Municipio Centro Ovest, va in scena una nuova puntata della commedia degli equivoci

È appassionante come un thriller – e allo stesso tempo a tratti esilarante come un’operetta – la scena politica del Municipio prima retto dal centrodestra con la prolungata stampella del M5S, partito che qualche giorno fa ha girato le spalle al presidente leghista Renato Falcidia dopo averlo sostenuto per oltre due anni. Nominato presidente (con l’accordo delle forze di ex opposizione) il leader pentastellato di Sampierdarena Michele Colnaghi, Linea Condivisa si aspettava un posto da assessore, che non è arrivato. Così ha votato contro la giunta giallorossa e si è piazzata all’opposizione. E ora la maggioranza è di nuovo a rischio assenze

Questa è una storia di alto tradimento al manuale Cencelli. Sottotitolo, per dirla con Ennio Flaiano: “La situazione politica è grave, ma non è seria”. Linea Condivisa, in una nota firmata dal presidente e dalla vice presidente, rispettivamente Gianni Pastorino e Rossella D’Acqui, dal capogruppo Lista Civica Insieme del Municipio Centro Ovest Matteo Buffa, da Mariano Passeri (capogruppo di Liberi e Uguali sempre nel “parlamentino” di zona) e da Raffaele Oprandi, consigliere di Linea Condivisa, si indigna perché: <Si sono preferiti piccoli giochi di bottega, anziché un progetto politico serio e generale>. Si scrive così, si legge: “Il M5S e il Pd hanno negato un posto da assessore al partito”. Che poi, con un minimo di razionalità, c’era poco da aspettarsi da chi (i pentastellati) ha permesso alla destra di governare sostenendo una maggioranza altrimenti inesistente e s’è scoperta (come in campo nazionale) d’improvviso l’insopprimibile vocazione di alleato della sinistra. Insomma, da “e allora il Piddì” a “con il Piddì” è un attimo.
È stupefacente, più che il fatto che l’assessorato sia stato negato (c’è poco da stupirsi, c’era chi non c’avrebbe scommesso due spicci), che due politici d’esperienza come Pastorino e la D’Acqui (che è stata anche assessore provinciale) sperassero seriamente che il “volemose bene” strumentale a dare il benservito a Falcidia potesse in qualche modo prolungarsi fino alla spartizione delle poltroncine di quartiere.

Il primo atto del “tradimento” all’ormai fu presidente Falcidia (in politica si chiama “fine della condivisione del programma”, che sembra meno brutto) s’è consumato con la firma di un documento programmatico tra M5S e centrosinistra <che auspicava un diverso rapporto con il territorio, rispetto ad una deludente azione amministrativa del centro destra>, dicono a Linea Condivisa. Tipo quei fidanzati che tubano a lungo con una donna e, all’improvviso, tutto d’un tratto, gli sembra di aver davanti la Medusa.

Pastorino e D’Acqui sono politici di lungo corso, eppure hanno dato credito alla condivisione del programma del centrosinistra da parte dello stesso M5S che ha appoggiato per oltre due anni quello, diametralmente opposto, della destra e, prima, ha rifiutato di condividere quello della sinistra, tanto che, nell’agosto 2017, la presidente eletta Monica Russo, Pd, non era riuscita a raccogliere attorno a se una maggioranza, era decaduta e il Municipio era stato commissariato con commissario nominato dal sindaco Marco Bucci, quel Renato Falcidia poi eletto presidente il 18 maggio 2018 con lo stampellone a Cinque Stelle durato fino a qualche giorno fa quando, appunto, la luce della Sinistra è apparsa sulla via di Damasco dei grillini. Un’ingenuità politica imperdonabile, un po’ come credere che la moglie fuggita con un ballerino brasiliano e tornata indietro alla fine dell’avventura, possa essere fedele per sempre da quel momento esatto.

