I familiari di tutte le vittime non hanno più vissuto>.

Le vittime sono state 43 quel 14 agosto 2018 in cui il ponte ha ceduto.

Gli indagati sono 71, più le due aziende, Aspi e Spea. Le accuse, a vario titolo, sono di omicidio colposo plurimo, crollo doloso, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso, omissione d’atti d’ufficio, rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Gli indagati sono una serie di ex dirigenti e tecnici della Società Autostrade e di Spea a cui si aggiungono dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato delle Opere pubbliche. Alcuni di questi, al termine dell’incidente probatorio, potrebbero uscire dall’indagine perché la loro posizione potrebbe essere archiviata. Lo ha detto stamattina il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio che coordina l’inchiesta insieme ai sostituti procuratori Massimo Terrile e Walter Cotugno.

<Mi auguro che, a oltre due anni da quel 14 agosto, al più presto le famiglie delle vittime possano finalmente conoscere la verità e avere giustizia per i loro cari – ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti -. Una tragedia non solo per Genova e la Liguria, ma per l’Italia intera che nessuno di noi potrà mai dimenticare>.

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