Domani sciopero degli assistenti sociali e presidio davanti a Tursi
Sciopero di 4 ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Rete di Donne per la Politica e come Coordinamento Liguria Rainbow: <A fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dei Servizi Sociali del Comune di Genova e saremo con loro al presidio davanti a Tursi dalle 14 alle 16:30>
Martedì 26 novembre è stato proclamato uno sciopero di 4 ore di tutti i lavoratori appartenenti alla Direzione Politiche Sociali del Comune di Genova, che opereranno un presidio dalle ore 14 alle ore 16.30 davanti Palazzo Tursi, in via Garibaldi. <Gli operatori comunali scendono in piazza, per la prima volta dopo tanti anni, per denunciare una situazione ormai insostenibile: anni di continuo disinvestimento hanno causato ai Servizi sociali del Comune una forte carenza di personale, mettendoli nella condizione di svolgere con difficoltà il loro ruolo di sostegno ai soggetti più fragili e alle fasce più deboli della popolazione – dicono i sindacati -. Sui posti di lavoro si vive quotidianamente un pesante stato di disagio a causa di un carico di lavoro eccessivo al quale il piano assunzioni del Comune di Genova non prospetta di dare alcuna soluzione, visti i numeri assolutamente insufficienti. La carenza di risorse e di personale non permette di accogliere pienamente i bisogni della cittadinanza e tende spesso a ingenerare nell’utenza più debole sensazioni di abbandono che possono tradursi in tensioni aggressive verso gli operatori, mettendo a repentaglio la sicurezza di chi lavora. Il senso di insoddisfazione degli operatori è poi esasperato dalla mancanza, da parte del Comune di Genova, di scelte finalizzate a dare risposte adeguate ai bisogni sociali della cittadinanza>. Per questo motivo, a seguito di due affollate assemblee che hanno evidenziato in modo inequivocabile le criticità, Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato, per martedì 26 novembre, lo sciopero di 4 ore di tutti i lavoratori appartenenti alla Direzione Politiche Sociali.
<Come organizzazioni sindacali – concludono Cgil, Cisl e Uil – auspichiamo che il malessere espresso dai lavoratori sia utile a consolidare la consapevolezza del disagio sociale vissuto dalla città e sia di stimolo allo sviluppo di un pensiero complessivo sulle necessità del welfare cittadino>.
<Come Rete di Donne per la Politica e come Coordinamento Liguria Rainbow siamo a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dei Servizi Sociali del Comune di Genova e saremo con loro al presidio davanti a Tursi> dicono le due associazioni.
<Le operatrici e gli operatori dei Servizi Sociali del Comune di Genova per la prima volta dopo anni scendono in sciopero per denunciare la situazione ormai insostenibile per eccessivi carichi di lavoro, carenza di risorse e mancanza di una adeguata linea di indirizzo politico – aggiungono -. Come Rete di donne per la politica e Coordinamento Liguria Rainbow intendiamo esprimere tutta la nostra solidarietà e sostegno. Sono lavoratrici e lavoratori che chiedono di poter lavorare meglio e che si scontrano troppo spesso con il senso di abbandono, proprio e dell’utenza. Le notizie distorte su Bibbiano sono state usate dall’assessora Fassio per chiudere un progetto importante per la valutazione dei casi di rischio sociale, aumentando così la diffidenza della cittadinanza verso le operatrici/tori dei Servizi. Nonostante le nostre associazioni abbiano anche critiche severe nei confronti dei Servizi Sociali, laddove vi sono resistenze a riconoscere le famiglie omogenitoriali, laddove si nega l’affido di minori a coppie dello stesso sesso, oppure si dà credito alla cosiddetta Sindrome da alienazione parentale (PAS) nei casi di separazione in cui il genitore è un marito o un partner maltrattante, sappiamo che un welfare pubblico è condizione necessaria per affrontare l’emergere dei nuovi bisogni sociali e dare risposta all’aumento del disagio e della sofferenza. È il welfare pubblico che ha creato la cultura dell’assistenza e della prevenzione. Vorremmo fosse più sensibile verso i bisogni delle nuove famiglie e delle persone lgbti; capace di accogliere il sapere e le pratiche sulla violenza di genere maturati nei centri antiviolenza e nel movimento delle donne. Ma in condizioni di precarietà e senza risorse non ci possiamo aspettare che aggiornamento e incontro con nuove soggettività possano avvenire con agio e a beneficio di tutti. Non è con tagli e privatizzazioni che possiamo ricostruire una cultura inclusiva di cura del territorio>.
<Assistiamo invece alle scelte dell’Assessora Fassio – Rete di donne per la politica e Coordinamento Liguria Rainbow -orientate verso un welfare di tipo assistenziale e volontaristico, dove la questione sociale viene ridotta all’intervento verso i cosiddetti “ultimi”, che a malapena sa intervenire nelle emergenze e abbandona la gestione del disagio e la prevenzione alla risorsa gratuita per eccellenza che è la famiglia e alle donne che tradizionalmente si ritiene detengano il ruolo di cura. Allo stesso tempo, Giunta Comunale e Regionale con il loro sostegno a politiche a favore della “famiglia tradizionale”, restringono il campo di intervento, tagliando in realtà risorse alle famiglie reali, che rappresentano la maggioranza della popolazione. Questo atteggiamento ideologico diffonde inoltre l’antico messaggio per cui i panni sporchi si lavano in famiglia ed è ancora e solamente la famiglia che deve farsi carico dei problemi. Ci riferiamo ad esempio al fatto che la scuola non può più fare segnalazioni al consultorio da quando il servizio di neuropsichiatria infantile è stato diviso e spostato sotto la direzione della Salute Mentale>.


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