Linea Condivisa parla di quella pentastellata alla firma del documento programmatico come di una scelta di peso, di <particolare rilevanza politica> che <guarda al futuro, alla città, a Genova 2022, con l’obiettivo di voltare finalmente pagina rispetto a Bucci e alla sua Giunta>. Sembrava amore e, invece, almeno per il partito lasciato a bocca asciutta nella spartizione degli assessorati, era un calesse, per dirla con l’indimenticato Troisi. Un calesse, quello della nuova giunta, su cui Linea Condivisa non è riuscita a salire, sostituita da un’assessora esterna non eletta in consiglio. Chi? Colpo di scena: proprio quella Monica Russo che i pentastallati avevano schifato (non lei, s’intende, ma l’alleanza col Pd) nel 2017 facendo perdere all’attuale neo assessora la presidenza e alla sinistra la maggioranza. Tutto sa di una partita di giro per garantire, ora, il più alto scranno municipale a Michele Colnaghi e al contempo ristorare i Dem e la stessa Russo del potere scippato tre anni fa in vista delle prossime Comunali.

In definitiva, comunque, per Linea Condivisa addio sogni di gloria. Addio a quel <processo iniziato con la candidatura di Ferruccio Sansa nel 2020> che <pur nella sconfitta> l’aveva fatta pensare all’<idea di costruire un processo di opposizione forte, con due obiettivi chiari: Savona 2021 e Genova 2022>.

<Purtroppo il minimalismo politico di alcuni ha ridotto un processo così importante, iniziato sul territorio del Centro Ovest, ad un mero accordo di scopo, ad una mera suddivisione di incarichi tra PD e M5S; partiti, tra l’altro, spesso in conflitto tra loro, ma che hanno trovato subito una sintesi per potersi spartire la Presidenza del Municipio e la Giunta> commentano a Linea Condivisa, per la quale, è evidente, il patto ampio a sinistra era da suggellare con l’assessorato. Che, poi, gira che ti rigira, più che di alta politica, valori, ideologie, di questo si tratta: del posto da assessore. Come se la poltrona avesse potuto fare davvero dell’alleanza contro l’ex presidente leghista (dice la sinistra – e non solo quella – amministrativamente vagotonico ed evanescente) un <progetto politico serio e generale>.
A farne le spese è stato il già candidato presidente contro Falcidia, Matteo Buffa, che avrebbe pagato il fatto… di essere nato uomo. Giustificazione, non troppo lusinghiera per la Russo che sarebbe stata scelta solo perché ha la F invece della M sulla la carta d’identità. Sarebbe questo, niente di più e niente di meno, dicono a Linea Condivisa, il motivo accampato dalla neomaggioranza per scartare Buffa e reclutare Russo. Ma, allora, perché non scegliere una delle consigliere elette e revampare invece la già “presidente d’estate 2017”? La giustificazione è credibile quanto la scusa evergreen dello studente pigro: “Signora maestra, il cane ha mangiato il quaderno dei compiti a casa”.

<Non solo, da parte dei democratici, si è verificato addirittura il sacrificio di chi era stato indicato, solo due anni fa, come candidato Presidente da quello stesso partito, un passo indietro che porta così alla rinuncia dell’idea di ampliare la rappresentanza del territorio, portandola non solo alla somma dei 5 consiglieri del PD e gli 8 del Movimento, ricadendo in uno scenario di incertezza sulla tenuta della maggioranza in sede consiliare, ma a 15, aggiungendo i voti di Civica Insieme e LEU> dicono a Linea Condivisa. E, in effetti, i conti son presto fatti: 13 sono i consiglieri di centrosinistra, 9 sono i consiglieri della minoranza di centrodestra, 4 sono i “non schierati”. Oltre a Oprandi, Passeri e Buffa c’è anche Sergio Triglia di Potere al Popolo / Rifondazione Comunista che non ha mai rivendicato assessorati e voterà, ha annunciato, “senza sconti né al centrodestra né al centrosinistra”, a seconda dei provvedimenti. Potrebbe dunque succedere che la maggioranza si trovi a mal partito se centrodestra, Triglia e i 3 che hanno firmato oggi l’acido comunicato da “sedotta e abbandonata” di Linea Condivisa votassero contro compatti.

Linea Condivisa annuncia battaglia in consiglio e parla di <piccola operazione di bottega>. Non certo la prima, non certo l’unica nella storia del Municipio. E a questo punto i cittadini di San Teodoro e Sampierdarena sono ben in diritto di andare a prendere tutti, ma proprio tutti, i consiglieri e trascinarli per un orecchio nei luoghi dei molti, troppi, problemi irrisolti dei due quartieri che la politica dell’intero arco costituzionale trascura da anni perché troppo impegnata nel Risiko delle poltroncine del palazzo del Municipio. Nemmeno fosse Palazzo Chigi.

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