Ducale, in coda per le mostre. Già 800 ingressi alle 16:30

Folla a Palazzo Ducale per le mostre dedicate agli Anni Venti e a Luzzati: 600 ingressi per le prima, 200 per la seconda. E alla biglietteria è subito coda

Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura torna a trascinare il turismo culturale a Genova. Stamattina coda di auto dei visitatori diretti all’Acquario per il Ponte dei Santi, oggi, per tutto il giorno, ressa a Palazzo Ducale dove si stanno svolgendo anche alcuni appuntamenti del Festival della Scienza.

Anni Venti in Italia, l’età dell’incertezza

Appartamento del Doge e Cappella Dogale, dal 5 ottobre 2019 al 1 marzo 2020
Orari: da martedì a domenica, ore 10 – 19, lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: intero 12€, ridotto 10€
Acquista qui il tuo biglietto

La mostra
Gli anni venti in Italia furono anni complessi, tanto ruggenti e sfavillanti quanto inquieti. Anni cruciali di passaggio tra la Grande Guerra, con la fine dell’ottimismo e delle certezze che avevano caratterizzato la Belle Époque, e la crisi mondiale del decennio successivo. Una crisi che, annunciata nel 1929 dal crollo di Wall Street e seguita dalla progressiva affermazione di regimi dittatoriali sullo scacchiere internazionale, si concluse poi con la tragedia della seconda guerra mondiale.
Il clima generale di incertezza, determinato dagli effetti del conflitto, dalla difficile transizione economica e dalle rilevanti trasformazioni sociali e culturali, si riflette in pieno nelle ricerche artistiche di quegli anni. Caratterizzate da una straordinaria varietà linguistica, esse rappresentano il termometro di un’epoca convulsa, complessa e indeterminata, nella quale possiamo ritrovare dirette corrispondenze con la nostra.
 
La mostra intende offrire uno sguardo originale sul decennio, mettendone in luce non tanto gli aspetti esteriori del glamour, nei quali si incarnarono il desiderio di evasione e di appagamento sensoriale, quanto piuttosto i lati più oscuri, inquieti e irrazionali.
Undici capitoli scandiscono il racconto espositivo: a partire dalla sezione Volti del tempo, un vero e proprio spaccato della società dell’epoca, da cui emerge quella “moderna classicità” che connotò le esperienze stilistiche del Novecento e del Realismo Magico.
La modernità di Severini, Casorati, Oppi e Arturo Martini appare differente da quella promossa dall’avanguardia futurista: una modernità in cui passato e presente convergono, creando una stretta connessione tra tradizione e rinnovamento, ma che diventa anche espressione di uno spaesato distacco dalla realtà quotidiana, come nelle opere di Carrà, Guidi, Donghi e Ferrazzi, o di nostalgia per un passato mitico e ideale, come nel caso di Funi e Sironi.
 
Il racconto di quegli anni non tralascia di documentare il senso di alienazione e le visioni distopiche prodotti dalle angosciose distorsioni della modernità, come reso evidente dalle opere di Sexto Canegallo, e di mettere pure in risalto l’affermazione dell’autonomia e dell’indipendenza della figura femminile, scaturita nata dal suo inedito ruolo sociale durante la Grande Guerra.
L’ultimo capitolo è dedicato infine all’altro, meraviglioso, volto degli anni venti: quello più noto del gusto déco, come fondamentale espressione di un prepotente desiderio di eleganza, lusso ed edonismo.
 
In mostra tra le altre opere di Carlo Carrà, Felice Casorati, Galileo Chini, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero,Achille Funi, Virgilio Guidi, Alberto Martini, Arturo Martini, Fausto Pirandello, Enrico Prampolini, Alberto Savinio, Scipione, Gino Severini, Mario Sironi, Adolfo Wildt.
 
Le oltre 100 opere esposte, tra pittura e scultura, provengono da importanti collezioni pubbliche, tra le quali ricordiamo La Galleria Nazionale di Roma, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Palazzo Pitti a Firenze, il MART di Rovereto, l’Istituto Matteucci di Viareggio, La Fondazione Il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, la Collezione Giuseppe Iannaccone di Milano – e altrettanto importanti collezioni private.
 
La mostra è a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone

Labirinto Luzzati

Sottoporticato
Orari: da martedì a venerdì, ore 15 – 19; sabato e domenica, ore 11 – 19. Chiuso il lunedì
La biglietteria chiude un’ora prima
News: Venerdì 1° novembre 2019 la mostra sarà aperta con orario festivo, 11-19
Biglietti: intero 6€, ridotto 5€
Acquista on-line il biglietto

La mostra
Infaticabile, intenso e poliedrico Emanuele Luzzati (Genova, 3 giugno 1921 – 26 maggio, 2007) è un artista abile e colto, capace di usare con maestria ogni tipo di materiale: dalla ceramica alla carta, dai tessuti all’illustrazione. E’ stato scenografo, cartellonista, illustratore, pittore, ceramista, autore di pluri-premiati e raffinati cartoni animati: la mostra mette in luce proprio la fantasia, l’ingegno e la joie de vivre che caratterizza l’uomo e l’artista, in un percorso tematico e biografico.
 
Costretto a rifugiarsi a Losanna nel 1940 a causa delle Leggi Razziali, Luzzati ebbe modo di essere a contatto con le correnti artistiche più vivaci e interessanti del primo Novecento. Picasso, Paul Klee e il Teatro Russo sono solo alcuni dei modelli artistici di riferimento durante gli anni di studio all’Ecole des Beaux-Arts de Lausanne, che si riflettono molto nella produzione di questo periodo. È in questi anni che si sviluppa anche la passione per il teatro, e una volta rientrato in Italia alla fine della guerra, firmerà la prima scenografia per Lea Lebowitz di Alessandro Fersen nel 1947.
A partire dagli anni Cinquanta si afferma con scenografo, collaborando con i più importanti teatri nazionali come La Fenice di Venezia, La Scala di Milano, il Teatro Stabile di Genova. Nella sua lunga carriera Luzzati ha firmato fino a 400 scenografie per spettacoli teatrali, per il balletto e la lirica, utilizzando le tecniche più diverse: collage, disegno, pastello, china, matita e pennarello.
Nel 1968 inizia un lungo sodalizio con Tonino Conte ed insieme a lui e ad Aldo Trionfo fonda a Genova il Teatro della Tosse, di cui rimarrà direttore artistico per oltre trent’anni realizzando moltissimi spettacoli, tra cui Nel Campo dei Miracoli o il Sogno di Pinocchio, premio Ubu per la scenografia nel 1995.
Il genio creativo di Luzzati non conosce confini, e spazia con maestria dall’attività di scenografo e costumista agli arredi urbani e per le navi da crociera, alla ceramica (in particolare il Pozzo della Garitta di Albissola, frequentato anche da altri artisti come Lucio Fontana e Wilfredo Lam), all’illustrazione e al cinema di animazione, ricevendo ben due nomination agli Oscar per i film La gazza ladra nel 1965 e Pulcinella nel 1973.
La ricchezza del suo mondo fantastico, il suo stile immediato e fortemente espressivo lo hanno reso uno degli artisti più amati e ammirati del nostro tempo.

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